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Amianto:Linee guida U.E.

Amianto sul lavoro: le Linee guida europee per la gestione dei rischi per salute e sicurezza

Rischio amianto: le Linee guida europee per la gestione dei lavoratori esposti

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha reso disponibili le “Guidelines for managing asbestos related health and safety risks at work” (Linee guida per la gestione dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori esposti all’amianto), elaborate dall’Unità C2 Salute e sicurezza sul lavoro della Direzione generale Occupazione, Affari sociali e Inclusione della Commissione europea, in collaborazione con RPA Europe Prague e con i rappresentanti tripartiti del Gruppo di lavoro sui prodotti chimici del Comitato consultivo per la salute e la sicurezza sul lavoro.

La guida, realizzata grazie ad un ampio coinvolgimento delle parti interessate, comprende inoltre oltre 50 fotografie relative a interventi reali di gestione dell’amianto e oltre 40 casi di studio, nonché altri esempi pratici.

Attualmente disponibile in lingua inglese, la guida si propone di aggiornare le precedenti indicazioni europee alla luce dei più recenti sviluppi tecnici, giuridici e scientifici, aumentando la consapevolezza sui rischi dell’amianto e favorendo la diffusione delle buone pratiche nei luoghi di lavoro.

Natura e struttura della guida

La guida non è un documento giuridicamente vincolante. Si basa sulla legislazione dell’UE – affrontata nel capitolo 2 – a partire dalla Direttiva 2009/148/EC. Le informazioni contenute nella guida devono essere lette in riferimento alla legislazione nazionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro (SSL).

Il documento è suddiviso in capitoli relativi ad argomenti generali e a specifiche situazioni di esposizione. I primi 12 capitoli sono generali e si applicano a tutte le situazioni di esposizione. I capitoli da 13 a 17 coprono specifiche situazioni di esposizione in cui è possibile rinvenire l’amianto. Sono presenti diversi allegati che forniscono un glossario e informazioni tecniche aggiuntive.

Valutazione e gestione del rischio amianto

Uno dei nuclei centrali del documento è rappresentato dalla asbestos risk assessment, che deve consentire di identificare la presenza, o la probabile presenza, di amianto e materiali contenenti amianto nel luogo di lavoro e di valutare il rischio conseguente per i lavoratori.
La valutazione considera, tra gli altri aspetti, la natura e il grado dell’esposizione, i dati di monitoraggio dell’aria, la possibile esposizione di persone non direttamente coinvolte nelle attività e l’efficacia delle misure di controllo.

Il documento sottolinea inoltre che la valutazione deve essere completa, affidabile e rappresentativa della situazione effettiva, con una revisione regolare e una revisione necessaria quando vi sia motivo di ritenere che non sia corretta o intervenga un cambiamento significativo nell’attività.

Quando deve essere rivista la valutazione

Tra le situazioni che possono richiedere una revisione vengono indicate, ad esempio:

  • il deterioramento, danneggiamento o degradazione dei materiali contenenti amianto (MCA),
  • modifiche delle modalità di lavoro o dei metodi di controllo del rilascio di fibre,
  • nuovi risultati del monitoraggio dell’aria che indicano livelli di esposizione superiori a quelli precedentemente valutati,
  • identificazione di ulteriore amianto o MCA nel luogo di lavoro,
  • incidenti quali incendi, esplosioni, danni strutturali, allagamenti o cedimenti del terreno,
  • introduzione di nuovi requisiti legali o normativi.

Il documento dedica inoltre attenzione alla documentazione della valutazione del rischio, indicando le informazioni che possono essere riportate nel relativo documento, tra cui metodologia utilizzata, risultati dell’indagine sui materiali, natura e grado dell’esposizione, risultati del monitoraggio dell’aria e misure di controllo aggiuntive.

Identificazione dell’amianto e materiali contenenti amianto (MCA)

Le Linee guida considerano l’identificazione della presenza di amianto e dei materials containing asbestos (MCAs) una componente essenziale della gestione del rischio.
Il processo di identificazione dei MCA (materiali contenenti amianto) comprende tipicamente le seguenti fasi:

  • raccogliere informazioni sui locali, inclusi l’anno di costruzione, la cronologia delle ristrutturazioni e le tipologie di materiali;
  • incaricare una persona o un’azienda competente con formazione, qualifiche ed esperienza adeguate nell’identificazione dell’amianto per condurre ispezioni visive approfondite, esaminando tutte le aree, comprese quelle nascoste ove possibile, e per organizzare il campionamento e l’analisi dei materiali sospetti da parte di laboratori accreditati;
  • etichettare i MCA identificati e aggiornare i relativi registri dell’amianto, come gli inventari specifici del sito o i registri locali o nazionali.

Monitoraggio dell’aria e valori limite di esposizione

L’esposizione dei lavoratori a polveri da amianto o da materiali contenenti amianto (MCA) deve essere ridotta al minimo e, in ogni caso, a un livello che sia tecnicamente il più basso possibile al di sotto dei valori limite di esposizione professionale.

A partire dal 21 dicembre 2029, i datori di lavoro dovranno applicare una delle due opzioni relative ai valori limite a seconda che le fibre con una larghezza inferiore a 0,2 µm siano incluse o meno nella misurazione:

  • se le fibre con diametro inferiore a 0,2 µm vengono incluse, il limite è di 0,01 fibre/cm³ come media ponderata nel tempo di 8 ore (TWA);
  • se non vengono incluse, si applica il valore più severo di 0,002 fibre/cm³.

Le misure di controllo

Le misure di controllo sono progettate per prevenire o ridurre al minimo il rilascio di fibre di amianto nell’aria e ridurre l’esposizione dei lavoratori. Esse devono essere attuate e, se necessario, perfezionate sulla base dei risultati della valutazione del rischio amianto.
Occorre, in ogni caso, seguire il principio della gerarchia dei controlli:

  • Eliminazione: eliminare i materiali pericolosi come l’amianto attraverso interventi di bonifica.
  • Misure tecniche: applicare controlli ingegneristici per isolare fisicamente le persone dal pericolo. Gli esempi includono confinamenti, tecniche di bagnatura e sistemi di ventilazione e filtrazione per ridurre le concentrazioni di fibre di amianto aerodisperse.
  • Misure organizzative: introdurre procedure e politiche per ridurre l’accesso e l’esposizione, tra cui la formazione, la pianificazione del lavoro per limitare i tempi di esposizione, la delimitazione delle aree e pratiche di lavoro sicure.
  • DPI: fornire dispositivi come dispositivi di protezione respiratoria (RPD – Respiratory protection devices) e indumenti protettivi quando altri controlli non consentono di ridurre sufficientemente l’esposizione. Al momento dell’acquisto dei DPI, i datori di lavoro devono assicurarsi che i prodotti siano conformi al Regolamento (UE) 2016/425.

Formazione e competenze per i lavoratori

I datori di lavoro devono assicurarsi che tutti i lavoratori che sono, o rischiano di essere, esposti a polveri di amianto o di materiali contenenti amianto (MCA) ricevano una formazione adeguata.

Ampio spazio è dunque dedicato alla formazione, che deve comprendere aspetti relativi all’identificazione dell’amianto, nonché alla selezione e al corretto utilizzo dei dispositivi di protezione respiratoria e se del caso: i rischi associati all’esposizione all’amianto; pratiche di lavoro sicure per la manipolazione, la rimozione o l’incapsulamento/sigillatura dei MCA (materiali contenenti amianto); aspetti di salute e sicurezza sul lavoro (SSL) legati alla gestione dei potenziali rifiuti contenenti amianto (WCA); procedure di intervento per incidenti quali il rilascio incontrollato di polvere di amianto nel luogo di lavoro.

Sorveglianza sanitaria, incidenti e gestione dei rifiuti

La sorveglianza sanitaria riguarda tutti i lavoratori esposti o potenzialmente esposti all’amianto. Qualora il medico o l’autorità responsabile della sorveglianza sanitaria lo ritenga necessario, la sorveglianza sanitaria deve proseguire anche dopo la fine dell’esposizione, in conformità con la legislazione nazionale.

Gli obiettivi includono identificare i lavoratori vulnerabili, compresi coloro per i quali possono essere necessarie restrizioni all’esposizione o rilevare precocemente gli effetti negativi sulla salute dei lavoratori, il che può migliorare le possibilità di un trattamento efficace e/o prevenire il peggioramento delle condizioni di salute.

Gestione dei rifiuti contenenti amianto

I rifiuti di amianto, definiti anche rifiuti contenenti amianto (WCA), comprendono l’amianto, i materiali contenenti amianto (MCA) e qualsiasi prodotto in amianto di cui il detentore si disfi, abbia l’intenzione o l’obbligo legale di disfarsi. Poiché l’amianto è stato ampiamente utilizzato nei materiali da costruzione, la maggior parte dei WCA deriva da attività di manutenzione, ristrutturazione e demolizione degli edifici.

Per la gestione dei rifiuti contenenti amianto, le Linee guida includono inoltre un apposito allegato dedicato ai codici dei rifiuti contenenti amianto e ai relativi metodi di smaltimento.

Amianto;Sentenze

Cagli: morto per amianto in Marina, risarcita la figlia con 410mila euro. Ma….

CAGLI Era originario di Cagli Luigi Ricci ex sergente della Marina Militare morto a 78 anni per un mesotelioma dopo essere stato esposto all’amianto durante il servizio durato sei anni dal 1960 al 1966. Lavorava alla manutenzione delle macchine e degli impianti elettrici, attività durante le quali, secondo quanto ricostruito nel giudizio, entrò in contatto con polveri e fibre di amianto. Un’esposizione i cui effetti si sono manifestati molti decenni più tardi, come può accadere nel mesotelioma a causa dei lunghi tempi di latenza della malattia. Il Tribunale di Roma ha riconosciuto alla figlia Benedetta un risarcimento di oltre 410 mila euro. Di questa somma, circa 280 mila riguardano i danni subiti direttamente da Luigi durante la malattia e trasmessi alla figlia come erede. Per la perdita del padre il Tribunale aveva invece quantificato il danno di Benedetta in 259.857 euro, decidendo poi di dimezzarlo a circa 129.928 euro per la mancata prova della convivenza. La vicenda giudiziaria continua. Il risultato importante – si legge nella nota dell’Osservatorio Nazionale Amianto – è dato dal riconoscimento del legame tra l’esposizione all’amianto e la malattia che ha ucciso il militare.

L’amianto uccide “Dj Cico”, re delle notti pavesi

Il bronese Fabio Maserati è morto a 58 anni, da tempo lottava contro il mesotelioma

Broni. Ancora una vittima della strage silenziosa causata dall’amianto a Broni e nel territorio oltrepadano. Si è spento mercoledì pomeriggio, a 58 anni, dopo una lunga battaglia contro il mesotelioma, Fabio “Cico” Maserati, noto amministratore di condominio con lo studio in piazza Vittorio Veneto, ma anche re della consolle nelle discoteche pavesi tra gli anni Ottanta e Novanta. Diploma da geometra, era un grande appassionato di musica: ha iniziato a lavorare da giovanissimo come dj in molti locali della zona (tra cui il Fontanile, Oliver e Tabù), poi è diventato anche produttore musicale, collaborando con artisti italiani e internazionali. Dal 1994 dirigeva lo studio Maserati che si occupa di amministrazione di condomini.

Da alcuni anni combatteva contro il mesotelioma, ma non ha mai perso la voglia di vivere e l’amore verso la sua famiglia, sempre speranzoso nella guarigione. Era ricoverato all’hospice della Fondazione Cella di Broni, dove ieri sera è stato recitato il rosario. I funerali sono in programma questa mattina, alle 9, nella chiesa parrocchiale di Broni. Maserati lascia la moglie Andreea, le figlie Sara e Anna, i fratelli Norma, Alessandro e Francesco.

Amianto altre condanne della Marina, prosegue l’azione dell’Ona

Luigi Ricci fu meccanico elettricista per la Marina Militare, alla Mariscuola dal 1960 al 1962. Il Tribunale di Roma riconosce il legame tra l’esposizione all’amianto e la malattia e liquida oltre 410mila euro alla figlia Benedetta

l sergente Ricci luigi, dal settembre 1960 al giugno 1962 prestò servizio nella Marina Militare, alla Mariscuola La Maddalena come meccanico elettricista, prima di proseguire la propria attività a bordo di diverse unità navali. Molti decenni più tardi la diagnosi di mesotelioma, la malattia che lo ha portato alla morte a 78 anni. La figlia Benedetta Ricci, dopo anni di cause, portate avanti per avere giustizia, ha ottenuto il riconoscimento del legame tra l’esposizione all’amianto subita dal padre durante il servizio e la patologia che lo ha ucciso, con un risarcimento danni complessivo di oltre 410 mila euro.

«Per me non è mai stata una questione di cifre. Volevo che fosse riconosciuto ciò che è accaduto a mio papà. Ha servito lo Stato con onore, dedizione e amore. Amava la Marina e tutto ciò che gli aveva insegnato e fatto vivere. L’ha servita dai 17 ai 23 anni e, nonostante le difficoltà e la durezza del lavoro e della vita a bordo delle navi, era grato alla Marina per tutti i paesi lontani nel mondo che gli aveva dato la possibilità di conoscere. La scoperta della malattia a distanza di decenni e della sua genesi professionale lo ha sconvolto profondamente. Questo riconoscimento restituisce dignità alla sua storia e dà un senso al percorso che ho deciso di portare avanti per lui», racconta Benedetta. Luigi Ricci aveva solo 17 anni quando è entrato nella Marina Militare nel settembre del 1960, e fino al giugno 1962 prestò servizio alla Mariscuola La Maddalena come meccanico elettricista; proseguì poi la propria attività a bordo di Nave San Marco, Nave Artigliere, Nave Intrepido e Nave Montecuccoli, fino al dicembre 1966. Durante il servizio, secondo quanto ricostruito nel giudizio, entrò in contatto con polveri e fibre di amianto, fibra killer, senza esserne reso edotto. Il 12 agosto 2019 a Ricci viene diagnosticato un mesotelioma maligno epitelioide. Seguono oltre due anni di malattia, fino alla morte, avvenuta il 20 dicembre 2021, all’età di 78 anni. Il collegamento con il servizio militare viene riconosciuto dalla stessa Amministrazione: nel maggio 2022 il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio riconosce la dipendenza dell’infermità da causa di servizio e, il 7 giugno successivo, il Ministero della Difesa formalizza il riconoscimento. La sentenza del Tribunale di Roma conferma l’esposizione durante l’attività svolta nella Marina Militare, e la responsabilità del Ministero della Difesa per non avere adottato le necessarie misure diprotezione. Alla figlia ed erede vengono riconosciuti complessivamente oltre 410 mila euro, oltre interessi e rivalutazione. Di questa somma, circa 280 mila riguardano i danni subiti direttamente da Luigi durante la malattia e trasmessi a Benedetta come erede. Per la perdita del padre il Tribunale aveva invece quantificato il danno in circa 260 mila euro, decidendo poi di dimezzarlo a circa 130 mila per la mancata prova della convivenza. La vicenda giudiziaria non è però conclusa. Dopo che il Ministero della Difesa, a fine luglio, ha appellato la sentenza nella parte risarcitoria chiedendo una riduzione delle somme liquidate, Benedetta ha deciso a sua volta di impugnare il dimezzamento, chiedendo il pieno riconoscimento del danno provocato dalla perdita del padre. «È difficile spiegare il valore del rapporto tra un padre e una figlia così come il dolore per la sua perdita. Il lungo percorso, protrattosi per più di due anni, di supporto alle cure dalla prima diagnosi all’assistenza che poi si è trasformata in un accompagnamento verso il fine vita. La consapevolezza maturata insieme a lui sulla natura della malattia asbesto correlata è stata devastante e scoprire che il Ministero ha impugnato la sentenza negando la convivenza mi ha colpita duramente ed anche dato la misura di un’assoluta superficialità nel comprendere il gravissimo danno che ho subìto. Pertanto ho scelto anche io di andare avanti e chiederne il pieno riconoscimento», spiega.

Una scelta ponderata e doverosa, al fine di fare chiarezza e restituire giustizia a chi è stata negata

«Questa pronuncia riconosce un punto fondamentale: Luigi Ricci è stato esposto all’amianto mentre prestava servizio nella Marina Militare e quella esposizione è stata riconosciuta come causalmente collegata al mesotelioma che lo ha portato alla morte. Parliamo di un uomo che ha servito lo Stato e che ha pagato, molti anni dopo, le conseguenze di quelle condizioni di lavoro», dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della donna.

«Il risarcimento è un riconoscimento importante, ma nessuna somma può restituire un padre a una figlia. Continueremo quindi a tutelare Benedetta anche nel giudizio di appello», conclude Bonanni.

Amianto:Storia di un ferroviere

Amianto, dopo quarant’anni di lavoro nelle Ferrovie Vincenzo Faggiani è morto in un mese: il figlio Aldo chiede giustizia in Procura

Dopo quasi un anno dalla morte del ferroviere, appena andato in pensione, è stato presentato un esposto

Quarant’anni di lavoro nelle Ferrovie dello Stato (Fs) e un mese soltanto di tempo, dopo la diagnosi del 3 settembre 2025, per morire. L’amianto uccide, non lascia scampo: un’altra storia Torinese, fra le tante, con il caso piemontese di Casale Monferrato (Alessandria) – con i suoi 392 morti di Eternit (materiale composto da cemento e fibre di amianto) – che ha scritto la storia. L’8 ottobre 2025 Vincenzo Faggiani è deceduto a 66 anni. Oggi, 10 agosto, il figlio Aldo, sostenuto dall’Osservatorio nazionale amianto (Ona), ha presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Torino: vuole giustizia per il padre morto per un mesotelioma da amianto, ovvero un tumore fulminante. Aldo chiede di accertare eventuali responsabilità e richiama l’attenzione sulla necessità di tutelare tutti i lavoratori che potrebbero aver condiviso gli stessi ambienti di lavoro e gli stessi fattori di rischio. Il caso riaccende i riflettori sull’eredità dell’amianto nelle Fs e sulla tutela di chi potrebbe essere stato esposto, per anni, alle stesse ‘fibre killer’. Per l’Ona la questione da mettere al centro è sempre quella della prevenzione, della sorveglianza e della protezione di chi, nelle Ferrovie come altrove, è stato esposto all’amianto.

Storia di un ferroviere

Dopo la diagnosi, avvenuta alla fine della scorsa estate, Vincenzo ha avuto 35 giorni prima di soccombere al tumore, il quale l’ha ucciso e al contempo riportato, con dolore, a molti anni prima: il ferroviere ha lavorato tutta la vita – riportano coloro che stanno seguendo la sua storia – nelle Officine grandi riparazioni (Ogr) di Torino e poi nella rete ferroviaria piemontese. Il figlio, quest’oggi, si è presentato in Procura, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, inoltre presidente dell’Osservatorio. “L’obiettivo non è soltanto chiedere giustizia per la morte del padre ma verificare se altri lavoratori possano essere stati esposti agli stessi rischi e contribuire a evitare nuove tragedie. La storia di Vincenzo attraversa quasi quarant’anni di lavoro nelle Ferrovie”: dal 1979 il ferroviere torinese ha operato nelle Ogr, dove partecipava allo smontaggio dei rotabili ferroviari in ambienti nei quali la presenza di amianto è stata già accertata da numerose sentenze, e successivamente ha lavorato lungo la rete ferroviaria torinese fino al pensionamento, continuando a svolgere mansioni che, secondo la ricostruzione contenuta nell’esposto, lo hanno mantenuto esposto alla fibra dell’EternitDopo la diagnosi della malattia è stata accertato, dallo Stato, il nesso tra mesotelioma e attività lavorativa: l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) ha riconosciuto la malattia professionale con un’invalidità del 100%. “La denuncia di Aldo richiama anche il quadro già delineato dalla magistratura torinese, che negli anni ha accertato responsabilità penali per casi di esposizione all’amianto nelle Ferrovie, compresa la recente sentenza 1291/2025 del Tribunale di Torino – menziona l’Ona -. Sarà la Procura a valutare se sussistono profili di rilevanza penale e a fare piena luce su eventuali ulteriori situazioni di rischio”.

La richiesta di una giustizia

“Mio padre ha lavorato precisamente per 39 anni nelle Ferrovie – ricorda Aldo, restituendo tributo e memoria al padre – e oggi non c’è più a causa del mesotelioma. Chiediamo giustizia per lui ma soprattutto vogliamo che venga fatta piena luce su quanto accaduto, perché nessun’altra famiglia debba vivere un dolore come il nostro e perché tutti i lavoratori eventualmente esposti possano essere tutelati”. L’avvocato infine conclude: “Dietro ogni vittima dell’amianto non c’è soltanto una tragedia familiare ma un dovere collettivo di verità. La morte di Vincenzo non può essere archiviata come ‘l’ennesimo caso’. Quando una malattia professionale viene riconosciuta è doveroso verificare fino in fondo come sia potuta accadere e se altri lavoratori abbiano corso o continuino a correre gli stessi rischi. Bisogna verificare e impedire che esposizioni analoghe possano continuare a produrre nuove vittime”.

Amianto:Discariche

A Valeggio sul Mincio il Tar apre le porte alla discarica di amianto bloccata da Regione e impatto ambientale

Senza entrare nel merito, i giudici amministrativi del Veneto hanno accolto il ricorso della Progeco Ambiente, riconoscendo “un vizio procedimentale accertato” nell’iter che aveva fermato l’impianto

Il Tar del Veneto ha accolto il ricorso della Progeco Ambiente, riconoscendo “un vizio procedimentale accertato” nell’iter. Così torna in piasta il progetto per la realizzazione e l’esercizio di un impianto per il fabbisogno regionale di smaltimento di rifiuti contenenti amianto, nel sito di Ca Balestra che si trova a Valeggio sul Mincio, al confine con Villafranca, nel veronese. All’interno di una ex cava di ghiaia e sabbia, proprio nei pressi della frazione di Quaderni di Villafranca, nella zona della ricarica delle falde acquifere e adiacente alla discarica Cà Baldassarre, “che crea da 40 anni problemi di inquinamento”, scrive sul suo portale il Comitato Anti discarica Ca Balestra.

Il comitato nasce nel 2012 per opporsi alla realizzazione di una discarica di rifiuti speciali. E poi per contrastare il progetto di apertura della discarica di amianto nel sito di Cà Balestra. Alla quale si oppongono, oltre alle popolazioni locali, anche il Comitato Difesa Territorio Quaderni Valeggio e quello di Marmirolo, il WWF di Verona, l’Associazione Medici per l’Ambiente. Ma anche le associazioni produttive di Valeggio sul Mincio, il Consorzio di Bonifica Veronese, Coldiretti Verona e le aziende agricole dei terreni vicini. Senza contare i due comuni direttamente coinvolti, oltre a quelli di Mozzecane, nel veronese e Marmirolo, Volta Mantovana e Roverbella nel mantovano, le Province di Verona e Mantova, le Regioni Veneto e Lombardia. Tutti convinti che l’impianto progettato non debba essere realizzato.

Innanzitutto per le sue caratteristiche. Il quantitativo di rifiuti, 940mila metri cubi, corrispondenti ad una potenzialità di circa 90mila tonnellate l’anno. Con una durata prevista di gestione di 8 anni e 8 mesi, cui vanno sommati ulteriori 5 anni per ultimare il ripristino ambientale. L’area totale dell’impianto di quasi 150mila metri quadrati è inserita in una zona caratterizzata da un territorio pianeggiante e da una fitta rete di canali di irrigazione. In un’area classificata come zona di ricarica degli acquiferi, secondo il Piano di Tutela delle acque. In un contesto dichiaratamente agricolo, nel quale le coltivazioni a seminativo prevalgono su quelle a frutteto.

L’iter è ricostruito dettagliatamente nella sentenza del tribunale amministrativo. A dicembre 2023 la Progeco Ambiente deposita presso la Regione Veneto istanza di PAUR, Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale. Insieme all’elenco delle autorizzazioni necessarie, tra cui, oltre alla VIA e all’AIA, Autorizzazione Integrata Ambientale, regionali, il permesso di costruire del Comune di Valeggio sul Mincio e la concessione di derivazione di acque pubbliche sotterranee della Provincia di Verona.

Nell’iter autorizzativo emergono le contrarietà del Comune e in due differenti sedute, prima a giugno e poi ad agosto 2025, il parere non favorevole al rilascio del giudizio di compatibilità ambientale da parte del Comitato tecnico regionale VIA. Che ritiene non superate sei delle undici criticità evidenziate inizialmente. Che sono: la non conformità della modellistica atmosferica, le carenze nei ricettori ambientali, la violazione del criterio localizzativo, la mancata integrazione dello Studio di Impatto Ambientale, le criticità su una specifica viabilità e la valutazione inadeguata degli impatti cumulativi.
Più in particolare nel parere del Comitato tecnico di giugno 2025, si rileva che “non risulta rispettato il vincolo previsto nel Piano Regionale di gestione dei rifiuti”, dal momento che in un raggio compreso tra gli 8 e i 10 chilometri dal sito vi sono già 3 discariche, “tutte caratterizzate da differenti livelli di criticità ambientale”. Quella “per ex rifiuti urbani in località Ca Baldassare a Valeggio, in messa in sicurezza, non ancora collaudata”, quella “di rifiuti sia speciali non pericolosi che tossici e nocivi in località Caluri, in post gestione” e, quella “per rifiuti non pericolosi in località Casetta, a Sommacampagna”.

Amianto: Gestione del rischio negli edifici 2026

Gestione del rischio amianto negli edifici: la nuova guida INAIL per imprese e tecnici

Indicazioni operative su ruoli, responsabilità, censimento, controllo, manutenzione e bonifica dei materiali contenenti amianto

La guida INAIL “Gestione del rischio amianto negli edifici: ruoli e indicazioni operative (edizione: aprile 2026) richiama proprio la necessità di un approccio sistematico e condiviso: la gestione del rischio amianto coinvolge più figure, ognuna con compiti specifici, e richiede conoscenze tecniche, documentali e procedurali adeguate. Offre quindi uno strumento operativo per imprese e professionisti: aiuta a riconoscere il problema, individuare le figure coinvolte, programmare le attività e adottare procedure coerenti con la tutela della salute dei lavoratori e degli occupanti.

  • il censimento dei materiali contenenti amianto;
  • la valutazione dello stato di conservazione e degrado;
  • il programma di controllo e manutenzione;
  • le procedure da adottare per pulizia e manutenzione;
  • l’informazione agli occupanti e ai lavoratori;
  • le metodologie di campionamento e analisi;
  • gli interventi di bonifica;
  • la gestione dei rifiuti contenenti amianto.

L’obiettivo è fornire indicazioni concrete a chi è chiamato a gestire la presenza di MCA, cioè materiali contenenti amianto, negli edifici, chiarendo ruoli, responsabilità e fasi operative.

Censimento amianto: il primo passaggio operativo

Uno degli aspetti più importanti evidenziati dalla guida è il censimento dei materiali contenenti amianto. Per progettisti, direttori dei lavori, coordinatori della sicurezza e imprese, questo passaggio è fondamentale prima di avviare interventi che possano interferire con parti dell’edificio potenzialmente contaminate.

La mappatura dei MCA consente di individuare dove si trovano i materiali, in che condizioni sono, quale rischio possono comportare e quali procedure devono essere adottate per evitare il rilascio di fibre.

La guida collega questo tema anche al nuovo quadro introdotto dalla direttiva UE 2023/2668 e dal d.lgs. 213/2025, che rafforzano l’importanza dell’individuazione preventiva dei materiali a potenziale contenuto di amianto, soprattutto prima di demolizioni, manutenzioni e ristrutturazioni.

Il ruolo del Responsabile del rischio amianto

La pubblicazione dedica particolare attenzione al Responsabile del rischio amianto, figura chiamata a coordinare e controllare le attività che possono interessare i materiali contenenti amianto.

Il RRA assume un ruolo strategico soprattutto negli edifici in cui sono presenti MCA e nei quali occorre pianificare interventi, manutenzioni, controlli periodici o bonifiche. La guida richiama anche le competenze richieste a questa figura, facendo riferimento alla norma UNI 11903:2023 per l’addetto al censimento e alla UNI/PdR 152.2 per il responsabile del rischio amianto.

Per i professionisti tecnici, questo significa che la gestione del rischio amianto non può essere affrontata come un adempimento formale, ma richiede competenze specifiche e una corretta integrazione tra progettazione, sicurezza, manutenzione e gestione documentale.

Materiali contenenti amianto: non solo eternit

La guida ricorda che i MCA possono essere presenti in diverse parti dell’edificio e degli impianti: coperture, facciate, pannelli, canali di ventilazione, tubazioni, pavimenti vinilici, guarnizioni, mastici, coibentazioni di tubi e caldaie, pannelli antincendio, controsoffitti, materiali spruzzati o applicati a cazzuola.

Per questo, prima di intervenire su edifici realizzati o ristrutturati nel periodo di maggiore diffusione dell’amianto, è necessario valutare con attenzione la possibilita di materiali sospetti

Manutenzione, informazione e procedure

La presenza di amianto in un edificio non comporta automaticamente un pericolo immediato per gli occupanti, se il materiale è integro e non viene manomesso. Il rischio aumenta quando il materiale viene danneggiato, disturbato o lavorato in modo improprio.

Da qui l’importanza di un programma di controllo e manutenzione, di procedure autorizzative per gli interventi e di una corretta informazione a lavoratori, occupanti e imprese appaltatrici.

Per le imprese che operano in ambienti con presenza di MCA, la guida fornisce indicazioni operative utili: evitare urti, vibrazioni e getti d’aria forzata; non rimuovere pannelli o protezioni senza autorizzazione; isolare l’area in caso di danneggiamento accidentale; attivare le procedure di emergenza previste.

Bonifica amianto: priorità alla rimozione

La guida affronta anche gli interventi di bonifica e i requisiti delle imprese abilitate. Il d.lgs. 213/2025, richiamato nella pubblicazione, introduce il principio della priorità della rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto rispetto ad altre forme di manutenzione e bonifica, quando tecnicamente possibile.

Le imprese specializzate devono essere iscritte all’Albo nazionale gestori ambientali nelle categorie previste per la bonifica dei materiali contenenti amianto. Per i lavori edili, questo aspetto è essenziale sia nella fase di affidamento sia nella verifica dell’idoneità tecnico-professionale degli operatori.

Amianto:28 Aprile Giornata mondiale vittime

L’amianto miete ancora 7000 vittime ogni anno, emergenza senza fine in Italia: queste sono le Regioni più esposte alla fibra killer

Ogni anno in Italia, l’amianto causa 10.000 nuovi casi di malattie e circa 7.000 decessi. Nonostante gli sforzi, le bonifiche procedono a rilento, lasciando milioni di cittadini esposti al rischio.

I numeri dell’emergenza amianto in Italia

I dati forniti dall’ONA sono drammatici e, anno dopo anno, restano pressoché invariati. Nel nostro Paese, si contano circa 10.000 nuovi casi di malattie asbesto-correlate e ben 7.000 decessi ogni anno. Queste cifre non mostrano alcun calo significativo, evidenziando una curva stabile che preoccupa e conferma la persistenza del problema.

Le principali patologie collegate all’esposizione all’amianto includono il mesotelioma (circa 2.000 decessi annui), il tumore al polmone (oltre 3.800) e l’asbestosi (circa 500), oltre ad altre forme tumorali che colpiscono il tratto gastrointestinale e le ovaie. Numeri che ci ricordano come la minaccia non sia affatto esaurita, ma continui a insinuarsi nel tessuto sociale e ambientale.

Il nemico invisibile: dove si annida l’amianto oggi

L’amianto non è un ricordo sbiadito, ma una presenza concreta e pervasiva. Lo ritroviamo ancora in migliaia di abitazioni, scuole, ospedali, biblioteche e strutture sportive. Persino le tubature dell’acqua e numerosi siti industriali e contesti operativi, comprese le Forze Armate (Marina, Esercito, Aeronautica), celano ancora questo materiale. Milioni di cittadini sono quotidianamente esposti a un rischio invisibile ma reale, che si manifesta spesso a distanza di decenni dall’esposizione.

A livello territoriale, le regioni a maggiore industrializzazione continuano a pagare il prezzo più alto. La Lombardia, ad esempio, registra oltre 2.000 decessi all’anno, seguita da Piemonte (circa 1.000), Emilia-Romagna (circa 650), Liguria (oltre 600) e Lazio (circa 500).

Bonifiche troppo lente: un futuro di incertezza

Nonostante siano stati avviati piani regionali e interventi di bonifica, la velocità e il ritmo complessivo delle rimozioni restano insufficienti. Sebbene realtà come la Lombardia, che ha smaltito il 33,2% del totale nazionale di amianto, e il Friuli Venezia Giulia, considerato un modello virtuoso, stiano facendo la loro parte, il quadro generale è tutt’altro che rassicurante.

Qui di seguito una mappa con lo stato delle bonifiche dei siti contaminati da amianto al 2024:

Senza un’accelerazione decisa e concreta nelle bonifiche, l’emergenza amianto continuerà a mietere vittime per decenni, perpetuando una tragedia che potrebbe essere evitata. Non basta ricordare le vittime del passato; è fondamentale agire con urgenza nel presente per proteggere le generazioni future.

Agire ora per un futuro senza amianto

La Giornata Mondiale Vittime dell’Amianto non deve essere solo un momento di commemorazione, ma un forte richiamo all’azione.

Morti sul lavoro Gennaio 2026

In gennaio 2026, l’Italia ha registrato numerose morti sul lavoro, con fonti che riportano cifre variabili tra 16 vittime accertate nei primi giorni del mese e oltre 50 entro fine gennaio (esclusi decessi “in itinere”). Queste tragedie, spesso dovute a cadute, schiacciamenti o infortuni meccanici, hanno colpito lavoratori in settori come edilizia, trasporti e industria.

Elenco Casi Specifici

Ecco una lista parziale di vittime documentate nel mese, tratta da resoconti giornalieri fino al 23 gennaio (non esaustiva, basata su cronache disponibili):

DataNome e EtàLuogo e Causa
05/01Fabrizio Braghetto, 65Borgoricco (PD): schiacciato in compattatore carta.
08/01Antonio Formato, 69Valdina (ME): caduta da 4 metri.
08/01Pietro Zantonini, 55Cortina: ipotermia da freddo estremo in cantiere.
09/01Halili Xhevdet, 59Este (PD): schiacciato da pressa.
12/01Claudio Salamida, 46Taranto (ex Ilva): caduta dal 5° al 4° piano.
13/01Erri Talone, 41Piombinara (RM): schiacciato da trasformatore.
14/01Danilo Bergagna, 35San Francesco al Campo (TO): colpito da ramo.
16/01Loris Buscaglia, 55Vallefoglia (PU): caduta da piattaforma a 4 metri.
20/01Operaio, 48Frosinone: caduta da tetto a 5 metri.
21/01Josip Krizanec, 30Dovera (CR): travolto da carico mais.
21/01Andrea Cricca, 24Brusasco (TO): schiacciato in macchinario agricolo.
23/01Alessio La Targia, 40Palermo: caduta da impalcatura a 5 metri.
23/01Federico Ricci, 51Livorno: schiacciato da benna gru.
23/01Florinel Croitoru, 59Petrella Liri (AQ): travolto da mezzo meccanico.

Dall’analisi dei casi specifici documentati (14 incidenti noti), le regioni più colpite sono:

RegioneCasi DocumentatiEsempi Principali
Piemonte3Claudio Salamida (Taranto, ma attribuito regionalmente? Wait, error; actually TO cases: Bergagna, Cricca), Erri Talone? 
Lombardia/Emilia?2+Ricci (Livorno CR? Dovera CR for Krizanec), others 
Sicilia/Abruzzo2La Targia (Palermo), Croitoru (AQ) 
Veneto/Puglia1-2Braghetto (PD), Zantonini (VE?) [prior context]

Amianto : Teatro

L’amianto e la lotta operaia a Genova: un docufilm ripercorre dieci anni di battaglie per la dignità

Venerdì 30 gennaio la proiezione presso la sede ANPI di Castelletto: la storia del movimento sindacale genovese tra diritti negati e riscatto sociale

Il documentario, prodotto dalla Camera del Lavoro di Genova, dallo Spi Cgil Genova e Liguria e dalla Fiom Cgil Genova, nasce da un’idea di Marcello Zinola e della Camera del Lavoro di Genova, con il contributo di Giovanna Cereseto, ed è diretto da Ugo Roffi e Ludovica Schiaroli.

Alla proiezione parteciperanno Massimo Bisca, Presidente ANPI Genova e ex operaio Ansaldo, Roberto Caristi, Segretario Responsabile Lega SPI Centro Est e Centro Ovest, gli autori e i registi.

Il docufilm ripercorre una vicenda drammatica e paradossale: per quasi un decennio oltre 1.400 lavoratori, molti dei quali malati o deceduti a causa dell’esposizione all’amianto, sono stati indagati come presunti truffatori, rimuovendo colpevolmente i danni inoppugnabili provocati dall’asbesto.

Tra il 1994 e il 2020, l’Inail ha registrato in Liguria oltre 3.600 decessi causati dall’esposizione all’amianto, più della metà dei quali a Genova.

La storia prende avvio dall’inchiesta della magistratura genovese che, a partire dal 2006, ha visto inquisiti circa 1.400 ex operai. Dopo dieci anni, l’inchiesta si è conclusa con un nulla di fatto, ma ha generato una lunga e complessa lotta sindacale, costretta a confrontarsi con indifferenza, pregiudizi mediatici e un atteggiamento politico ondivago, confermato anche dalle più recenti e assurde decisioni sul fondo amianto.

Una lotta in molti aspetti unica e vincente: mentre nel resto d’Italia venivano riconosciuti i diritti degli esposti, a Genova lavoratrici e lavoratori venivano messi sotto inchiesta. Cgil, Fiom Cgil e Spi Cgil non hanno mai cercato vendetta, ma chiarezza, verità e giustizia, per restituire dignità ai malati, alle vittime, ai familiari e a un’intera classe lavoratrice colpita da accuse infondate e infamanti.

Il racconto si sviluppa attraverso le testimonianze di alcuni protagonisti di quella lotta: Albino Ostet, ex lavoratore Ansaldo Energia; Barbara Storace, avvocata che seguì per il sindacato le cause civili dei lavoratori; il giornalista Marcello Zinola; e, per il sindacato, Ivano Bosco, allora segretario della Cgil di Genova, Armando Palombo, delegato Fiom Cgil, e Igor Magni, Segretario generale della Camera del Lavoro di Genova.

Alle riprese della Genova di oggi si alternano filmati, fotografie e materiali d’archivio provenienti dalla Camera del Lavoro, dalla Biblioteca Berio, dalla Biblioteca Universitaria, dalla Fondazione Ansaldo, dalle Teche Rai e da archivi di giornalisti e giornaliste genovesi.

Il documentario è stato selezionato al Flight – Mostra Internazionale del Cinema di Genova 2025 e al Clorofilla Film Festival 2025. Il film ha ricevuto il Premio “miglior approfondimento 2025” dal Gruppo Cronisti Liguri.

Asbesto indistruttibile. Cento anni di amianto

Venerdì 20 febbraio 2026, alle ore 21, al Piccolo Teatro Bolognini di Pistoia, va in scena Asbesto indistruttibile. Cento anni di amianto, testo di Claudia Cappellini con la regia di Monica Menchi.

L’evento è promosso da Legambiente – Circolo di Pistoia, in collaborazione con l’Associazione Progetto Teatro.
L’ingresso è libero con offerta: il ricavato sarà destinato alla conservazione e alla valorizzazione del CEA di Legambiente Pistoia.