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Amianto :Discariche

Nel 1990 la Provincia di Pisa approva l’apertura di una discarica di rifiuti urbani di 350.000 metri cubi in un piccolo comune, quello di Chianni. Due anni dopo inizia il conferimento.

Dopo quattro anni sono approvati due successivi ampliamenti fino a 1.500.000 m3. Nello stesso anno viene approvata anche un modulo di smaltimento di 100.000 m3 di fanghi conciari. A quel punto parte la protesta degli abitanti: il comune di Terricciola, che subisce l’investimento del puzzo dei fanghi, parte con i blocchi al cancello, mentre Chianni, coperta dai monti, rimane sottovento e vede un numero minore di cittadini arrabbiati. Nel 1998 la discarica verrà chiusa dopo un anno di blocchi all’ingresso, manganellate, assalti alla Provincia con i sacchi di immondizia, interventi di tutti i politici di tutti gli schieramenti, da Alleanza Nazionale a Rifondazione, sistematicamente contestati dalla protesta popolare perché contrari alla chiusura della discarica: la chiusura secondo loro avrebbe significato la fine delle concerie e la perdita di posti di lavoro.

La chiusura però non fu una vera chiusura, ma una sospensione. Si erano conferiti solo 1.200.000 m3, mancavano ancora 300.000 m3 e mancava una copertura (capping) per iniziare la gestione post mortem di 30 anni. Su questo punto inizia un tira e molla, che è durato anni, in cui la proprietà, il Comune di Chianni, i comuni limitrofi, il Comitato Corretta gestione di rifiuti della Valdera, hanno giocato vari ruoli.

La procrastinazione ha favorito la possibilità di ottenere, con un ricorso al Tar, i fondi necessari, per la messa in sicurezza definitiva, che passa attraverso la riapertura della discarica. Per ottemperare alle prescrizioni iniziali di 270.000 m3, una delibera di Giunta Regionale (contro due pronunciamenti del Consiglio Regionale) ha autorizzato un conferimento di 350.000 m3 ( la sommità della discarica, in tutti questi anni di abbandono, aveva subito un avvallamento di 2,5 metri), un volume quindi maggiore di quello mancante. Una volta accertata la volumetria, il progetto di massima prevede una risistemazione idraulica.

Nei carotaggi fatti da ARPAT risulta la presenza di cloruro di vinile e benzene nel corpo della discarica. La presenza di questi due elementi cancerogeni si spiega col fatto che nei sei mesi precedenti la chiusura del 1998 venne data la possibilità alla proprietà di accettare qualsiasi tipo di rifiuto pericoloso, per raggiungere una quota sufficiente per creare una copertura.

La presenza di questi inquinanti e il cedimento della parte centrale, dimostrano che la discarica non è stabile e che si deve al più presto trovare una soluzione, che è arrivata ora, con la nuova proprietà: la copertura della discarica avverrà con rifiuti edilizi contenenti amianto.

450.000 tonnellate di amianto su una discarica instabile, un peso enorme sulla sommità di una collina argillosa, in mezzo alla natura, in una zona vocata ad agriturismi e aziende vinicole di pregio, come se una grande superpetroliera si sedesse su un seggiolone fatto di stecchini da denti. Tra le altre cose abbiamo scoperto che in base alle informazioni satellitari forniti dalla stessa Regione Toscana, una parte della discarica non è sicura, si sta muovendo pochi millimetri all’anno per la presenza di una paleofrana.

L’autorizzazione al conferimento di 270mila m3 di amianto, venne fatta dalla Giunta Regionale Rossi, in pieno lockdown, nell’ultima riunione prima dello scioglimento del Consiglio Regionale, con la delibera 629 del 25 Maggio 2020, così come richiesto dalla proprietà, permettendole quindi di fare un business incredibile per parecchi milioni di euro con lo stoccaggio dell’amianto. La manifestazione del 4 marzo scorso chiede espressamente il ritiro di questa delibera regionale.

In un territorio già martoriato dalla presenza di quattro grandi discariche (Gello di Pontedera, Peccioli, Scapigliato nel comune di Rosignano, ma che guarda verso la Valdera, Bulera a Volterra), ammorbato dallo sversamento nelle campagne di Peccioli dei fanghi dei depuratori delle cartiere di Altopascio e del materiale conciario al cromo (KEU a Pontedera nella lottizzazione Green Park, nei lavori dell’acquedotto di Crespina e sotto le piste ciclabili), avvelenata da pesticidi e glifosato, terrorizzata da altri progetti di gassificatori e impianti geotermici industriali, la Valdera è da anni la pattumiera della Regione Toscana.

La Valdera rappresenta il 3% del territorio regionale. Insistono sul suo territorio 4 discariche di vari milioni di tonnellate e finiscono qui il 50% di tutti i rifiuti urbani della Regione Toscana. Il 45% di tutti i fanghi prodotti  da cartiere e depuratori dei reflui urbani  toscani finisce sui terreni della Valdera. Non dimentichiamo che la discarica di Chianni, se la popolazione non fosse intervenuta, rischiò di diventare la più grande discarica di rifiuti speciali d’Europa, con un progetto di Necci di linea ferroviaria dedicata a questo.

Non è un caso quindi che la Valdera venga indicata dagli epidemiologi come una zona ad alta incidenza dei tumori.

Questa però non è la sola cosa grave di questa vicenda. In uno studio che verrà pubblicato dal Forum Ambientalista si certifica che l’introduzione del reato di “disastro ambientale”, con la recente legge “Realacci”, la Legge 68/2015, anche se ha introdotto pene severe, ha segnato uno spartiacque negativo nella legislazione ambientale.

Fin da subito le critiche si erano concentrate sulla indeterminatezza di molti termini che rendono difficile l’interpretazione delle norme e incerta l’accusa dei reati in sede di giudizio. In particolare Gianfranco Amendola, storico magistrato ambientale, concentrò la sua analisi su un avverbio presente nella legge. Le imprese sono inquinanti se lo fanno “abusivamente”, ovvero non sono inquinatori le imprese che vengono autorizzate dagli Enti pubblici. Facile pensare alla situazione dell’ILVA di Taranto e a una legge cucita addosso per salvare i dirigenti e la proprietà della grande industria siderurgica, ma i dati delle statistiche sono impietose. Oltre al crollo generalizzato, dal 2016, dei procedimenti penali, aumentano simmetricamente i tempi delle indagini. A causa dell’aumento dei giorni occorrenti alla chiusura delle indagini preliminari, sono in aumento le consulenze, gli accertamenti, le ricognizioni, i prelievi e le analisi. I tempi si allungano e le Procure archiviano. I processi non si fanno quando i reati vengono commessi troppi anni prima.

Il rapporto di Forum Ambientalista racconta che le procure archiviano il 45% dei reati derubricandoli a reati amministrativi. Il 52% dei reati vengono derubricati invece dai tribunali in giudizio, per lo stesso motivo, perché la legge prevede il “ravvedimento operoso”, senza arrivare mai a sentenza, senza modificare gli impianti. Nel 2021 solo l’8% dei procedimenti penali arrivano a sentenza e di questi solo il 4% risultano favorevoli alle vittime di disastri ambientali.

In una audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti viene ripetutamente segnalato dai magistrati e dagli ufficiali superiori del NOE il fatto che le pene siano irrisorie e poco persuasive. L’entità delle multe erogate in sede di oblazione sono un decimo dei vantaggi economici derivanti dalla violazione del Testo Unico Ambientale. Questo favorisce il ripetersi degli abusi nel tempo, favorendo altresì la convenienza economica dell’abuso ambientale.

Un obiettivo la legge Realacci lo ha ottenuto comunque . Negli intenti del legislatore c’era il bisogno di sgonfiare il numero dei procedimenti penali in tema ambientale nei tribunali, e l’intento “deflattivo”, come era stato definito in Parlamento, è stato pienamente raggiunto. La Legge Realacci ha operato in accordo con altre misure che riguardano la deregulation ambientale dell’epoca Renzi: il Decreto Competività, la legge Sblocca Italia, e prima ancora i decreti del governo Gentiloni, non hanno modificato solo delle norme a tutela dei cittadini, ma hanno inaugurato una stagione di deregulation che ha prodotto un cambiamento radicale del rapporto tra partecipazione dei cittadini e tutela ambientale.

Le speranze di una giustizia ambientale oggi è veramente remota e la possibilità che i cittadini e i territori possano in qualche modo ottenerla attraverso denunce, esposti, comitati, referendum, raccolte di firme, sta svanendo ogni giorno di più.

Per questo motivo segnaliamo l’aumento dei conflitti ambientali senza possibilità di sbocco. La conflittualità accende gli animi e pone i cittadini di nuovo come cinquant’anni fa nella condizione di dover rispondere di nuovo con l’unico strumento che ancora rimane: la lotta.

I cambiamenti climatici porranno di fronte ognuno di noi a delle scelte radicali e non potremo far conto di un sostegno da parte delle autorità pubbliche, non solo perché ormai lontane da una rappresentatività degna di questo nome (solo il 40 % degli aventi diritto va a votare nei paesi cosiddetti “democratici”). A poco sono servite le sperimentazioni di “democrazia deliberativa” come i Town meeting, i referendum consultivi, i public debate, di fronte ad un potere politico che si comporta come un fortino assediato e che oggettivamente aiuta solo ed esclusivamente il tornaconto dei privati. Per questo motivo il corteo dei cittadini della Valdera, i mille cittadini arrabbiati, sfilava dietro lo striscione di Valdera Avvelenata che era un grido dal sapore ecosocialista: Avvelenati dal profitto.

I cittadini comunque non si fermeranno e hanno intenzione di dare battaglia anche ora che la discarica è ufficialmente riaperta e l’amianto sta arrivando. In programma un convegno sull’amianto il 6 maggio e una grande assemblea, con tutti i comitati e le realtà di lotta in Toscana per la fine di maggio, per aprire tutti insieme una grande vertenza ambientale con il potere politico. Perché lo spazio pubblico non deve essere occupato solo dagli interessi degli speculatori, ma deve essere occupato dalle voci e dalle speranze di tutti coloro che amano questo territorio e la propria salute.

Amianto : Discariche

«No alla discarica di amianto nel Sulcis»: la rivolta di sindaci, associazioni e cittadini

Amministrazioni e comitati promettono battaglia per impedire il trasferimento delle scorie degli scavi del Terzo Valico dei Giovi dalla Liguria alla Sardegna

Fronte compatto di sindaci, associazioni ambientaliste e cittadini per dire no al trasferimento nel Sulcis dell’amianto dal Terzo valico dei Giovi scavato in Liguria. 

Il sito prescelto è quello di Serra Scirireddus, nelle campagne tra Carbonia e Gonnesa. Ma, come detto, amministrazioni e comitati non ci stanno: «Non siamo la discarica del Nord Italia». 

Per fermare i viaggi sino alla “collina dei veleni” ci sono venti giorni.

Amianto da Genova in Sardegna

Il blitz per portare le sostanze tossiche dal cantiere del Terzo Valico dei Giovi sino alla discarica della Riverso nel Sulcis

Valico dei Giovi, crocevia geologico tra gli Appennini liguri e le Alpi, lo snodo cruciale tra quello che fu il decapitato ponte Morandi di Genova e la pianura Padana. Dal terzo valico ferroviario, la più grande opera infrastrutturale italiana, nel cuore del nord Italia, a Serra Scirieddus, periferia estrema del Sulcis depredato da tutti, il passo, secondo alcuni, è breve. Mille chilometri, passando per il nuovo viadotto sul Polcevera sino all’imbarco per Porto Torres, poi una colonna marciante di camion con l’emblema della R gialla di rifiuti, sottotitolati con la A di amianto, stampata in rosso su quei big-bag, grandi sacchi bianchi, pieni del più pericoloso e letale dei pulviscoli.

Tragedia in Abruzzo: bambino di 4 anni muore travolto dal trattore

PESCARA – Tragedia in Abruzzo. Un bambino di quattro anni è morto, oggi pomeriggio, dopo essere stato travolto da un trattore. La tragedia è avvenuta a Pescara. Alla guida del mezzo, secondo le prime informazioni dei soccorritori, c’era il padre.

Sul posto sono intervenuti il 118, che non ha potuto fare altro che constatare il decesso del piccolo, e le forze dell’ordine, che si stanno occupando di tutti gli accertamenti del caso.

Incidente a Rivara: trattore si ribalta su un terreno, uomo ferito

Paura nel pomeriggio di ieri, lunedì 27 marzo 2023, per un pensionato di 78 anni in via Pont a Rivara. L’uomo è rimasto incastrato sotto il suo trattore, che si è ribaltato mentre cercava di tirare giù un albero su un terreno di sua proprietà. Per soccorrerlo sono intervenuti i sanitari con l’elisoccorso e anche i vigili del fuoco dei distaccamenti di Ivrea e Castellamonte e con l’elicottero Drago del comando provinciale. È stato poi trasportato all’ospedale Cto di Torino dove le sue condizioni sono state giudicate non preoccupanti. Le indagini sono condotte dai carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Venaria Reale.

Amianto :Discariche

Discarica cemento amianto di Ferrera(Pavia): a maggio parte il coltivo del terzo lotto

A giorni atteso il via libero da parte di Arpa, ospiterà 100mila tonnellate di rifiuto

A maggio parte il coltivo del lotto 3 della discarica di cemento amianto di Ferrera Erbognone: a giorni atteso il via libero da parte di Arpa, ospiterà 100mila tonnellate di rifiuto.

Discarica cemento amianto: parte il coltivo del terzo lotto

Nel mese di maggio è previsto l’inizio della coltivazione del lotto 3 della discarica di cemento amianto secondo il piano di conferimento autorizzato dagli Enti di controllo. Attualmente sono in fase conclusiva le previste verifiche da parte di Arpa, mentre a primavera inoltrata le sezioni 1 e 2 del lotto 3 cominceranno ad ospitare le lastre trattate di cemento amianto.

Siamo in attesa delle verifiche sugli aspetti costruttivi da parte degli organi competenti – spiega Francesco Minghetti, Direttore Tecnico di ACTA, l’azienda costruttrice della discarica alla cascina Gallona di Ferrera – Il lotto 3 ospiterà circa 100mila tonnellate di rifiuto. Sempre a maggio è prevista la fase conclusiva del lotto 2, quasi in coincidenza dell’avvio del coltivo del nuovo lotto”.

Nel terzo è stata completata la posa dell’argilla e la relativa verifica, mentre in queste ore è stata ultimata la posa del cosiddetto drenante ed è attesa la relativa verifica di Arpa. Ad oggi sono state ritirate nella discarica di Ferrera Erbognone poco più di 150mila tonnellate di cemento amianto ed a maggio il lotto 3 inizierà ad ospitarne altre 100mila anche se l’esigenza di conferimento che l’azienda registra è ben superiore alle attuali capacità di ricezione.

Amianto : Internazionale

LA MESSA AL BANDO

Anche il Brasile dice addio per sempre all’amianto

Il commento di Bruno Pesce: «Grande storica vittoria, grazie alla lunga lotta contro la fibra criminale»

BRASILIA – Dopo oltre trent’anni dalla messa al bando dell’amianto in Italia, anche il Brasile arriva a mettere un punto a questo tragico capitolo industriale. 

È successo giovedì 22 febbraio, davanti al Tribunale supremo federale brasiliano: la Corte ha ufficialmente decretato illegale l’estrazione, l’industrializzazione, la commercializzazione e la distribuzione del crisotilo (il tipo di fibra ancora in uso fino a pochi giorni fa). 

Solo nel 2017 nello Stato sudamericano era stata varata una legge che imponesse lo stop all’uso dell’amianto (molti anni dopo rispetto all’Unione Europea, ma in linea ad esempio con il Canada dove il ban è arrivato nel 2018). Per un cavillo giudiziario però l’estrazione e il suo impiego industriale sono andati avanti per altri sei anni. 

Nell’agosto di quell’anno la Plenaria aveva già giudicato la legge costituzionale dello Stato di San Paolo che vietava l’uso del minerale e dichiarato l’incostituzionalità dell’articolo 2 della legge federale 9.055/1995, che consentiva invece l’utilizzo dell’amianto. Decisioni simili erano state prese in relazione alle leggi di Pernambuco, Rio Grande do Sul, Rio de Janeiro e Comune di San Paolo. Una lunga serie di ricorsi però è stata causa del ritardo che ha permesso ad esempio di continuare l’attività di estrazione nella Cana Brava, l’ultima cava brasiliana di amianto.

Con la decisione del Tribunale federale il bando ora entra ufficialmente in vigore. Infatti, come si legge dalla sentenza: «Nell’analisi congiunta della mozione di chiarimento, la Plenaria ha confermato la dichiarazione di incostituzionalità della norma federale che consentiva il suo uso». 

Amianto :Discariche

Fermiamo tutti insieme gli oltraggi al territorio”

Nasce “No Valdera avvelenata“ e coordinerà una ventina di associazioni. Tante le battaglie da portare avanti: dalle discariche riaperte al caso Keu.

Si chiama “No Valdera avvelenata” ed un coordinamento di una ventina di associazioni unite dal filo della tutela ambientale ma anche di un contrasto a un modello di sviluppo che in questi ultimi decenni sta caratterizzando la Valdera. Tra i temi c’è la gestione dei rifiuti, la riapertura dell’ex discarica della Grillaia tra Chianni, Terricciola e Lajatico e l’ampliamento della discarica di Legoli a Peccioli. E poi lo scandalo Keu e il progetto per la nuova base militare.

“Il nostro coordinamento – spiega Antonio Piro – raggruppa soggetti differenti dagli studenti agli operai della Piaggio. Il tentativo è quello di rompere il muro dell’indifferenza che si è creato in Valdera su questi temi. Raccogliamo sensibilità diverse unite dal contrasto a un modello di sviluppo che non vogliamo appoggiare. Il prossimo 4 marzo faremo una manifestazione a Pontedera per chiedere alla Regione il ritiro della delibera che ha permesso la riapertura della Grillaia e per bloccare il conferimento dell’amianto”.

La manifestazione in programma per il primo sabato di marzo alle 15.30 sotto il palazzo comunale di Pontedera è incentrata sul tema della Grillaia, ma l’obiettivo del coordinamento è ampliare il raggio di interesse. “Questa sarà la nostra prima manifestazione – continua Piro – ma stiamo già pensando a una seconda a Peccioli, sull’ampliamento della discarica della Belvedere”. Nel manifesto pubblicato dal coordinamento vengono sviscerati i temi di cui vorranno occuparsi, argomenti che magari fino ad ora sono stati trattati singolarmente dalle varie associazioni che ne fanno parte. “La riapertura della ex discarica La Grillaia a Chianni, con il conferimento di 270 mila metri cubi di amianto, rappresenta a nostro parere un inaccettabile oltraggio al territorio della Valdera – scrivono –. La Regione Toscana ha irresponsabilmente autorizzato questo progetto regalando a un privato la possibilità di fare grandi affari contro il bene collettivo al di fuori di un piano regionale pubblico sui rifiuti e, in particolare, sull’amianto”. Poi c’è lo scandalo Keu che ha fatto emergere la questione dell’inquinamento di diversi territori regionali e lo smaltimento illegale dei residui dei fanghi conciari.

Amianto :Discariche

MANIFESTAZIONE CONTRO L’INQUINAMENTO IN VALDERA

MANIFESTAZIONE CONTRO L’AMIANTO, FANGHI, KEU, ALLARGAMENTO DELLE DISCARICHE, INCENERITORI IN VALDERA – PIAZZA DEL COMUNE PONTEDERA – ORE 15.30
La Confederazione Unitaria di Base aderisce alla manifestazione di Valdera Avvelenata del 4 marzo perché i problemi dei cittadini della Valdera non possono essere scissi da quelli dei lavoratori in lotta a tutela della nostra salute e sicurezza

  • Ci accomunano del resto molte cose. Per noi le lotte ambientali si uniscono a quelle per la sicurezza sul lavoro, chi non tutela l’ambiente o pensa di scambiare l’occupazione con la devastazione e l’inquinamento, non sa neppure difendere la forza lavoro e danneggia allo stesso tempo i territori dove viviamo.
  • Ci accomuna il bisogno di cambiare questo stato di cose proprio a partire dal territorio, dove i lavoratori vivono, perché siamo avvelenati dal lavoro tossico ma anche dalle condizioni di insalubrità delle nostre abitazioni, l’inquinamento riguarda la nostra stessa alimentazione, l’aria che respiriamo e l’acqua che si beve. I lavoratori che abitano in Valdera pensavano di vivere in un ambiente sano, lontano dai pericoli di una fabbrica malata o da cantieri pericolosi ma hanno dovuto ricredersi.
  • Le discariche stanno cingendo in un abbraccio mortale la Valdera: Pontedera, Peccioli e Scapigliato formano il vertice di un triangolo che il Centro Tumori di Milano chiama il Triangolo della Morte, per il numero di casi di tumori, che nella nostra provincia ha un’incidenza maggiore di altre parti della Toscana.
  • L’agricoltura è sottoposta a forti pressioni da quanti vorrebbero utilizzarla come discarica di fanghi di depurazione civile e altro, senza dimenticare l’uso smodato di glifosato e pesticidi.
  • Nell’aria presto saranno presenti, se non li fermeremo, le polveri dei camion che trasportano amianto alla discarica della Grillaia a Chianni destinata ad ospitare, in sei anni, ben 270.000 mq di materiale pericoloso e cancerogeno
  • La Grillaia è una discarica chiusa da anni ma la Regione Toscana intende riaprirla perché incapace di mettere in campo soluzioni più moderne e rispettose dell’ambiente investendo fondi per soluzioni ecologiche.
  • Peccioli vedrà l’allargamento, anzi il raddoppio, della sua discarica di rifiuti non trattati in barba a tutte le direttive europee, si parla perfino di costruire un gassificatore (leggi inceneritore) quando è ormai acclarata la pericolosità degli stessi.
  • Infine il capolavoro della Regione Toscana, con l’inchiesta della Magistratura ancora in corso dopo lo scandalo del Keu, residuo di produzione derivante dal trattamento dei fanghi prodotti dagli scarti della concia delle pelli e impropriamente utilizzato per costruire strade.
  • Aderiamo convinti alla manifestazione di Valdera Avvelenata e a tutte le iniziative che seguiranno; le lavoratrici e i lavoratori hanno capito sulla loro pelle che la dignità è data da un lavoro stabile e dignitoso e un ambiente sano ove vivere. E la lotta prima o poi paga e la verità viene a galla.
  • PENSA, RESPIRA, LOTTA, CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE di Pisa e Provincia

Amianto:SCHMIDHEINY

Eternit bis Novara, chiesto l’ergastolo per Schmidheiny

Ergastolo per Stephan Schmidheiny. Questa la richiesta dei due pubblici ministeri, Gianfranco Colace e Mariagiovanna Compare, nel processo Eternit bis di Novara.

Ergastolo per la morte di 392 persone per amianto

L’imprenditore svizzero è accusato dell’omicidio volontario di 392 persone per amianto. Di queste 62 erano dipendenti della fabbrica di Casale Monferrato e 330 residenti nelle zone limitrofe. Le vittime sono quasi tutte morte a causa di mesotelioma per l’esposizione all’asbesto.

I pm hanno chiesto anche, durane l’ultima udienza di qualche giorno fa, l’isolamento diurno e non hanno ipotizzato attenuanti. Nella lunga requisitoria hanno sottolineato il fatto che negli anni in cui l’imputato era responsabile di Eternit, era ben nota la pericolosità dell’esposizione all’amianto. Nonostante questo avrebbe omesso di adottare tutte le misure atte a tutelare la salute dei suoi dipendenti.

Il processo è stato quindi rinviato al prossimo 27 febbraio. In quella data parleranno gli avvocati delle parti civili. Poi la parola spetterà alla Corte d’Assise.

Il 16 gennaio scorso sono stati sentiti ancora una volta i consulenti. I pm hanno posto ulteriori domande per approfondire le questioni del periodo di latenza del mesotelioma o delle altre neoplasie rispetto al momento dell’esposizione e della dose cumulativa.

Quello che si cerca di dimostrare è la responsabilità, senza ombra di dubbio, dell’imprenditore per i decessi di lavoratori e residenti vicino la Eternit. Per questo è necessario chiarire se l’esposizione all’asbesto successiva al 1976, quando l’imputato Shmidheiny è diventato Ceo di Eternit, abbia influito sulla natura dei mesoteliomi.

Ora sono in corso diversi procedimenti penali a Torino, Novara, Napoli e Vercelli, per i siti industriali di Cavagnolo (TO), Casale Monferrato (AL), Bagnoli (NA) e Rubiera (RE).

Il processo di primo grado di Napoli, si è concluso con una condanna 3 anni e 6 mesi di reclusione per la morte di un solo operaio su 8 vittime contestate. Il castello accusatorio non ha retto e anche il reato è stato derubricato da omicidio volontario a omicidio colposo.