Avellino, la strage silenziosa dell’amianto: muore un altro operaio dell’ex Isochimica
Francesco Pastore, 64enne di Contrada, è la vittima numero 37 tra gli ex dipendenti della fabbrica dei veleni, dove negli anni Ottanta l’amianto veniva eliminato dalle carrozze ferroviarie a mani nude e senza mascherine. Rifondazione accusa: “Una strage di Stato”
La strage silenziosa dell’amianto non si ferma. Si conta un’altra vittima, la numero 37. Nella notte ha smesso di battere il cuore di Francesco Pastore, 64enne di Contrada, operaio dell’ex Isochimica, la fabbrica dei veleni di Pianodardine ad Avellino dove negli anni Ottanta veniva eliminato l’amianto dalle carrozze ferroviarie senza alcuna precauzione a tutela dei lavoratori. Anche lui ucciso dal mesotelioma, malattia che non perdona, causata dall’aver respirato le fibre di amianto che volavano all’interno del capannone industriale, a poca distanza dalla stazione ferroviaria di Avellino.
La notizia ha suscitato rabbia e sgomento tra gli ex operai della fabbrica ancora non del tutto bonificata, dove l’amianto veniva persino interrato nel piazzale per farlo sparire avvelenando la zona a pochi metri da una scuola e un parco giochi per bambini. Domani gli ex operai Isochimica terranno una conferenza stampa per chiedere ancora verità e giustizia.
È stata una strage di Stato”, accusa Carlo Sessa, ex operaio, anche lui costretto a combattere con le conseguenze dell’esposizione all’amianto nell’azienda che era di proprietà del defunto Elio Graziano, ex presidente dell’Avellino calcio ai tempi della serie A e imprenditore-chiave dello scandalo delle “lenzuola d’oro” delle ferrovie dello Stato.

Durissima la nota diffusa dal partito della Rifondazione comunista da sempre al fianco dei lavoratori dell’ex Isochimica che ha lanciato accuse contro “chi ha permesso tutto ciò, verso i responsabili diretti e i tantissimi collusi che hanno insabbiato, nascosto documenti, incassato tangenti. Disprezzo verso una classe politica parolaia, insulsa, incapace di rendere giustizia ai lavoratori e alle loro famiglie”.
“Sono trascorsi quarant’anni. Decenni di lotte in cui i lavoratori e le loro famiglie hanno denunciato i soprusi di quella fabbrica dove si scoibentava amianto dai vagoni per conto delle Ferrovie dello Stato a mani nude, senza dispositivi di protezione individuale, nel silenzio complice di chi avrebbe dovuto vigilare. Quel minerale è stato smaltito illecitamente, e il territorio ne paga le conseguenze”.
Mortificante – aggiunge Rifondazione – l’atteggiamento di chi, pur ricoprendo ruoli istituzionali di rilievo, beffeggia la dignità di uomini che hanno pagato sulla loro pelle un sacrificio per l’intero Paese: grazie a loro è stata realizzata la più grande bonifica da amianto in Italia. Lo ribadiamo con estrema chiarezza: l’Isochimica è una vergogna di Stato. Le sue morti sono omicidio di Stato. I lavoratori e le loro famiglie hanno diritto al risarcimento pubblico per il danno subito. Hanno lavorato su commessa pubblica, lo Stato si assuma le sue responsabilità”.