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VALDERAAVVELENATA 26 Ottobre Pontedera

LA CURA DEL FUTURO
UN AMBIENTE DI VITA SANO, SENZA KEU, AMIANTO, INCENERITORI, OSSICOMBUSTORI, DISCARICHE, CEMENTIFICAZIONI, BASI MILITARI

La Valdera rappresenta il 2% del territorio toscano ma riceve il 50% dei rifiuti della regione

VOGLIAMO UNA TOSCANA SENZA NOCIVITÀ E DISASTRI AMBIENTALI

E UNA VALDERA NON RIDOTTA A PATTUMIERA IN NOME DEL PROFITTO E DI UN MODELLO PRODUTTIVO ED ECONOMICO LINEARE AL TRACOLLO

VOGLIAMO COSTRUIRE COLLETTIVAMENTE – COMUNI E COMUNITÀ – ECONOMIE VERAMENTE CIRCOLARI CON LA NATURA E SOLIDARISTICHE

Dal Keu ai nodi dell’ambiente. Da tutta la Toscana in città

Il comitato No Valdera Avvelenata organizza una manifestazione a Pontedera per difendere l’ambiente e chiedere un territorio libero da sostanze inquinanti come amianto e keu. Scandali ambientali hanno colpito la Valdera, con casi di gestione abusiva di fanghi e smaltimento illecito di rifiuti speciali.

i nuovo in piazza. Per l’ambiente. Il comitato No Valdera Avvelenata non molla la presa, mentre uno degli scandali che più di tutti ha infiammato il territorio è davanti al giufice di Firenze per l’udienza preliminare: è il caso Keu finito a tonnellate, secondo l’inchiesta, per riempimenti e sottofondi stradali. Anche in Valdera e a Pontedera, fra i 13 siti della regione nel quale è stato individuato dagli inquirenti. Ma la manifestazione il 26 ottobre è in difesa dell’ambiente a 360 gradi. “Noi vogliamo intraprendere un percorso unitario per ricostruire un rapporto morale delle persone con la terra, con l’ambiente e la natura – spiega una nota del Comitato organizzatore della protesta –. Una produzione tutta basata sul consumismo e sul profitto non regge più. Con questo spirito e aspirazione il 26 ottobre a Pontedera facciamo una manifestazione regionale per dire che vogliamo il nostro territorio libero da amianto, keu, inceneritori e basi militari”.

In questi ultimi anni – lo ricordiamo – territori della Valdera sono apparsi a vario titolo in carte d’indagine. Uno dei casi più eclatanti scoppiò nel settembre 2016, e investì l’agricoltura e il suo volto più importante, quello “bio” quando finì sotto la lente una presunta gestione abusiva di fanghi di depurazione contenenti sostanze inquinanti derivanti da cicli industriali incompatibili con il reimpiego in agricoltura. Fanghi, quindi, spacciati per l’accusa, come fertilizzanti e destinati a 800 ettari di terreni anche coltivati a graminacee. Del 2020 l’inchiesta Blu Mais – anche questa già processo in tribunale a Pisa – secondo la quale rifiuti speciali del distretto conciario sarebbero stati smaltiti, secondo le indagini, illecitamente come concime. Anche a Palaia, Montopoli e San Miniato.

23 Settembre

Morti sul lavoro, operaio travolto da una lastra di vetro nel cuneese

La vittima, 57 anni, ha perso la vita dopo essere stata schiacciata da una pesante lastra di vetro. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i vigili del fuoco, che hanno constatato il decesso dell’uomo

Ennesimo incidente sul lavoro, questa volta in Piemonte: la tragedia è avvenuta  in una ditta di serramenti a Villanova Mondovì, in provincia di Cuneo. Da quanto si apprende, un uomo di 57 anni ha perso la vita dopo essere stato travolto da una pesante lastra di vetro. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i vigili del fuoco che hanno costatato il decesso dell’uomo, recuperando il corpo.

22 Settembre

Operaio resta incastrato in un macchinario: gamba amputata

Si tratta di un 23enne impiegato in un’azienda agricola. Soccorso, è stato portato in ospedale ma le ferite riportate erano troppo gravi e non è stato possibile salvargli l’arto

Gravissimo incidente sul lavoro in una cooperativa agricola di Striano, nel Napoletano. Un operaio di 23 anni è rimasto incastrato all’interno di un macchinario. Al giovane è stata amputata una gamba.

Secondo quanto si è appreso l’operaio è stato soccorso e portato in ospedale prima a Sarno e poi a Salerno. Le ferite erano troppo gravi e i sanitari l’hanno sottoposto all’amputazione della gamba destra. Indagini in corso per ricostruire la vicenda da parte dei carabinieri della compagnia di Nola: dalla posizione lavorativa alla tempestività dei soccorsi.

20 Settembre

Andava alla Fincantieri in bicicletta, morto giovane operaio del Bangladesh

Incidente mortale stamattina sul cavalcavia in direzione ponte della Libertà a Venezia. L’uomo, Humayun Kabir di Narsingdi, andava al lavoro verso le 6.30. Travolto ha perso la vita. Kamrul Syed della comunità bengalese ne ha dato notizia insieme ad altri connazionali

Travolto da un’utilitaria mentre andava al lavoro in bicicletta, è morto un giovane operaio di Fincantieri. È il bengalese Humayun Kabir originario di Narsingdi, città della divisione di Dacca in Bangladesh e residente a Mestre. Venerdì mattina probabilmente per via dello sciopero dei mezzi si era messo in strada presto in bicicletta per raggiungere i cantieri quando, sul cavalcavia che porta in via della Libertà a Venezia da Corso del Popolo, si è scontrato con una macchina, è caduto a terra per l’impatto e ha perso la vita. 

A darne notizia è stata la comunità bengalese attraverso uno dei rappresentanti, Kamrul Syed, che ha condiviso pubblicamente la notizia sul suo profilo Facebook mettendo la foto e annunciando la scomparsa del connazionale. Erano le 6.30, spiega, il tempo di attraversare la strada. Subito dopo, tra le 7 e le 8 del mattino, mentre ancora i vigili del reparto Motorizzato della polizia locale di Venezia facevano i rilievi, il traffico è andato in tilt all’ora di punta. Rallentamenti, il tratto del mortale interdetto per via delle misurazioni per la ricostruzione del fatto e i veicoli fermi sul cavalcavia o deviati nei percorsi alternativi. In molti hanno visto il telo a terra e hanno raccontato dell’incidente mortale incontrato al passaggio sulle consuete strade per recarsi al lavoro. La comunità bengalese è in lutto per la scomparsa del concittadino, che era a Venezia per lavorare, e per cui i medici non hanno potuto fare nulla. Le indagini sono della polizia locale di Venezia. Ad aiutare a fare chiarezza saranno le telecamere  del Comune installate su tutta la zona. Mattinata complicata per la viabilità anche a causa dello sciopero dei mezzi, bus e tram.

Amianto : Lutti

Amianto, l’ex ferroviere Pulitanò perde la sorella: “Il killer silenzioso ha fatto il bis nella mia famiglia”

L’annuncio choc del reggino che denunciò il materiale tossico negli impianti Fs. E’ il secondo lutto dopo il fratello Saverio

oche parole che gelano il sangue e tra le quali si annida quello che Antonino Pulitanò chiama da anni il killer silenzioso. L’ex ferroviere reggino annuncia con un post scioccante la morte della sorella avvenuta ieri, ennesimo lutto familiare causato dai veleni dell’amianto. “Il killer – scrive – ha fatto il bis nella mia famiglia. Dopo avere ucciso mio fratello Saverio, capo tecnico sovrastruttura delle Ferrovie dello Stato, non ha risparmiato neanche mia sorella Margherita”. Come sempre le accuse di Pulitanò sono chiare e dirette e ricorda che la donna era stata esposta agli effetti del materiale nocivo: “Mia sorella è colpevole di avere lavato e stirato gli indumenti di lavoro di Saverio, contaminati dal killer silenzioso”.

I funerali sono stati celebrati oggi, un addio commosso tra i tanti messaggi di vicinanza e cordoglio di quanti conoscono la famiglia, oltre ad esponenti del mondo sindacale e politico.

La denuncia dell’amianto killer e il secondo lutto nella famiglia dell’ex ferroviere

La nuova, dolorosa perdita di Nino Pulitanò rafforza nell’ex dipendente di Trenitalia e sindacalista il sentimento di una giustizia ancora negata. Dopo aver denunciato la presenza di decine di tonnellate di amianto nei vagoni in disuso delle Fs rimasti nei depositi di Reggio Calabria, fu licenziato secondo l’azienda per giusta causa, con l’accusa di procurato allarme. Pulitanò aveva segnalato la situazione nel suo ruolo di rappresentante sindacale per chiedere un tempestivo intervento di bonifica e proteggere così la salute dei colleghi ferrovieri ma anche dei residenti nella zona a rischio. L’esposizione alle fibre d’amianto può infatti provocare il mesotelioma, tumore che aveva ucciso il fratello di Nino, Saverio, anche lui in servizio nelle Fs – lo stesso male tornato drammaticamente d’attualità dopo che ad esserne vittima è stato il giornalista Rai Franco Di Mare dopo aver respirato particelle del minerale dannoso. 

Il licenziamento e la complessa battaglia giudiziaria che ne era seguita per otto lunghi anni ha dato ragione a Pulitanò: con la sentenza pronunciata lo scorso 13 novembre 2023, il Tribunale di Reggio Calabria lo ha assolto. Secondo i giudici, non ci sono prove tangibili per stabilire (come sostenuto dall’accusa) che le dichiarazioni del ferroviere abbiano avutouna reale portata lesiva dell’immagine dell’azienda. Al contrario, la denuncia aveva rilevato “una realtà obiettivamente esistente, nell’esercizio del diritto di cronaca e nel rispetto dei canoni della verità, della pertinenza e della continenza”.

Arrivato alla pensione prima della sentenza di non colpevolezza e quindi il reintegro, nel 2021 Nino Pulitanò aveva già ottenuto il riconoscimento mansioni superiori svolte. La corte di Cassazione ha ritenuto infondato l’unico motivo di ricorso proposto dalla società Trenitalia. Inquadrato nella qualifica di livello A per avere svolto l’attività di responsabile del settore manutenzione e verifica dei rotabili presso l’impianto di Reggio Calabria, l’ex dipendente aveva ottenuto anche le relative differenze retributive.

La battaglia di Antonino Pulitanò gli è valsa nel 2018 l’assegnazione del Sangiorgino d’Oro, massima onorificenza del Comune, per il suo ruolo di “portavoce e sentinella dei cittadini che non rinunciano, di tutti coloro che si spendono nel quotidiano, ma anche di coloro che non hanno il coraggio d’agire da soli per il riconoscimento dei propri diritti”. In quell’occasione il sindaco Giuseppe Falcomatà aveva sottolineato il valore civile della denuncia del ferroviere e ricordato il ritardo con cui l’azienda dispose poi la bonifica del deposito contaminato di via Mercalli a Reggio. Lo stesso primo cittadino aveva preso l’impegno di promuovere uno screening medico sulla popolazione nell’area, ma ad oggi non ci sono notizie dell’avvio del progetto. Il nuovo lutto subìto da Pulitanò è un costante monito alle istituzioni per fare luce sulla vicenda e consentire alla gente di conoscere la verità. Secondo il ferroviere, la sorella, malata da un anno, avrebbe contratto il mesotelioma proprio lavando e stirando gli abiti da lavoro del fratello Saverio, poi stroncato dall’esalazione prolungata delle letali particelle di amianto.

Amianto : Discariche

Discarica di amianto: il Movimento Valledora denuncia il silenzio della politica

Il gruppo di cittadini chiede che vengano posti vincoli nella zona per evitare ulteriori impianti

Il Movimento Valledora, tramite Savina Fariello e Anna Andorno, prende posizione a una settimana dalla pubblicazione della sentenza a favore della realizzazione della discarica dell’amianto di Salussola in località Brianco, nella foto l’area dove sorgerà. Un impianto che si trova nella provincia di Biella, ma che inevitabilmente impatta anche sul Vercellese.

“La politica tace. – Sottolineano – Una politica del territorio che manca di una visione d’insieme e Salussola sembra trovarsi in una “bolla”,sola con un problema circostanziato. Eppure le eccellenze presenti danno lustro al nostro territorio con lavoro e prodotti che si consumano anche nel resto mondo. Il basso Biellese vanta ettari di terra dedicata alla produzione di riso DOP. E‘ possibile che la politica locale oltre a non esprimere le opportune considerazioni, non predisponga „adeguati strumenti legislativi“ a tutela del territorio e delle attività agricole e non”.

Una montagna alta 18 metri

“Ricordiamoci che qui creeremo un buco profondo 15 metri e poi una montagna alta 18 metri nonostante i siti idonei individuati dalla regione Piemonte fossero altri.

Perché tacere a fronte di aziende che sono parte delle storia locale? Che sono state capaci di crescere e non di chiudere, nonostante la crisi economica che ci ha investito? Mantengono integro un territorio rurale, un rurale “di lusso” considerata la qualità del prodotto, impiegano dipendenti e creano un indotto economico per nulla indifferente. Meglio terreni abbandonati oppure l’incuria, come capita in molte parti d’Italia? Perché, dover sacrificare attività e territorio per una discarica di amianto, che assolutamente non ha nulla a che vedere con il contesto che la circonda. Perché continuare ad aprire le porte del Basso Biellese al business dei rifiuti, porte che in altre Regioni vengono chiuse dirottando rifiuti da noi?”.

Bisogna fermare l’assalto”

“Occorre una soluzione per fermare questo ‘assalto’ e rimediare alle evidenti carenze legislative esistenti, può essere l’aggiornamento al Piano Territoriale Regionale che deve, a nostro parere, tenere maggiormente in considerazione le peculiarità positive del territorio, specie quando su queste sono basate le economie locali.

Gli imprenditori che hanno investito nella loro azienda, gli abitanti che hanno costruito la loro casa non possono essere lasciati alla mercè di ‘iniziative’ private che mettono in discussione l‘attività e la qualità di vita.

Purtroppo anche Salussola-Brianco, dove è già stato autorizzato un impianto di trattamento rifiuti e ora la discarica, sembra destinato a ripercorrere le medesime tappe vissute in Valledora: si inizia con un impianto poi ne seguono sempre altri che aggravano la situazione ambientale, le conseguenti emissioni e l’impatto paesaggistico peraltro non a fronte di necessità locali ma sempre in nome del bussines”.

“I cittadini prendano atto delle decisioni politiche”

“Per contrastare il fenomeno dell’accumulo in poco spazio di impianti inquinanti occorre inserire nel Piano Territoriale Regionale il ‘fattore di pressione’ per mantenere un‘ adeguata distanza sia tra impianti e abitazioni e/o aree agricole. I cittadini prendano atto delle decisioni assunte dalla politica che governa le istituzioni, che hanno lasciato aree sempre più estese del territorio alla volontà dell’interesse privato, poichè nessuno deve trovarsi costretto a lasciare le propria abitazione e il proprio lavoro, vanificando gli investimenti fatti.

Il Movimento di cittadini, le associazioni, le persone che hanno investito risorse non possono cambiare le sorti del Basso Biellese, serve una politica responsabile. Gli amministratori devono sollevare la questione e individuare soluzioni concrete”.

15 Settembre

Travolto da un muletto, muore titolare impresa nautica Olbia

Incidente sul lavoro a Olbia.  Giancarlo Campus, 66 anni, titolare dell’impresa nautica ‘Sail Board’, è morto dopo essere rimasto schiacciato da un carrello elevatore,

 Sul posto, oltre a una squadra dei vigili del fuoco e del 118, sono intervenuti gli uomini del commissariato di Olbia e dello Spresal

 Subito le sue condizioni erano apparse gravi e l’imprenditore è deceduto qualche ora dopo l’incidente.

Lavora su muretto e cade in scarpata, morto 60enne

L’incidente nel vicentino, decesso dopo tentativo soccorsi

Incidente mortale questa mattina in una zona collinare di via Faldi a Chiampo (Vicenza).

La vittima è un ex muratore 60enne che probabilmente stava eseguendo alcuni lavori di manutenzione in un muretto di cinta della sua abitazione.

Secondo una prima ricostruzione avrebbe perso l’equilibrio cadendo in una scarpata. Un volo di diversi metri che lo ha fatto finire a pochi passi da una roggia. A trovare il pensionato ancora in vita è stato un escursionista che ha così dato l’allarme. Sul posto è arrivato un elicottero del Suem 118 e i Vigili del fuoco ma per l’uomo non c’è stato nulla da fare a causa dei traumi riportati nella caduta.
   

11 Settembre

Incidente sul lavoro, grave giovane operaio dopo una caduta dall’impalcatura

Il 23enne di Ercolano è in ospedale ad Avellino

Nel pomeriggio di ieri ad Avellino grave incidente in un cantiere situato nelle immediate vicinanze di Piazza Kennedy. Intorno alle 16, un giovane operaio di Ercolano di 23 anni è precipitato da un’impalcatura per cause ancora in fase di accertamento.

. Le indagini sono state prontamente avviate dagli agenti delle Volanti di Via Palatucci, coadiuvati dal personale dell’Ispettorato del Lavoro e dell’ASL. 

Sul posto è immediatamente intervenuto il personale del 118, che ha trasportato il ferito – politraumatizzato – all’ospedale Moscati di Avellino. Il giovane non sarebbe in pericolo di vita secondo quanto trapela.

La percezione del rischio di subire un infortunio è più alta tra i lavoratori occupati nell’edilizia (57%), nei trasporti (46%) e nell’agricoltura (44%) e tra i conducenti (68%), le forze dell’ordine o militari (58%), gli infermieri o tecnici sanitari (48%) e gli operatori socio-sanitari (43%).

Amianto : Discariche

Via libera alla discarica di amianto di Brianco, la rivolta degli agricoltori

La sentenza del Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del Tar, Amarezza tra residenti, risicoltori e produttori locali

La zona dove dovrebbe sorgere la discarica

La realizzazione della discarica di amianto al Brianco  nel Biellese  – così come previsto dall’ultima sentenza del Consiglio di Stato –  per residenti e agricoltori della zona rappresenta una sconfitta,  ma – fanno sapere – i produttori continueranno a lottare.

Sull’approvazione della discarica interviene Benedetto Coppo, presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella: «La sentenza è fonte di delusione perché non entra nel merito di questioni di importanza fondamentale per il comparto agricolo, come la stretta vicinanza della discarica ai campi coltivati a riso e la sua compatibilità rispetto alla zona di produzione di un’eccellenza come il riso di Baraggia Dop. La sentenza non rispetta il nostro territorio e non tutela gli imprenditori che investono per mantenere l’equilibrio del delicato agrosistema risicolo». 

La miniera di Milena: da discarica di amianto a opportunità di crescita

Anche questa lotta politica sta arrivando all’obiettivo” – afferma con visibile soddisfazione Gianfranco Cammarata, portavoce del Collettivo Letizia.

” La notizia della pubblicazione del bando per l’individuazione del concessionario  della miniera di Milena è una notizia che ci riempie di gioia. Qualche anno fa il Collettivo Letizia, insieme al meet up San Cataldo 5 Stelle, al WWF Sicilia Centrale, a No Serradifalko, cittadini di Milena e a illustri geologi del territorio, si è impegnato in una battaglia politica contro il provvedimento del governo regionale che indicava la miniera di Milena, insieme a quella di Bosco e al sito di Biancavilla, quali sedi per lo stoccaggio dell’amianto dell’intera isola. Era una idea assurda e insostenibile, specie pensando che la miniera di Milena non è mai stata utilizzata, nemmeno per un solo giorno. Anziché un contenitore di amianto la miniera diventerà un altro strumento di ricchezza per il territorio e per l’ampliamento occupazionale.”

“Insieme alla notizia dell’utilizzo delle risorse della cosi detta montagna di sale – continua il portavoce del Collettivo Letizia – la zona del vallone diventerà occasione di crescita e di freno alla emigrazione interna. Queste notizie indicano con chiarezza che quando i cittadini si impegnano in positive lotte politiche gli obiettivi si raggiungono.

8 Settembre

Gli cade addosso un macchinario, morto un operaio di 49 anni

È successo sabato mattina alla Omci srl di Camponogara, ditta specializzata in lamiere di metallo per la fabbricazione di caldaie. Ha perso la vita Andrea Griggio di Campagna Lupia

Centrato da un macchinario in metallo che gli è caduto addosso mentre stava lavorando sabato mattina, ha perso la vita un operaio di 49 anni, Andrea Griggio di Campagna Lupia. Lavoratore della Omci srl di Camponogara, specializzata in lamiere in metallo per la fabbricazione di caldaie, è stato colpito dal materiale ed è morto improvvisamente.

Nonostante i soccorsi non è stato possibile salvarlo. I titolari stessi della Omci hanno avvertito i famigliari del lavoratore, mentre i carabinieri hanno fatto i primi sopralluoghi prima dell’arrivo dello Spisal a cui è passata l’indagine.

Ennesima morte bianca dopo gli incidenti dei giorni scorsi, l’ultimo dei quali un mortale che ha coinvolto un autotrasportatore 67enne di Spinea, scomparso in provincia di Alessandria. La Omci di Camponogara era attiva, nonostante fosse sabato. La società lavora infatti sui grandi ordini e avendo un portafoglio di grossi clienti con prenotazioni che si accumulano nel tempo, produce in base al volume delle commissioni che varia periodicamente. Tra il personale presente c’era in azienda anche l’operaio di Campagna Lupia. Per Griggio doveva essere una mattina di lavoro come altre. Invece dopo servizio dal portone di quella ditta non è più uscito. Informata la procura.