Tutti gli articoli di Maurizio Barsella

14 Gennaio

Incidente sul lavoro a Giussano, precipita dal tetto del capannone: morto operaio di 32 anni

La tragedia è avvenuta nel primo pomeriggio di martedì 14 gennaio

Tragedia in Brianza: morto un operaio di 32 anni. Il dramma è accaduto nel primo pomeriggio di martedì 14 gennaio a Giussano, in un capannone di via Brunati. Un operaio di 32 anni, per motivi ancora al vaglio degli inquirenti, è caduto dal tetto. Un tragico volo di 6 metri che, purtroppo, non gli ha lasciato scampo.

È scattata subito la macchina dei soccorsi. Dall’Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu) sono state inviate in codice rosso ambulanza e automedica. Sul posto anche i carabinieri, i vigili del fuoco e i funzionari dell’Ats Brianza. Inutili i tentativi di salvare l’uomo: i sanitari non hanno potuto far altro che constatare il decesso.

La lunga lista dei morti sul lavoro in Brianza

Così che il nuovo anno si apre in Brianza con la prima tragica morte di un operaio. Il 2024 è stato un anno drammatico per le morti bianche in Brianza. Ad aprile Mohamed Abdeltawwab Kamel Mabdrouk, 42 anni, è morto dopo aver lottato per quattro giorni in un letto d’ospedale. Era rimasto vittima di un grave incidente sul lavoro a Monza, in un cantiere edile in via Giacosa: un pezzo di ferro si sarebbe staccato da una gru presente nell’area di cantiere e lo avrebbe colpito alla testa, causandogli un gravissimo trauma cranico. La corsa in ospedale a sirene spiegate e poi il ricovero, fino al decesso. L’uomo aveva moglie e 4 figli.

A giugno a Brugherio Amadou Sanneh è morto mentre stava lavorando in una ditta di vernici. Il giovane, 24 anni e originario del Gambia, era stato travolto da una fiammata provocata da un’esplosione. Sempre a giugno Mearouane Mekaoui è morto colpito da un carico sospeso. L’uomo – 33 anni, originario del Marocco – stava lavorando in un capannone a Sovico. 

A gennaio la prima vittima Marco Sottocorno, operaio di 63 anni. Ha perso la vita mentre stava lavorando in un cantiere a Bernaggio. Una caduta da oltre 4 metri non gli ha lasciato scampo.  Poi Felice Cilio, morto in cantiere a Cesano Maderno a 75 anni e Angelo Vertemara, l’agricoltore di Usmate Velate sepolto da una balla di fieno da 800 chili. Ad agosto un’altra giovane vittima a Monza: aveva 22 anni, l’operaio è morto stritolato nel compattatore dei rifiuti.

Gravissimo incidente sul lavoro al Policlinico di BARI

Un’altra vita strappata durante l’attività lavorativa, a perire sotto un carico di acciaio un lavoratore di 58 anni dipendente dell’azienda Effetre Fenice Energia di Milano, specializzata nella realizzazione di lavori di impiantistica. L’appalto affidato da Edison Next Government (la divisione del Gruppo Edison che opera con la PA) prevede la realizzazione di un impianto di cogenerazione.

Sono ancora da chiarire le dinamiche dell’incidente e sarà compito delle Autorità Competenti ricostruire l’accaduto ed accertarne le responsabilità.

13 Gennaio

Operaio 59enne addetto alla manutenzione del verde muore travolto da un albero nel Pistoiese

L’operaio stava lavorando in strada a Pescia (Pistoia), in località Veneri, quando l’albero, probabilmente a causa del forte vento, è caduto e lo ha travolto

Un operaio è morto travolto da un albero in provincia di Pistoia. Dalle prime informazioni emerse l’uomo è stato colpito dall’albero caduto mentre era intento a lavorare in strada Pescia (Pistoia): secondo una prima ricostruzione, l’operaio stava proprio tagliando l’albero che gli è poi crollato addosso. L’uomo, Mario Morina di 59 anni, residente a Pescia, era dipendente di una cooperativa che si occupa della manutenzione del verde per conto del Comune.

Sul posto intervenuti con i sanitari i vigili del fuoco, i carabinieri e anche il personale della medicina del lavoro. I soccorritori, però, hanno solo potuto constatare il decesso dell’uomo. L’incidente si è verificato lungo in via Vecchia Postale a Veneri, una strada sterrata che porta a una zona boschiva. Da capire se nel crollo della pianta possa avere o no influito il forte vento che interessa anche la provincia di Pistoia. Sulla dinamica dell’incidente sono in corso i rilievi del personale della medicina del lavoro della Asl. Si tratta dell’ennesima morte sul lavoro in Italia. Pochi giorni fa l’Inail ha aggiornato i dati sulle denunce e ha fatto sapere che nei primi 11 mesi del 2024 sono state 1000 le morti bianche.

L’operaio doveva ripulire la strada da qualche frasca e qualche ramo, sta di fatto che mentre stava provando a tagliare l’albero e non so neppure se avrebbe dovuto farlo, forse no, probabilmente a causa del vento quell’albero gli è caduto addosso, provocandone la morte”, spiega il sindaco di Pescia, Riccardo Franchi, accorso sul luogo dell’incidente. “Una tragedia – afferma il sindaco -. Non si può morire così sul lavoro, era una persona conosciuta, abitava nella montagna pesciatina, una bravissima persona, sempre disponibile. Non ci sono parole, quando accadono queste disgrazie. Esprimo le mie condoglianze alla moglie e alla famiglia”.

Centro Studi Cub, più di 4 morti sul lavoro al giorno nel 2024

Lombardia maglia nera. Montagnoli,meno sicurezza per risparmiare

Più di 4 morti sul lavoro al giorno nel 2024, 30 alla settimana, 123 al mese, per un totale di 1482 a fronte di 1446 nel 2023.

Sono questi i numeri “per difetto” sui decessi dei lavoratori, lo scorso anno, secondo il Centro Studi Cub che ha elaborato dati Inail e dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre (Venezia).

Gli infortuni non mortali si attestano invece a oltre 540.000.
    Una “contabilità agghiacciante” e un “annus horribilis”, rimarca il sindacato, sottolineando che “la strage sul lavoro” aumenta con un +3,3% nel 2024 rispetto ai 12 mesi precedenti. In particolare, 1055 persone sono decedute sul posto di lavoro e 427 in itinere cioè o svolgendo un lavoro sulle strade (camionisti o conducenti di mezzi pubblici e privati) o andando o tornando da casa.
    Dallo scorporo dei dati – osserva il Centro Studi – emergono alcune evidenze: per i lavoratori stranieri il rischio di morte risulta in proporzione oltre che doppio rispetto ai lavoratori italiani (69,1 morti ogni milione di occupati, contro i 26,7) e il settore delle costruzioni rimane quello più falcidiato dagli incidenti mortali, con 147 decessi. La fascia d’età maggiormente colpita è quella tra i 55 e i 64 anni.
    Calcolando i morti nelle regioni per soli 11 mesi, cioè da a gennaio a fine novembre 2024 (perché non ci sono ancora tutti i dati disarticolati) la Lombardia risulta, come nel 2023, avere il maggior numero di vittime cioè 121. Seguono: Campania 73, Emilia-Romagna 68, Lazio 67, Sicilia 57, Veneto 49, Piemonte 48, Puglia 44, Toscana 39, Sardegna 24, Trentino-Alto Adige 23, Liguria 19, Calabria 18 Umbria 17, Abruzzo e Basilicata 15, Friuli-Venezia Giulia 14, Marche 12, Valle d’Aosta e Molise 4.

Amianto : Sentenze

Amianto killer nella centrale. Morto per mesotelioma, Enel condannata a risarcire

“Elevata presenza di fibre”: il Tribunale cittadino ha disposto un ristoro di oltre 750mila euro per vedova e figlie. Accertata l’esposizione del lavoratore all’interno del compendio industriale di Vallegrande

La Spezia, 13 gennaio 2025 – Per decenni ha rappresentato una delle risposte alle necessità di lavoro e occupazione di questa provincia. Ma per quella che fu la principale centrale elettrica a carbone d’Italia e la seconda in Europa, e che celava all’interno dei suoi ingranaggi anche le fibre di quel killer silenzioso che è l’amianto, il rischio di pagare un conto salatissimo in termini sociali e umani è altissimo. Due sentenze, emesse pochi giorni fa dal Tribunale civile della Spezia, tracciano un quadro netto, su quella che è stata la presenza silenziosa ma mortale dell’eternit all’interno di una centrale che si appresta a essere smantellata per lasciare posto ad altre iniziative imprenditoriali.

La prima sentenza, pubblicata solo pochi giorni fa, ha visto la moglie e le figlie di un ex operaio della centrale Enel di Vallegrande morto a causa di un mesotelioma pleurico, ottenere dal tribunale cittadino un risarcimento di oltre 750mila euro. La famiglia, assistita dall’avvocato Andrea Frau, ha citato in giudizio Enel Produzione, chiedendo che fosse riconosciuta non solo la correlazione tra la malattia e l’attività lavorativa dell’uomo, ma anche la responsabilità dell’azienda in relazione agli obblighi di sicurezza sul posto di lavoro in materia di eliminazione e riduzione del rischio polveri. L’uomo era inquadrato come Oic, Operatore impianto combustibile. Il perito incaricato dal Tribunale nell’ambito della consulenza tecnica d’ufficio, ha riconosciuto non solo la presenza di amianto nella centrale, ma anche l’esposizione professionale specifica dell’operaio poi deceduto a causa del mesotelioma. “Sono emerse sia la perdurante presenza di amianto in centrale alla Spezia fino agli anni Duemila, sia l’esposizione del defunto, non solo perché lavorava in quell’ambiente ma anche perché, sia pure per piccole manutenzioni, egli aveva modo di intervenire su parti o apparati coibentati e non risulta che lo facesse nell’osservanza delle prescrizioni evidenziate dall’azienda” si legge nella sentenza del giudice Giampiero Panico.

12 Gennaio

Tragico incidente sul lavoro: operaio di 32 anni muore sepolto dal mangime

Un incidente fatale nell’Astigiano riaccende i riflettori sull’emergenza sicurezza nei luoghi di lavoro

Un drammatico incidente ha scosso ieri la comunità di Cinaglio, in provincia di Asti, dove Luca Oldano, 32 anni, operaio agricolo originario di Nizza Monferrato, ha perso la vita durante il lavoro presso l’azienda agricola Cascina del Medico.

Stando a quanto ricostruito, il giovane stava manovrando un trattore nei pressi di una stalla quando ha urtato accidentalmente un silos colmo di mangimi. La struttura, compromessa dall’impatto, ha ceduto, schiacciandolo sotto il suo peso. L’intervento tempestivo del personale sanitario proveniente da Villafranca d’Asti non è bastato a salvargli la vita.

Sul luogo dell’incidente sono giunti i vigili del fuoco e i carabinieri, impegnati nei rilievi per chiarire l’esatta dinamica dei fatti. Contestualmente, i tecnici dello Spresal (Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) hanno avviato verifiche approfondite per accertare eventuali violazioni delle norme di sicurezza e prevenzione.

Il nome di Luca Oldano si aggiunge a una lunga e dolorosa lista di vittime del lavoro. Secondo i dati dell’Osservatorio Indipendente di Bologna, il 2024 è stato un anno nero per le morti bianche in Italia: 1.481 decessi, di cui 1.055 avvenuti direttamente sui luoghi di lavoro.

“Dietro ogni numero c’è una vita spezzata, una famiglia distrutta e una comunità che piange”, commentano i portavoce dell’Osservatorio. La tragedia di Cinaglio è un doloroso promemoria delle condizioni di lavoro che, in troppe realtà, continuano a mettere a rischio la vita di chi cerca solo di guadagnarsi da vivere.

Luca Oldano era un giovane conosciuto e stimato nella sua comunità. Il suo tragico destino solleva ancora una volta l’urgenza di interventi concreti per la sicurezza sul lavoro, affinché episodi del genere non si ripetano. Le istituzioni, gli enti di controllo e le imprese sono chiamati a una riflessione seria e responsabile: la tutela della vita umana non può più essere subordinata a inefficienze o ritardi nell’applicazione delle normative.

10 Gennaio

Caserta, perdita di ammoniaca all’interno di un’azienda: un morto

La vittima è il 19enne Patrizio Spasiano, residente a Napoli e dipendente di una ditta esterna che stava effettuando lavori di manutenzione

È stato trovato senza vita il giovanissimo operaio che risultava disperso all’interno della fabbrica Frigocaserta di Gricignano di Aversa, in provincia di Caserta, dove dal pomeriggio è in corso una fuoriuscita di ammoniaca. Si tratta del 19enne Patrizio Spasiano, residente a Napoli, e dipendente di una ditta esterna che stava effettuando lavori di manutenzione. Il ragazzo era riverso senza vita su un’impalcatura.

L’azienda in cui è avvenuto il tragico incidente è la stessa dove il 31 dicembre scorso morì schiacciato da un muletto il 39enne Pompeo Mezzacapo. La perdita è avvenuta in un serbatoio dove erano in corso lavori di manutenzione da parte di quattro operai, tre dei quali sono riusciti ad uscire e a salvarsi, mentre Spasiano è rimasto all’interno. Sul posto sono al lavoro diverse squadre di specialisti dei vigili del fuoco

A14 incidente, tir esce di strada e invade cantiere autostradale: morto operaio al lavoro

Lo schianto è avvenuto intorno alle 15 tra i caselli di Cesena e Valle del Rubicone. Trasportato in elicottero all’ospedale il conducente del mezzo pesante. Carreggiata chiusa per rendere possibili le operazioni di soccorso: fino a 6 chilometri di coda

Cesena, 10 gennaio 2025 – Tragico incidente stradale oggi in A14. I vigili del fuoco di Cesena, supportati dall’autogru di Forlì, sono intervenuti dopo le 15 al chilometro 106 dell’autostrada in direzione sud tra i caselli di Cesena e Valle del Rubicone.

A perdere il controllo del mezzo pesante è stato un camionista che ha invaso un cantiere correttamente installato e segnalato, urtando i tre mezzi presenti nell’area dei lavori condotti da un’impresa appaltatrice. A seguito dell’incidente un operaio, colpito dalla macchina speciale travolta dal mezzo pesante, ha perso la vita, mentre il conducente del mezzo pesante è stato portato in codice rosso all’ospedale. La vittima è Luca Guerrini, aveva 51 anni e viveva a Lugo con la compagna e due bambini piccoli. 

Amianto : Discariche

Eternit, “Nessuna anomalia nello stoccaggio”(Chianni Pi)

Il sindaco Tarrini respinge le accuse su episodi di rottura negli imballaggi alla Grillaia: “Fatte tutte le verifiche del caso, denunce infondate”

CHIANNI — Nessuna rottura e, soprattutto, nessuna presenza di fibre di amianto nell’aria. Lo ha assicurato il sindaco Giacomo Tarrini, che dopo la denuncia fatta dal coordinamento No Valdera Avvelenata su una possibile fuoriuscita di materiale dai sacchi smaltiti nella discarica della Grillaia, ha garantito come niente di simile sia mai accaduto.

Lo stesso Tarrini, infatti, dopo aver ricevuto un video e una foto relativi alla possibile rottura degli involucri di eternit stoccati, si è recato all’impianto. “Già dall’immagine non erano riscontrabili rotture, ma ho voluto verificare – ha spiegato – ho mostrato le immagini al personale responsabile del sito, affinché venisse fatta un’analisi, chiedendo anche di redigere una relazione”.

“Le procedure operative durante lo stoccaggio del materiale in discarica sono molto scrupolose e prevedono interventi immediati qualora si verificasse un imprevisto simile – ha aggiunto – inoltre, periodicamente vengono effettuati rilievi sulla presenza di fibre di amianto nell’aria e mai ne sono state rilevate. Per quanto riguarda il caso specifico, invece, ci è arrivato il riscontro della proprietà, che conferma la totale assenza di anomalie sui processi di stoccaggio“.

“L’amministrazione comunale e il sottoscritto si sono sempre adoperati per l’interesse della comunità – ha concluso il sindaco – ci siamo resi conto, però, che talvolta si è preferito non ascoltare spiegazioni e chiarimenti. Questa è un’opportunità per invitare chiunque abbia dei dubbi a trattare i problemi attraverso i canali istituzionali, dove saranno trovate tutte le risposte. Alla richiesta fatta da No Valdera Avvelenata, rispondo che considero ancora una volta infondate e inopportune le loro dichiarazioni“.

Un ulteriore specifica è arrivata, poi, dall’ingegner Massimo Peluso, responsabile tecnico del sito. “Gli imballi contenenti amianto devono essere coperti nelle loro parti superiori, mentre non è prevista la copertura sui fianchi della coltivazione ed è pertanto logico che questi siano visibili dall’esterno – ha spiegato – i manufatti contenenti amianto possono essere conferiti in Plate Bag o in Big Bag, entrambi in polipropilene omologati e dotati di liner interno per garantire la tenuta stagna. Al momento dell’ingresso in impianto, viene verificata l’integrità dell’imballaggio tramite un riconfezionamento del carico stesso”.

“Dunque, ciò che si può vedere esternamente è proprio questo doppio rivestimento, senza che ciò sottintenda la rottura dell’imballaggio nel suo complesso o la possibile liberazione di fibre di amianto – ha concluso – è certa l’assenza di presenza o contaminazione di fibre di amianto nell’aria. Dall’avvio dei conferimenti a oggi i rilievi e i monitoraggi svolti hanno dato esito negativo rispetto alla presenza o contaminazioni di fibre di amianto nell’aria”.

No Valdera Avvelenata attacca, “Alla Grillaia rischio vento”

Come riportato dal coordinamento contrario alla riapertura della discarica alcuni imballaggi sarebbero rotti: “Vorremmo sapere cosa ne pensa Tarrini”

CHIANNI — Alcuni imballaggi e teli della discarica della Grillaia sarebbero rotti, con il rischio che il vento possa spargere la polvere di amianto. Questa, almeno, è la denuncia del coordinamento No Valdera Avvelenata, che chiama in causa il sindaco Giacomo Tarrini.

“Ci piacerebbe sapere cosa ha da dire il sindaco, che fece venire ingegneri e studiosi per rassicurare la propria comunità – hanno scritto – seppellire 270mila metri cubi di amianto sembrava una cosa che poteva essere fatta e che, anzi, sarebbe servita a mettere definitivamente la discarica in sicurezza. Addirittura, per fare digerire meglio la cosa, disse che avrebbe nominato una persona di sua fiducia per controllare che i conferimenti dell’amianto fossero sempre ben confezionati e sotterrati”.

“Un’opportunità da non perdere, che avrebbe portato nelle casse comunali una compensazione in denaro gentilmente donata dal proprietario attuale della discarica – hanno concluso – noi, al contrario, abbiamo sempre ritenuto profondamente ingiusta la delibera della Regione che autorizzava la riapertura della Grillaia: per questo motivo, con le manifestazioni di Marzo 2023 e di Ottobre 2024 a Pontedera ne abbiamo chiesto il ritiro, con il blocco del conferimento dell’amianto”.

9 Gennaio

Muore mentre va a lavoro, Marco preparava farmaci per i malati. L’assurdo incidente

Il terribile incidente ieri mattina poco dopo le 7. L’auto di Giannini sarebbe stata colpita da alcune lastre cadute improvvisamente da un camion che viaggiava nella direzione opposta

Forcoli (Pisa), 9 gennaio 2025 – La tragedia sulla strada per il lavoro. La morte più drammatica – se così si può dire – ha ha messo fine ai giorni di un giovane farmacista che stava andando al lavoro. E sconvolto la vita di una famiglia e di un intero paese. Marco Giannini, forcolese di 38 anni, ieri mattina poco dopo le 7 ha perso la vita nella sua auto finita nello Scolmatore dell’Arno, lungo la superstrada Firenze Pisa Livorno, nel comune di Collesalvetti. Marco stava andando al lavoro alla farmacia ospedaliera di Livorno dove aveva una mansione molto delicata. Preparava medicinali per la cura dei malati ricoverati nel reparto di Oncologia del nosocomio labronico.

La dinamica dell’incidente è al vaglio della polizia stradale intervenuta per i rilievi di legge. Sembra, secondo una ricostruzione degli agenti, che l’auto del 38enne sia stata colpita da parte del carico di lastre caduto da un camion che procedeva in direzione opposta. Il violento e improvviso urto con il carico di lastre caduto dal camion avrebbe fatto perdere il controllo della macchina al farmacista di Forcoli. Il veicolo è precipitato dal viadotto ed è precipitata nello Scolmatore. Dove si è inabissata. Per Marco Giannini non c’è stato niente da fare. Sul posto sono arrivati i soccorritori e i vigili del fuoco che hanno recuperato il veicolo e il corpo del giovane dipendente dell’Asl Toscana nord ovest.

8 Gennaio

Incidente mortale sul lavoro, muore un 51enne

L’uomo è caduto dal tetto di un capannone a causa di un cedimento da un’altezza di circa 5 metri

TRESCORE CREMASCO – Incidente mortale sul lavoro oggi alle 14,30 alla carrozzeria Nichetti e Pertusi, di viale Risorgimento 19, lungo la provinciale Melotta. A perdere la vita Carmelo Longhitano51enne residente nel bresciano e titolare della Edil Cm di Roccafranca: è caduto dal tetto del capannone che doveva riparare, da un’altezza di circa cinque metri. L’imprenditore non è morto sul colpo, ma le sue condizioni sono sembrate immediatamente gravissime.

Il medico del 118 e il personale sanitario del servizio di emergenza della Croce Rossa hanno tentato di rianimarlo. Purtroppo non c’è stato nulla da fare. Inizialmente era stato richiesto anche il supporto dell’eliambulanza, che poi è stata fatta rientrare. L’elicottero non è nemmeno atterrato. Da quanto è emerso dalle prime verifiche degli ispettori del lavoro dell’Ats e dei carabinieri di Romanengo, il 51enne e gli operai avevano già posizionato le ringhiere di sicurezza lungo i bordi del tetto su cui avrebbero dovuto lavorare. A quel punto il 51enne è salito tramite una scala posizionata all’esterno della struttura, proprio per verificare le condizioni della copertura, composta da pannelli di coibentazione legati tra loro. Poi uno di questi ha ceduto e l’artigiano è volato di sotto.

Schiacciato da macchinario, 66 enne subisce amputazione gamba

Incidente nel Veronese

Un operaio di 66 anni è rimasto gravemente ferito in un incidente sul lavoro in un’azienda a Cason del Chievo, frazione di Verona.

L’uomo, per cause in corso di accertamento da parte degli ispettori dello Spisal dell’Ulss 9 Scaligera e dei Carabinieri, è rimasto schiacciato da un macchinario ed ha subito un gravissimo trauma, con l’amputazione di una gamba.

7 Gennaio

Capannori, muore nella cartiera per un malore

La vittima è un 52enne trovato senza vita all’interno di un capannone industriale

Capannori (Lucca), 7 gennaio 2025 – Ancora una morte sul lavoro: stavolta è successo a Lunata (comune di Capannori) dove un 52enne è stato trovato senza vita all’interno dello stabilimento della cartiera Smurfit Kappa in via Pesciatina. Secondo le prime risultanze la morte sarebbe avvenuta per un malore e non per una caduta dall’alto come ipotizzato in precedenza.

Tragedia sul lavoro: muore d’infarto autista di 55 anni

Tragedia al capolinea del bus 12 in corso Vittorio Emanuele II, vicino alla stazione di Porta NuovaValeria Piovano, autista di 55 anni del Gruppo Torinese Trasporti (GTT), è deceduta martedì 7 gennaio 2025 a causa di un infarto improvviso mentre era in servizio. Nonostante i tentativi di rianimazione da parte dei passeggeri, per Valeria non c’è stato nulla da fare.

Valeria Piovano, dipendente del GTT dal 2008 presso il deposito del Gerbido, era conosciuta e apprezzata per la sua dedizione e professionalità. Pur non avendo una famiglia propria, era molto legata ai colleghi e agli amici, che oggi la ricordano con affetto e sgomento

Imprenditore 55enne cade da 6 metri e muore nella Bergamasca

Precipitato dalle benne di un muletto a Clusone

Infortunio sul lavoro mortale questa mattina a Clusone, in provincia di Bergamo: un imprenditore edile di 55 anni è morto cadendo dalle benne di un muletto utilizzato – come ricostruito dai carabinieri – per raggiungere una parete di muro che stava pulendo nel cortile di una ditta di via Abricci.
    L’uomo, che abitava a Clusone ed era titolare di una ditta di pavimentazioni stradali, ha fatto un volo di circa 6 metri.

I soccorsi del 118 sono stati vani.


Amianto:Sentenze

Amianto nei nastri della fabbrica, risarcita la famiglia di un operaio spezzino

Il tribunale di Genova ha condannato Ansaldo Energia Spa al risarcimento da 620mila euro in favore della vedova e della figlia dell’elettricista scomparsoGian Paolo Battini

Operaio foggiano morto per l’amianto: Rfi condannata a risarcire 1,3 milioni di euro ai familiari

Amianto nelle Ferrovie dello Stato: il Tribunale di Roma condanna RFI al risarcimento di 850mila euro per la morte di un operaio foggiano. Alla famiglia andrà una liquidazione complessiva di 1 milione e 300mila euro

n esito giudiziario “apripista” di grande rilevanza, quello di un uomo esposto all’amianto mentre era alle dipendenze di Rfi presso le Officine Grandi Riparazioni di Foggia, deceduto per un mesotelioma epitelioide. Il Tribunale di Roma ha emesso una ulteriore condanna che determina una liquidazione del danno da lutto di circa 850mila euro, oltre interessi, per le sofferenze subite dalla vedova e, che nel frattempo è deceduta, e dai due figli orfani dell’operaio.

Una somma che si aggiunge alla quella determinata nella precedente sentenza della Corte di Appello di Roma di circa 200mila euro per il risarcimento del danno diretto del ferroviere che, con il calcolo della rivalutazione e degli interessi legali, raggiunge un importo complessivo di un milione e trecentomila euro.

Nel caso specifico, il dipendente ha prestato servizio in Rfi dal 1969 al 1971 con mansioni di operaio qualificato “aggiustatore meccanico”. Si è occupato della manutenzione dei rotabili ferroviari, motori, tubazioni, cavi elettrici  respirando direttamente e indirettamente le sottilissime fibre killer. I locali erano privi di aerazione, le lavorazioni venivano eseguite senza l’adozione di alcuna misura di sicurezza, pur essendo disponibili, sin dagli anni ’40, mascherine, tute protettive e aspiratori.

Quel che è peggio, è che venivano utilizzati dei soffiatori per togliere la polvere, che tuttavia finivano inevitabilmente per disperderla nell’aria. Nel 2006, l’operaio aveva avuto un primo versamento pleurico, e il 28 marzo 2009 è purtroppo, deceduto all’età di 68 anni, lasciando la moglie e i due figli. L’Inail aveva fin da subito accertato l’origine professionale della malattia e costituito in favore della vedova la rendita ai superstiti. 

La famiglia dell’uomo, assistita dagli avvocati Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto, e Daniela Lucia Cataldo, aveva quindi presentato ricorso al Tribunale di Roma per ottenere il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali. Ma nonostante l’Ona avesse già ottenuto altre condanna delle Ferrovie (qui un altro caso analogo nel Foggiano), nel caso di specie l’azienda aveva contestato la pretesa, spiegando che: “solo a partire dalla metà degli anni ’70 vi è stata la presa di coscienza circa la pericolosità della esposizione a fibre in amianto”.

In primo grado, la giudice del Tribunale di Roma Antonella Casoli, basandosi su un’ampia letteratura medico scientifica, la magistratura aveva tuttavia respinto le eccezioni di Fs. Il Ctu nominato dal Tribunale aveva quantificato il danno biologico subito per oltre 200mila euro a beneficio dei familiari dell’operaio, oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali. Oggi, la condanna anche in secondo grado della Corte d’Appello di Roma.

“Purtroppo la storia della Officine Grande Riparazioni della Ferrovie è caratterizzata dalla strage di lavoratori per mesotelioma e altre malattie di amianto, che in qualche caso hanno colpito anche i familiari”, spiega dall’Ona. Il VII Rapporto ReNaM, infatti, ha inserito il settore dei rotabili ferroviari tra quelli che hanno riscontrato più casi di mesotelioma.  “Dopo l’ennesima e duplice pronuncia di condanna si spera che le FS, invece interporre appelli e cercare di ritardare i risarcimenti, desistano dal negare il diritto di tanti che hanno perso la vita per l’uso dell’amianto. Purtroppo – avvisa  Bonanni – il picco epidemiologico ci sarà nei prossimi anni”.

Amianto, militare morto di cancro. Il Ministero dovrà risarcire i familiari

Il Tar ha dato ragione agli eredi di un carabiniere che aveva lavorato all’aeroporto di Cervia e all’Ocra di Forlì

Era morto a 49 anni, esattamente 685 giorni dopo avere ricevuto una diagnosi di carcinoma polmonare. Una malattia professionale – secondo il Tar – maturata in uno degli anni della trentennale carriera in cui l’uomo – un carabiniere deceduto nel luglio del 1981 – aveva prestato servizio in ambienti potenzialmente contaminati da polveri di fibre di amianto: vedi Stazione carabinieri aeroporto di Cervia, posto fisso 2° Ocra di Forlì (si trattava di officine meccaniche). E poi ancora porto di Civitavecchia e aeroporto di Ciampino. Uguale a condanna del ministero della Difesa a risarcire gli eredi (la vedova e i figli) con circa 247 mila euro, detratto quanto eventualmente già riconosciuto come indennizzo. Il ministero dovrà pagare inoltre 5.363 euro di spese processuali.

La questione era stata sollevata nel 2021 dagli eredi del defunto tutelati dall’avvocato Ezio Bonanni. Nel ricorso presentato al Tar del Lazio, si chiedevano i danni patrimoniali e non per un totale di poco più di 2,4 milioni di euro in ragione della morte del militare per “causa di servizio” legata a “negligenza e imperizia” del ministero della Difesa/Arma dei Carabinieri. All’indice in particolare c’erano finite le fibre di amianto alle quali il 49enne, secondo il ricorso, era stato esposto durante il suo servizio. Nel dettaglio tra il giugno 1955 e il marzo 1957 al porto di Civitavecchia; tra il luglio 1969 al settembre 1970 aeroporto di Cervia e Ocra di Forlì; e quindi fino all’ottobre 1975 all’aeroporto di Ciampino. Perché è in special modo in porti e aeroporti che vi era una “elevata aerodispersione” di “polveri e fibre d’amianto“, materiale che veniva usato “nei ceppi freni”. E poi il militare era costretto “a lavorare in ambienti angusti” con “amianto spruzzato sulle pareti per evitare rischio incendi”. Ad aggravare il quadro, il fatto che non vi fossero “strumenti di prevenzione tecnica e protezione individuale” come “maschere respiratorie con grado di protezione P3”. Oltre a tali strumenti, il ministero avrebbe omesso di fornire le informazioni circa il rischio da amianto e la conseguente sorveglianza sanitaria: un comportamento che avrebbe quanto meno anticipato l’insorgenza del tumore e il decesso del 49enne. Le prime misure di sicurezza in favore dei militari sarebbero infatti state adottate solo nel 2000 sebbene la pericolosità dell’amianto fosse nota dagli inizi del ’900.