Operai uccisi dall’amianto, chiesta la condanna per gli ex dirigenti Fincantieri
La procura generale di Palermo ha chiesto la condanna a un anno di Giuseppe Cortesi, ex dirigente di Fincantieri accusato di omicidio colposo nel processo sui decessi per esposizione all’amianto degli operai di Fincantieri di Palermo. Inizialmente il processo riguardava 10 decessi e 5 casi di lesioni gravissime.
Il procedimento, nel 2018, aveva portato alla condanna di Cortesi e del coimputato, Antonino Cipponeri. In appello entrambi erano stati assolti, ma la Cassazione ha annullato la sentenza rinviando a una nuova sezione della corte. La procura generale aveva impugnato la sola posizione di Cortesi, da qui la richiesta di condanna solo a suo carico. L’affermazione della responsabilità penale di entrambi gli ex dirigenti è stata chiesta, invece, dal legale delle parti civili, le famiglie degli operai morti e la Fiom, l’avvocato Fabio Lanfranca.
Quello per cui è stata pronunciata la requisitoria è solo uno delle decine di processi per le morti da amianto alla Fincantieri di Palermo. Le prime iscrizioni nel registro degli indagati degli ex dirigenti (erano tre, nel frattempo uno è morto) risalgono al 2001. La prima sentenza di condanna, unica definitiva, è stata emessa nel 2010 ed è passata in giudicato nel 2014. Sono ancora pendenti, alcuni in appello dopo rinvio dalla Cassazione, almeno altri 13 procedimenti per lesioni e omicidi colposi, reati nella stragrande maggioranza dei casi già prescritti.
Palermo, la strage dell’amianto: centinaia di morti e solo un processo chiuso
Una strage silenziosa durata decenni con centinaia di vittime, decine di procedimenti penali, uno solo concluso con sentenza definitiva. Se fosse possibile rappresentare con un unico esempio i problemi della giustizia italiana basterebbe citare il caso degli operai morti alla Fincantieri di Palermo. Avere un numero esatto dei decessi è molto complicato perchè il tempo di latenza delle malattie contratte con l’inalazione e il contatto con l’amianto usato nella costruzione delle navi è lunghissimo e le patologie possono manifestarsi anche dopo 30 anni. Ma da una stima, che non tiene conto dei casi del tempo in cui non esisteva neppure il sospetto del nesso causale tra esposizioni all’amianto e l’insorgere delle malattie, dal 1990 a perdere la vita o ad
ammalarsi di patologie gravemente invalidanti come l’asbestosi, nello stabilimento del capoluogo, sarebbero state oltre 220 persone.
Le prime iscrizioni nel registro degli indagati dei tre ex dirigenti di Fincantieri che si sono succeduti nel tempo, Antonino Cipponeri, Giuseppe Cortesi e Luciano Lemetti (quest’ultimo nel frattempo è deceduto), sono del 2001. Il primo processo si è concluso con condanne severe e riconoscimento di provvisionali alle vittime o ai loro familiari nel 2010 e ormai ha il suggello della Cassazione, un passaggio fondamentale per poter intraprendere l’azione civile di risarcimento del danno.
Tutti gli altri procedimenti – 14 al momento – sono ancora pendenti tra condanne in primo grado sconfessate in appello e annullamenti in Cassazione di sentenze che sostenevano, nonostante autorevoli perizie e testimonianze di centinaia di operai, che alla Fincantieri di Palermo l’amianto non si usava più dal 1981. Poi ci sono stati cambi di giudici che hanno comportato l’azzeramento dei processi e rinvii vari: ordinaria amministrazione per la giustizia italiana che si è tradotta in mancate risposte per le vittime e nella prescrizione di tutti i reati di lesioni.
«Nonostante si sia tentato di dire il contrario, anche in sentenza, è ormai assodato che alla Fincantieri di Palermo c’è stato uno straordinario inquinamento ambientale per anni», dice l’avvocato Fabio Lanfranca che ha difeso le famiglie di decine di vittime e la Fiom. «Mi preme sottolineare – dice il legale – un dato positivo: pur se in tempi lunghi, una risposta dalla
giustizia c’è stata sia in termini di accertamento delle responsabilità penali che in termini di riconoscimento delle provvisionali per le vittime».
Ma restano i numeri: sono ancora centinaia le parti civili che non hanno avuto una risposta definitiva dalla giustizia. Ad esempio uno dei primi processi, concluso in primo grado nel 2015, dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione è ancora davanti alla corte d’appello. Stessa cosa per quello recentemente discusso dalla procura generale che ha chiesto la condanna a un anno solo di Cortesi (la parte civile ha chiesto anche quella di Cipponeri). E sparsi ancora tra il tribunale e l’ufficio gip di Palermo si contano ancora 12 procedimenti.