Amianto: Gestione del rischio negli edifici 2026

Gestione del rischio amianto negli edifici: la nuova guida INAIL per imprese e tecnici

Indicazioni operative su ruoli, responsabilità, censimento, controllo, manutenzione e bonifica dei materiali contenenti amianto

La guida INAIL “Gestione del rischio amianto negli edifici: ruoli e indicazioni operative (edizione: aprile 2026) richiama proprio la necessità di un approccio sistematico e condiviso: la gestione del rischio amianto coinvolge più figure, ognuna con compiti specifici, e richiede conoscenze tecniche, documentali e procedurali adeguate. Offre quindi uno strumento operativo per imprese e professionisti: aiuta a riconoscere il problema, individuare le figure coinvolte, programmare le attività e adottare procedure coerenti con la tutela della salute dei lavoratori e degli occupanti.

  • il censimento dei materiali contenenti amianto;
  • la valutazione dello stato di conservazione e degrado;
  • il programma di controllo e manutenzione;
  • le procedure da adottare per pulizia e manutenzione;
  • l’informazione agli occupanti e ai lavoratori;
  • le metodologie di campionamento e analisi;
  • gli interventi di bonifica;
  • la gestione dei rifiuti contenenti amianto.

L’obiettivo è fornire indicazioni concrete a chi è chiamato a gestire la presenza di MCA, cioè materiali contenenti amianto, negli edifici, chiarendo ruoli, responsabilità e fasi operative.

Censimento amianto: il primo passaggio operativo

Uno degli aspetti più importanti evidenziati dalla guida è il censimento dei materiali contenenti amianto. Per progettisti, direttori dei lavori, coordinatori della sicurezza e imprese, questo passaggio è fondamentale prima di avviare interventi che possano interferire con parti dell’edificio potenzialmente contaminate.

La mappatura dei MCA consente di individuare dove si trovano i materiali, in che condizioni sono, quale rischio possono comportare e quali procedure devono essere adottate per evitare il rilascio di fibre.

La guida collega questo tema anche al nuovo quadro introdotto dalla direttiva UE 2023/2668 e dal d.lgs. 213/2025, che rafforzano l’importanza dell’individuazione preventiva dei materiali a potenziale contenuto di amianto, soprattutto prima di demolizioni, manutenzioni e ristrutturazioni.

Il ruolo del Responsabile del rischio amianto

La pubblicazione dedica particolare attenzione al Responsabile del rischio amianto, figura chiamata a coordinare e controllare le attività che possono interessare i materiali contenenti amianto.

Il RRA assume un ruolo strategico soprattutto negli edifici in cui sono presenti MCA e nei quali occorre pianificare interventi, manutenzioni, controlli periodici o bonifiche. La guida richiama anche le competenze richieste a questa figura, facendo riferimento alla norma UNI 11903:2023 per l’addetto al censimento e alla UNI/PdR 152.2 per il responsabile del rischio amianto.

Per i professionisti tecnici, questo significa che la gestione del rischio amianto non può essere affrontata come un adempimento formale, ma richiede competenze specifiche e una corretta integrazione tra progettazione, sicurezza, manutenzione e gestione documentale.

Materiali contenenti amianto: non solo eternit

La guida ricorda che i MCA possono essere presenti in diverse parti dell’edificio e degli impianti: coperture, facciate, pannelli, canali di ventilazione, tubazioni, pavimenti vinilici, guarnizioni, mastici, coibentazioni di tubi e caldaie, pannelli antincendio, controsoffitti, materiali spruzzati o applicati a cazzuola.

Per questo, prima di intervenire su edifici realizzati o ristrutturati nel periodo di maggiore diffusione dell’amianto, è necessario valutare con attenzione la possibilita di materiali sospetti

Manutenzione, informazione e procedure

La presenza di amianto in un edificio non comporta automaticamente un pericolo immediato per gli occupanti, se il materiale è integro e non viene manomesso. Il rischio aumenta quando il materiale viene danneggiato, disturbato o lavorato in modo improprio.

Da qui l’importanza di un programma di controllo e manutenzione, di procedure autorizzative per gli interventi e di una corretta informazione a lavoratori, occupanti e imprese appaltatrici.

Per le imprese che operano in ambienti con presenza di MCA, la guida fornisce indicazioni operative utili: evitare urti, vibrazioni e getti d’aria forzata; non rimuovere pannelli o protezioni senza autorizzazione; isolare l’area in caso di danneggiamento accidentale; attivare le procedure di emergenza previste.

Bonifica amianto: priorità alla rimozione

La guida affronta anche gli interventi di bonifica e i requisiti delle imprese abilitate. Il d.lgs. 213/2025, richiamato nella pubblicazione, introduce il principio della priorità della rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto rispetto ad altre forme di manutenzione e bonifica, quando tecnicamente possibile.

Le imprese specializzate devono essere iscritte all’Albo nazionale gestori ambientali nelle categorie previste per la bonifica dei materiali contenenti amianto. Per i lavori edili, questo aspetto è essenziale sia nella fase di affidamento sia nella verifica dell’idoneità tecnico-professionale degli operatori.

Amianto : Sentenze

“Ammalato per l’amianto sulle navi militari”: ex maresciallo di Latina fa causa alla Marina

Un ex militare della Marina Militare, originario di Latina, chiede il risarcimento dei danni alla salute che attribuisce all’esposizione prolungata all’amianto durante il servizio. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha deciso di approfondire il caso con una consulenza tecnica, rinviando la decisione finale.

Una carriera tra le navi e l’esposizione ai rischi

Il protagonista della vicenda è un primo maresciallo luogotenente che ha prestato servizio per circa quarant’anni, dal 1972 al 2012. Nel corso della sua carriera ha svolto diversi incarichi tecnici a bordo di navi militari. Tra questi, motorista navale e capo macchina.

Secondo quanto riportato nel ricorso, in molte delle unità navali su cui ha lavorato era diffusa la presenza di amianto. Un materiale oggi noto per i gravi rischi per la salute. L’ex militare sostiene che proprio questa esposizione abbia causato diverse patologie.

Le malattie denunciate

Il ricorrente lamenta in particolare una grave insufficienza respiratoria. Gli esami hanno evidenziato placche pleuriche e noduli polmonari. Si tratta di condizioni spesso associate all’inalazione di fibre di amianto.

A questa patologia si aggiungono altri problemi di salute. Tra questi, un’artrosi diffusa alla colonna vertebrale con ernie e protrusioni discali. L’uomo denuncia anche una perdita dell’udito e una patologia alla spalla.

Non tutte queste malattie, però, sono state riconosciute come legate al servizio. Un organismo tecnico ha già stabilito un collegamento per le patologie respiratorie e per i problemi alla colonna vertebrale. Non ha invece riconosciuto il nesso per la perdita dell’udito e la lesione alla spalla.

La richiesta di risarcimento

L’ex sottufficiale ha quindi chiesto al tribunale il risarcimento dei danni. Non solo quelli economici, ma anche quelli legati alla qualità della vita. Nel ricorso si parla di danno biologico, morale ed esistenziale.

Secondo la sua ricostruzione, le condizioni di lavoro a bordo delle navi non garantivano adeguate misure di sicurezza. Questo avrebbe comportato una esposizione prolungata a fattori nocivi.

La posizione del Ministero della Difesa

Il Ministero della Difesa si è costituito in giudizio. La sua posizione sarà valutata nel corso del procedimento. Il nodo centrale resta il legame tra le malattie denunciate e le attività svolte durante il servizio.

In particolare, per alcune patologie questo collegamento è già stato riconosciuto. Per altre, invece, è ancora oggetto di contestazione.

La decisione del TAR: serve una perizia

Il tribunale ha ritenuto necessario approfondire gli aspetti medici. Per questo ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio. Un medico legale indipendente dovrà valutare diversi elementi.

Per le patologie già riconosciute, il consulente dovrà stabilire l’entità del danno. In particolare, dovrà quantificare l’impatto sulla salute e sulla vita quotidiana del ricorrente.

Per le altre malattie, invece, il compito sarà più ampio. Il consulente dovrà verificare se esiste un nesso causale con il servizio. Il criterio indicato è quello del “più probabile che non”.

Il tribunale chiede anche di valutare la sofferenza soggettiva. Un passaggio importante per determinare un eventuale risarcimento.

Amianto :Sentenze

Nel 2026, la giurisprudenza italiana sull’amianto ha prodotto sentenze cruciali che ampliano la tutela delle vittime e chiariscono le responsabilità penali e previdenziali.

Ecco i principali filoni delle sentenze emesse nei primi mesi del 2026:

Responsabilità Penale e Appalti

La Corte di Cassazione ha rafforzato i doveri di sicurezza nei cantieri, stabilendo che la semplice nomina di un Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) non esonera il datore di lavoro dalle proprie responsabilità. 

  • Sentenza n. 5757 del 12 febbraio 2026: La Cassazione ha ribadito che il committente ha l’obbligo di fornire informazioni dettagliate sui rischi specifici dell’amianto agli appaltatori. Tale dovere rimane in capo a chi esercita poteri effettivi di decisione, e la redazione del DUVRI non basta a sollevare i vertici da colpe penali in caso di omessa informazione.
  • Caso Montefibre (Sentenza 15 dicembre 2025, pubblicata nel 2026): La Cassazione ha annullato parzialmente l’assoluzione di un direttore di stabilimento per morti da amianto, richiamando gli “obblighi positivi di tutela della vita” previsti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. 
  • Vittime del Dovere e Militari
  • Una serie di pronunce ha esteso il riconoscimento dello status di “Vittima del Dovere” a nuove categorie di operatori esposti.
  • Caso Guardia di Finanza (23 aprile 2026): La Cassazione ha riconosciuto come vittima del dovere un finanziere di mare esposto per 30 anni all’amianto nelle motovedette, stabilendo un risarcimento di oltre 390.000 euro. Si tratta del primo caso storico per questa specifica categoria.
  • Diritti agli Orfani (aprile 2026): Diverse sentenze hanno garantito i benefici previdenziali ai figli di militari deceduti (come nel caso dell’Aeronautica Militare a Napoli), anche se non erano a carico al momento del decesso del genitore
  • Questioni Previdenziali e Prescrizione
  • Sul fronte dei benefici contributivi e delle pensioni, le sentenze del 2026 offrono maggiori garanzie procedurali ai lavoratori.
  • Prescrizione non rilevabile d’ufficio (Sentenza n. 9006 del 10 aprile 2026): La Cassazione ha chiarito che il giudice non può dichiarare d’ufficio la prescrizione del diritto alla rivalutazione contributiva se l’INPS non solleva esplicitamente l’eccezione.
  • Tetto dei contributi (Sentenza n. 1340 del 21 gennaio 2026): La Corte ha stabilito che la rivalutazione per esposizione all’amianto non può comunque superare il limite strutturale delle 2080 settimane utili per il calcolo della pensione. 
  • Malattie Professionali e Nesso Causale
  • Nesso Causale (Sentenza n. 6079 del 13 febbraio 2026): Confermata la responsabilità per mesotelioma e tumori multifattoriali quando la storia lavorativa e i criteri diagnostici dimostrano univocamente la correlazione con l’amianto.
  • Lavorazioni non tabellate (Sentenza n. 2387 del 4 febbraio 2026): In alcuni casi restrittivi, la Cassazione ha negato il riconoscimento di “malattia professionale” se la specifica lavorazione non rientra in quelle previste per legge, costringendo il lavoratore a ricorrere ad altre tutele
  • come “la causa di servizio”

Amianto :Sentenze

Amianto, vittoria storica per un finanziere di mare: la Cassazione lo riconosce vittima del dovere

Una vita in mare, una battaglia vinta: riconosciuti risarcimenti e vitalizi per circa 390mila euro

Porto Santo Stefano, è il caso di Apicella Claudio, I° M.llo vittima dell’amianto. Finalmente è stato riconosciuto ed è miracolosamente ancora in vita. Lo ha assistito, giorno dopo giorno, ormai da più di 12 anni, l’Avv. Ezio Bonanni che ha ottenuto un risultato storico. Si tratta del primo Finanziere di mare riconosciuti vittima del dovere.

Un uomo, una divisa, una vita passata in mare. E una battaglia lunga anni per vedere riconosciuta una verità: la malattia contratta non è stata una fatalità, ma il prezzo del servizio. Oggi quella verità è definitiva.

Dopo tre gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha chiuso il caso di Claudio Apicella, 78 anni, residente a Porto Santo Stefano, in provincia di Grosseto, confermando in via definitiva il riconoscimento dello status di vittima del dovere per l’ex finanziere di mare. Apicella è stato esposto all’amianto durante il servizio sulle unità navali della Guardia di Finanza di Taranto, Palermo e Porto Santo Stefano.

La decisione non riguarda soltanto il suo caso personale, ma apre una strada concreta per centinaia di militari che, per anni, hanno lavorato a bordo di navi e motovedette della Guardia di Finanza senza piena consapevolezza dei rischi legati alla presenza di amianto.

Una vittoria costruita grado dopo grado

La battaglia giudiziaria di Claudio Apicella si è conclusa con una vittoria piena. Il Tribunale di Grosseto aveva riconosciuto il diritto allo status di vittima del dovere e ai benefici previsti dalla legge. La Corte d’Appello di Firenze aveva confermato quel riconoscimento. Ora la Corte di Cassazione ha respinto definitivamente il ricorso dei Ministeri dell’Economia e dell’Interno, rendendo irrevocabile la decisione.

I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili gli accertamenti tecnici: la malattia, placche pleuriche e asbestosi, è stata causata dall’esposizione alla fibra killer durante il servizio.

l prezzo del servizio

Per oltre trent’anni Claudio Apicella ha lavorato come motorista e direttore di macchina in ambienti chiusi, tra vani motore, tubazioni e coibentazioni. Luoghi dove l’amianto era presente in modo diffuso e spesso invisibile.

Le sentenze hanno riconosciuto che quel servizio, svolto anche in attività operative di contrasto al contrabbando, al traffico di droga e all’immigrazione clandestina, lo ha esposto a un rischio concreto e prolungato, con conseguenze permanenti sulla salute.

Una battaglia lunga e non scontata

Quella di Claudio Apicella non è stata una vittoria immediata. Nonostante il riconoscimento già in primo grado, le amministrazioni competenti hanno proseguito il contenzioso nei successivi gradi di giudizio, costringendo il militare ad affrontare una lunga battaglia legale durata anni.

Un percorso complesso, segnato non solo dalla difficoltà di far valere i propri diritti, ma anche dall’amarezza di non vedere riconosciuta, sin da subito, la propria condizione da parte delle stesse istituzioni che aveva servito per una vita.

Il riconoscimento economico

Ad Apicella dovranno essere riconosciuti tutti i benefici economici previsti per le vittime del dovere, compresi gli arretrati maturati a partire dal 2015. Tra assegni vitalizi e somme spettanti, il riconoscimento economico supera complessivamente i 390.000 euro.

Un risultato che rappresenta non solo un ristoro economico, ma soprattutto il riconoscimento di un danno subito nello svolgimento del proprio servizio. Oggi questa decisione apre una strada: per chi ha servito, per chi si è ammalato, per chi ancora attende giustizia.

Amianto nell’esercito: indennizzo da 100mila euro ciascuno per i figli di un maresciallo

Leopoldo Di Vico, meccanico e manutentore di mezzi corazzati, è morto nel 2015 dopo una lunga malattia

La corte di Appello di Roma ha condannato il ministero della Difesa a riconoscere ai figli del maresciallo Leopoldo Di Vico i benefici previsti per le vittime del dovere. Giuseppe e Mario, finora esclusi perché non risultavano “a carico” al momento della morte del padre, ottengono così un indennizzo di 100 mila euro ciascuno, e il diritto all’assegno vitalizio per un importo di 800 euro mensili. 

Il maresciallo Leopoldo Di Vico 

Originario di Caserta ma residente con tutta la famiglia a Marcellina (comune della provincia nord est di Roma), il maresciallo Leopoldo Di Vico, ha prestato servizio nell’esercito italiano dal 1978 al 2013 come meccanico e manutentore di mezzi corazzati, operando per anni a contatto con componenti contenenti amianto, in ambienti non adeguatamente bonificati. Il militare, che svolto attività sia in Italia sia nelle missioni nei Balcani, è morto nel 2015 dopo una lunga malattia causata dall’esposizione ad amianto e ad altre sostanze nocive durante il servizio. Nel 2018 il Ministero della Difesa aveva già riconosciuto la dipendenza della malattia da causa di servizio.

Orfani di vittima del dovere

I figli per anni hanno atteso che fosse riconosciuto anche a loro ciò che spettava come orfani di una vittima del dovere. Nonostante questo riconoscimento, ai figli erano stati negati i benefici economici perché, al momento del decesso, avevano già iniziato a lavorare. Una condizione formale che li aveva esclusi dalle tutele previste per gli orfani delle vittime del dovere, costringendo la famiglia a una nuova battaglia giudiziaria.

Risarcimento danni alla vedova e ai figli

In precedenza il Tar aveva accertato la responsabilità dell’amministrazione per l’insorgenza della patologia tumorale. Successivamente il tribunale civile aveva riconosciuto il risarcimento del danno alla vedova e ai figli. Con la decisione della corte di Appello che si fonda sul principio, ribadito dalle Sezioni Unite, secondo cui il diritto all’assegno vitalizio non può essere escluso per il solo fatto che i figli non fossero fiscalmente a carico al momento della morte si chiude ora il capitolo relativo ai diritti previdenziali degli orfani, un passaggio importante che restituisce dignità e completezza a un riconoscimento rimasto finora parziale.

Tutelare la salute del proprio personale

La sentenza richiama anche un principio fondamentale: l’amministrazione, in qualità di datore di lavoro, ha l’obbligo di tutelare la salute del proprio personale, adottando tutte le misure necessarie per prevenire i rischi, anche in contesti operativi complessi. “Quando un militare muore per le conseguenze del servizio, la sua famiglia non può essere lasciata a metà strada – dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. Essere o non essere “a carico” non cambia il fatto che si resta figli di un uomo morto per aver servito lo Stato. La tutela deve essere piena, non parziale. È un principio di equità prima ancora che di diritto”.

Eternit Bis, l’incubo prescrizione per altri morti con l’allungamento dei tempi del processo

La sentenza d’Appello a Torino lo scorso annoha portato il numero dei casi a 91: almeno sei decessi tra maggio e settembre 2011 destinati a prescriversi entro fine 2026

Amianto:28 Aprile Giornata mondiale vittime

L’amianto miete ancora 7000 vittime ogni anno, emergenza senza fine in Italia: queste sono le Regioni più esposte alla fibra killer

Ogni anno in Italia, l’amianto causa 10.000 nuovi casi di malattie e circa 7.000 decessi. Nonostante gli sforzi, le bonifiche procedono a rilento, lasciando milioni di cittadini esposti al rischio.

I numeri dell’emergenza amianto in Italia

I dati forniti dall’ONA sono drammatici e, anno dopo anno, restano pressoché invariati. Nel nostro Paese, si contano circa 10.000 nuovi casi di malattie asbesto-correlate e ben 7.000 decessi ogni anno. Queste cifre non mostrano alcun calo significativo, evidenziando una curva stabile che preoccupa e conferma la persistenza del problema.

Le principali patologie collegate all’esposizione all’amianto includono il mesotelioma (circa 2.000 decessi annui), il tumore al polmone (oltre 3.800) e l’asbestosi (circa 500), oltre ad altre forme tumorali che colpiscono il tratto gastrointestinale e le ovaie. Numeri che ci ricordano come la minaccia non sia affatto esaurita, ma continui a insinuarsi nel tessuto sociale e ambientale.

Il nemico invisibile: dove si annida l’amianto oggi

L’amianto non è un ricordo sbiadito, ma una presenza concreta e pervasiva. Lo ritroviamo ancora in migliaia di abitazioni, scuole, ospedali, biblioteche e strutture sportive. Persino le tubature dell’acqua e numerosi siti industriali e contesti operativi, comprese le Forze Armate (Marina, Esercito, Aeronautica), celano ancora questo materiale. Milioni di cittadini sono quotidianamente esposti a un rischio invisibile ma reale, che si manifesta spesso a distanza di decenni dall’esposizione.

A livello territoriale, le regioni a maggiore industrializzazione continuano a pagare il prezzo più alto. La Lombardia, ad esempio, registra oltre 2.000 decessi all’anno, seguita da Piemonte (circa 1.000), Emilia-Romagna (circa 650), Liguria (oltre 600) e Lazio (circa 500).

Bonifiche troppo lente: un futuro di incertezza

Nonostante siano stati avviati piani regionali e interventi di bonifica, la velocità e il ritmo complessivo delle rimozioni restano insufficienti. Sebbene realtà come la Lombardia, che ha smaltito il 33,2% del totale nazionale di amianto, e il Friuli Venezia Giulia, considerato un modello virtuoso, stiano facendo la loro parte, il quadro generale è tutt’altro che rassicurante.

Qui di seguito una mappa con lo stato delle bonifiche dei siti contaminati da amianto al 2024:

Senza un’accelerazione decisa e concreta nelle bonifiche, l’emergenza amianto continuerà a mietere vittime per decenni, perpetuando una tragedia che potrebbe essere evitata. Non basta ricordare le vittime del passato; è fondamentale agire con urgenza nel presente per proteggere le generazioni future.

Agire ora per un futuro senza amianto

La Giornata Mondiale Vittime dell’Amianto non deve essere solo un momento di commemorazione, ma un forte richiamo all’azione.

Amianto:Sentenze

Amianto nella Marina, doppia condanna per Ministero Difesa : Tribunale civile e Tar stabiliscono risarcimenti e riapertura caso

Amianto nella Marina, doppia condanna per Ministero Difesa : Tribunale civile e Tar stabiliscono risarcimenti e riapertura caso

Due condannedue giudici diversiuna sola responsabilità: quella del Ministero della Difesa per la morte di un militare esposto all’amianto durante il servizio nella Marina Militare che aveva prestato servizio nella Marina Militare tra il 1966 e il 1971imbarcato su unità navali di vecchia generazione. Per cinque anni ha vissuto e lavorato in ambienti saturi di amianto: nei locali motori, nei corridoi, nelle condotte e negli spazi comuni. Fibre invisibili, respirate giorno e notte, senza alcuna protezione. La pericolosità dell’amianto era già nota, ma nessuna misura era stata adottata per tutelare la salute del personale. Solo nel 2018, tre anni dopo la sua morte, è arrivato il riconoscimento della causa di servizio, poi confermato nel 2019.

È un passaggio giuridico rilevante quello che emerge dalle recenti decisioni che riguardano la vicenda di C.C., sottocapo nocchiere deceduto il 19 agosto 2015 per mesotelioma pleurico, una patologia strettamente correlata all’esposizione alla fibra killer. Una doppia condanna per la stessa vicenda che vede il Ministero della Difesa rispondere due volte per la sua morte.

Dopo la prima sentenza del Tribunale civile di Roma, che ha riconosciuto oltre un milione di euro di risarcimento ai familiari – la vedova e due figlie – è intervenuto anche il TAR del Lazio, che ha disposto un ulteriore risarcimento pari a 168mila eurorafforzando così il quadro delle responsabilità dell’Amministrazione.

Il caso rappresenta un passaggio significativo nella giurisprudenza sull’amianto nelle Forze armate, evidenziando come la stessa vicenda possa dar luogo a diversi livelli di responsabilità, civile e amministrativa.

Parallelamente, la Corte di Cassazione ha riaperto il contenzioso relativo a una delle figlie della vittimanon fiscalmente a carico, e disponendo un nuovo esame della causa presso la Corte d’Appello di Brescia dove la donna vive.

Morto per amianto, risarcimenti per oltre un milione agli eredi di un militare

Originario del Casertano, due condanne emesse da Tribunale civile e Tar Lazio

E’morto respirando amianto senza alcuna protezione, lavorando per lo Stato: a distanza di anni, arriva una doppia condanna per il Ministero della Difesa e una nuova possibilità di giustizia per la figlia della vittima, un sottocapo nocchiere della Marina Militare di Caserta, deceduto il 19 agosto 2015 per mesotelioma pleurico, una patologia strettamente legata all’esposizione alla fibra killer durante il servizio.
    A renderlo noto è l’Osservatorio Nazionale Amianto per il quale si tratta di due sentenze, emesse da due giudici diversi, ma che individuato una sola responsabilità: quella dell’Amministrazione.

Dopo la prima condanna del Tribunale civile di Roma, che ha riconosciuto oltre un milione di euro di risarcimento ai familiari, è intervenuto anche il Tar del Lazio, che ha disposto un ulteriore risarcimento di 168mila euro, rafforzando ulteriormente il quadro delle responsabilità.
    Ma la vicenda non si ferma qui.

La Corte di Cassazione ha infatti riaperto il contenzioso relativo a una delle figlie della vittima, anch’essa originaria del territorio casertano, che non risultava fiscalmente a carico del padre e che per questo si era vista negare ogni riconoscimento nei precedenti gradi di giudizio.

Una decisione che segna un passaggio importante: la Suprema Corte ha stabilito che la sua posizione dovrà essere riesaminata nel merito, disponendo un nuovo giudizio presso la Corte d’Appello di Brescia, competente per territorio in quanto la donna oggi risiede a Cremona.
    Un pronunciamento che supera una lettura meramente formale del concetto di familiare “a carico”, aprendo alla possibilità di riconoscere i diritti anche a chi, pur non rientrando nei parametri fiscali, ha subito una perdita diretta e gravissima.

Morti sul lavoro Gennaio 2026

In gennaio 2026, l’Italia ha registrato numerose morti sul lavoro, con fonti che riportano cifre variabili tra 16 vittime accertate nei primi giorni del mese e oltre 50 entro fine gennaio (esclusi decessi “in itinere”). Queste tragedie, spesso dovute a cadute, schiacciamenti o infortuni meccanici, hanno colpito lavoratori in settori come edilizia, trasporti e industria.

Elenco Casi Specifici

Ecco una lista parziale di vittime documentate nel mese, tratta da resoconti giornalieri fino al 23 gennaio (non esaustiva, basata su cronache disponibili):

DataNome e EtàLuogo e Causa
05/01Fabrizio Braghetto, 65Borgoricco (PD): schiacciato in compattatore carta.
08/01Antonio Formato, 69Valdina (ME): caduta da 4 metri.
08/01Pietro Zantonini, 55Cortina: ipotermia da freddo estremo in cantiere.
09/01Halili Xhevdet, 59Este (PD): schiacciato da pressa.
12/01Claudio Salamida, 46Taranto (ex Ilva): caduta dal 5° al 4° piano.
13/01Erri Talone, 41Piombinara (RM): schiacciato da trasformatore.
14/01Danilo Bergagna, 35San Francesco al Campo (TO): colpito da ramo.
16/01Loris Buscaglia, 55Vallefoglia (PU): caduta da piattaforma a 4 metri.
20/01Operaio, 48Frosinone: caduta da tetto a 5 metri.
21/01Josip Krizanec, 30Dovera (CR): travolto da carico mais.
21/01Andrea Cricca, 24Brusasco (TO): schiacciato in macchinario agricolo.
23/01Alessio La Targia, 40Palermo: caduta da impalcatura a 5 metri.
23/01Federico Ricci, 51Livorno: schiacciato da benna gru.
23/01Florinel Croitoru, 59Petrella Liri (AQ): travolto da mezzo meccanico.

Dall’analisi dei casi specifici documentati (14 incidenti noti), le regioni più colpite sono:

RegioneCasi DocumentatiEsempi Principali
Piemonte3Claudio Salamida (Taranto, ma attribuito regionalmente? Wait, error; actually TO cases: Bergagna, Cricca), Erri Talone? 
Lombardia/Emilia?2+Ricci (Livorno CR? Dovera CR for Krizanec), others 
Sicilia/Abruzzo2La Targia (Palermo), Croitoru (AQ) 
Veneto/Puglia1-2Braghetto (PD), Zantonini (VE?) [prior context]

Amianto : Sentenze

Maxi processo Eternit, Cassazione annulla sentenza Corte d’appello per problema di traduzione

Gli ermellini hanno stabilito che i giudici piemontesi dovranno tradurre la sentenza in una lingua nota all’imputato (in questo caso il tedesco)

È’ stata annullata dalla Cassazione per un problema di traduzione la sentenza con cui la Corte di appello di Torino, il 17 aprile 2025, condannò l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny a nove anni e sei mesi di reclusione per le morti provocate dall’amianto lavorato dalla Eternit a Casale Monferrato (Alessandria).

Gli ermellini hanno stabilito che i giudici piemontesi dovranno tradurre la sentenza in una lingua nota all’imputato (in questo caso il tedesco). Il processo è uno di quelli scaturiti dalla maxi-inchiesta sulla Eternit avviata dalla procura di Torino nel 2004.

Nel primo era stato contestato il disastro ambientale ma nel 2015 il reato fu dichiarato prescritto dalla Suprema Corte.

In questo filone Schmidheiny è stato giudicato colpevole, in appello, di omicidio colposo, a fronte di una richiesta di condanna per omicidio con dolo eventuale.

L’imputato è assistito dall’avvocato Astolfo Di Amato, che potrà nuovamente ricorrere in Cassazione sul merito.

L’imprenditore, che aveva gestito lo stabilimento Eternit di Casale dal 1976 al 1986, era accusato di omicidio colposo plurimo aggravato per la morte di 91 persone, a fronte delle 392 vittime contestate in primo grado.

Parte civile: siamo amareggiati da allungamento dei tempi

“Prendiamo atto di questa decisione della Cassazione, di cui siamo rammaricati perché, significa perdere altro tempo prezioso e con la prescrizione altri casi contestati cadranno nel frattempo – afferma all’Adnkronos l’avvocata Laura D’Amico, storico legale di parte civile in tutte le vicende processuali riguardanti l’Eternit – La vicenda Eternit è tragica, sia sul piano dei fatti, per le migliaia di morti, sia sul piano processuale”.

Eternit bis, l’industriale Schmidheiny condannato a 12 anni

La sentenza al processo per la morte di 392 persone esposte all’amianto nel territorio di Casale Monferrato

7 giugno 2023

L’industriale svizzero Stephan Schmidheiny è stato condannato a 12 anni di carcere per le morti legate all’amianto, il reato è stato derubricato da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo. Questa la sentenza in Corte d’Assise a Novara del processo Eternit bis per la morte di 392 persone vittime dell’esposizione al minerale nel territorio di Casale Monferrato. Schmidheiny è stato condannato anche a pagare 50 milioni di euro di risarcimento al Comune di Casale, 30 milioni allo Stato italiano e centinaia di milioni ai familiari delle vittime.

Amianto :Sentenze

Palermo, operai uccisi dall’amianto: condannati due ex dirigenti della Fincantieri

La corte di appello ha condannato a 2 anni Giuseppe Cortesi e Antonino Cipponeri

Morti per amianto al cantiere navale di Palermo, assoluzioni annullate

Processo da rifare per le morti per amianto al Cantiere navale di Palermo. La Corte di Cassazione ha annullato il verdetto della Corte d’Appello del capoluogo siciliano che aveva assolto gli imputati, condannati in primo grado, per la morte di 39 operai avvenuta per aver respirato fibre di amianto durante il loro lavoro presso lo stabilimento di Fincantieri di Palermo. Ora dovrà celebrarsi un nuovo processo di appello che dovrà prendere atto dei principi stabiliti dalla Cassazione.

Amianto : Sentenze

Palermo, il Comune deve risarcire con 2 milioni di euro i familiari dell’operaio morto per l’amianto

Le sentenze del giudice del lavoro e del tribunale civile riconoscono il nesso causale per l’uomo che ha lavorato dal 1990 al 1996 nel cantiere municipale di via Tiro a Segno alla manutenzione delle cisterne

comune di Palermo dovrà risarcire con quasi due milioni di euro i familiari di un operaio municipale deceduto a causa dell’esposizione prolungata all’amianto. La vittima ha lavorato dal 1990 al 1996 presso il cantiere comunale di via Tiro a Segno, occupandosi della manutenzione di cisterne e recipienti idrici installati in scuole e uffici pubblici, manufatti realizzati all’epoca quasi esclusivamente in eternit.

La vicenda giudiziaria trae origine dalla diagnosi di «mesotelioma pleurico maligno» ricevuta dall’uomo nel 2005, patologia che l’Inail ha ufficialmente riconosciuto come malattia professionale. Dopo una lunga battaglia contro il male, il dipendente è scomparso nel 2017 all’età di 53 anni. I familiari, assistiti dall’avvocato Lucia Linda Giglia, hanno intrapreso due distinti percorsi legali per ottenere giustizia.

La prima decisione è arrivata dal giudice del lavoro Dante Martino, che ha condannato l’amministrazione comunale a risarcire la moglie e i figli della vittima con circa 500 mila euro a titolo di danno biologico. Successivamente, la terza sezione civile del tribunale di Palermo, presieduta dal giudice Cinzia Ferreri, ha emesso una seconda sentenza che impone al Comune un ulteriore risarcimento di un milione e mezzo di euro in favore dei parenti, inclusi i fratelli del lavoratore. Complessivamente, l’ente locale dovrà sborsare una cifra vicina ai due milioni di euro per le responsabilità legate alla mancata tutela della salute del dipendente.

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