Operaio della Marina militare morto a 52 anni per amianto, risarcimento di 700mila euro ai familiari
L’uomo, originario di Catania, aveva prestato servizio per due anni (dal 1984 al 1986) presso il Maricentro di Taranto e a bordo della nave Intrepido, dove lavorava nei locali motori, circondato da fibre di amianto invisibili e letali
E’ diventata definitiva la sentenza del tribunale del Lavoro di Siracusa che ha riconosciuto Francesco Tomasi, meccanico navale della Marina Militare, come vittima del dovere, dopo la sua morte per un tumore polmonare causato dall’esposizione all’amianto. Aveva solo 52 anni. L’uomo, originario di Catania, aveva prestato servizio per due anni (dal 1984 al 1986) presso il Maricentro di Taranto e a bordo della nave Intrepido, dove lavorava nei locali motori, circondato da fibre di amianto invisibili e letali che, nonostante fosse ben nota da tempo la pericolosità, respirava quotidianamente, senza tutele, senza dispositivi di protezione individuale.
Nel giugno del 2017, la diagnosi: tumore al polmone. In solo quattro mesi, nell’ottobre dello stesso anno, Tomasi muore lasciando la moglie e due figli. È stato l’inizio di una lunga e dolorosa battaglia legale, portata avanti dalla famiglia con l’assistenza dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto. Dopo il diniego iniziale da parte delle autorità competenti, il tribunale ha finalmente riconosciuto l’equiparazione a vittima del dovere, con il relativo diritto a ricevere i benefici previsti per i familiari.
Il Ministero della Difesa è stato condannato a versare alla vedova e alla figlia circa 700 mila euro complessivi – tra speciale elargizione (300 mila euro) e vitalizi arretrati (400 mila euro) – oltre a un vitalizio mensile di circa 2 mila e 400 euro. “Questa sentenza restituisce un frammento di giustizia a una famiglia segnata per sempre dalla perdita e dal silenzio istituzionale”, spiega Bonanni. “Francesco Tomasi è uno dei tanti militari che hanno servito il Paese con onore, inconsapevolmente esposti a una sostanza letale – aggiunge -. L’amianto ha ucciso in modo lento e crudele, e ancora oggi le famiglie devono affrontare processi lunghi e dolorosi per vedere riconosciuti i propri diritti. È una doppia ingiustizia che non possiamo più tollerare”.
È morto l’operaio caduto da sei metri in cantiere su statale a Cagliari
Foto da Facebook
Michele Fuedda, dipendente di una ditta in subappalto, mentre lavorava è caduto da una griglia di congiunzione. Trasportato al Brotzu con l’elisoccorso in condizioni disperate, non ce l’ha fatta
È morto nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Brotzu di Cagliari, dove era ricoverato da metà mattina, l’operaio di 39 anni di Pula vittima dell’infortunio sul lavoro avvenuto in un cantiere per la realizzazione della Statale 195 bis a Capoterra. Michele Fuedda, dipendente di una ditta in subappalto, mentre lavorava è caduto da una griglia di congiunzione. Un volo di oltre sei metri e poi lo schianto sul terreno. Il 39enne è stato subito soccorso e trasportato al Brotzu con l’elisoccorso in condizioni disperate. I medici hanno tentato in tutti i modi di salvargli la vita, ma nel pomeriggio il suo cuore ha smesso di battere. Carabinieri e tecnici dello Spresal continuano a lavorare per ricostruire nei dettagli quanto accaduto nel cantiere.
Modugno, operaio 54enne cade da un ponteggio e muore. Sequestrato il cantiere edile dove lavorava
Un operaio di 54 anni è morto mentre era a lavoro in un cantiere di Modugno, in provincia di Bari. La vittima, secondo quanto si apprende, sarebbe precipitata da un ponteggio facendo un volo di almeno cinque metri. Il 54enne è stato soccorso dal personale del 118, ma è morto poco dopo il suo arrivo al Policlinico di Bari. Il cantiere è stato sequestrato e sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale dello Spesal della Asl di Bari. Secondo quanto si apprende, il 54enne ha subito un grave trauma cranico ed una emorragia cerebrale. E’ morto dopo l’arrivo al pronto soccorso del Policlinico di Bari. Il corpo è a disposizione dell’autorità giudiziaria. “Ci stringiamo al dolore della famiglia, con il cordoglio della nostra intera comunità”, è il commento del sindaco di Modugno, Nicola Bonasia.
Ancora un incidente sul lavoro: operaio ricoverato d’urgenza dopo essere stato colpito da un palo
Immediati i soccorsi. Indagini in corso
Paura a Portici dove questa mattina, poco prima delle 8, un operaio 58enne è rimasto ferito mentre ristrutturava un immobile in via Cellini.
Dai primi accertamenti è emerso che la vittima sarebbe stata travolta da un elevatore monofase a palo mentre lo manovrava con il telecomando. L’apparecchio si sarebbe ribaltato colpendo l’operaio che ha riportato delle lesioni alla mano, al braccio e all’avambraccio.
Immediati i soccorsi per l’uomo che è stato ricoverato nel reparto di chirurgia dell’ospedale del Mare. Sul posto è intervenuto il personale della Polizia Municipale, insieme ad Asl e vigili del fuoco. Il palo, secondo i primi rilievi, non sarebbe stato fissato al suolo.
Dopo i tre operai morti a Napoli, altro incidente sul lavoro: a Pompei due feriti gravi
Anche stavolta, gli uomini sono precipitati nel vuoto. Intanto la procura della Repubblica del capoluogo campano ha affidato al medico Luigi Riccardi l’incarico di eseguire l’autopsia sui corpi delle tre vittime di venerdì scorso, Luigi Romano, Ciro Pierro e Vincenzo Del Grosso
Due operai sono rimasti gravemente feriti in un incidente sul lavoro a Pompei, in provincia di Napoli, nel centrale viale Unità d’Italia nella tarda mattinata di lunedì 28 luglio. Si tratta di un 35enne di Pozzuoli e di un 43enne di Caivano, entrambi sono ricoverati in gravi condizioni con prognosi riservata. I due sono dipendenti di una ditta che si occupa della manutenzione delle antenne nei pressi della stazione ferroviaria. Lavori che non riguardano appalti collegati a Rfi, come precisa la stessa azienda in una nota.
Secondo le prime ricostruzioni stavano lavorando dentro a un cestello mobile quando il braccio meccanico che lo reggeva si è rotto, facendo precipitare i due uomini per circa 12 metri.
Operaio 61enne morto travolto dal crollo di un muro in Calabria
Stava lavorando alla demolizione insieme ad un collega
n operaio di 61 anni, Franco La Cava, originario di Malvito, è morto in un incidente sul lavoro nel primo pomeriggio di oggi in un cantiere privato situato in contrada “Corvo”, nel territorio comunale di Altomonte, nel cosentino. L’uomo era impegnato nella demolizione di un muro di sostegno e nella sua ricostruzione insieme a un altro operaio che era a bordo di un escavatore.
La dinamica dell’incidente ancora non è ancora del tutto chiara.
Muore schiacciato dal trattore, vittima trovata 24 ore dopo
Incidente nel Trevigiano, allarme della sorella
Un agricoltore di 55 anni di Valdobbiadene (Treviso) è morto schiacciato dal trattore con il quale stava svolgendo dei lavori nella sua vigna a Guia di Valdobbiadene.
La morte, secondo una prima ipotesi dei carabinieri, risalirebbe all’altro ieri.
Napoli, cadono dal montacarichi in un cantiere al Vomero: morti tre operai
L’incidente è avvenuto questa mattina alle 9.40 in via Domenico Fontana a Napoli, nel quartiere Vomero. Secondo una prima ricostruzione, i lavoratori erano impegnati in lavori di ristrutturazione di un edificio di sei piani, quando è improvvisamente crollato il ponteggio mobile
Ennesimo incidente sul lavoro. Tre operai sono morti dopo essere caduti da un montacarichi in un cantiere a Napoli. L’incidente è avvenuto questa mattina alle 9.40 tra via Domenico Fontana e via San Giacomo dei Capri, nel quartiere Vomero. Secondo una prima ricostruzione, i lavoratori, tutti cinquantenni e di nazionalità italiana, erano impegnati in lavori di ristrutturazione in un edificio di sette piani, quando è improvvisamente crollato il ponteggio mobile. A causa dell’elevata altezza, intorno ai 20 metri, i tre operai sono morti sul colpo. Stando alle prime ricostruzioni, i tre sarebbero precipitati al suolo dopo il rovesciamento di un cestello elevatore. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco e la polizia, e i primi rilievi sono stati affidati degli agenti dell’ufficio prevenzione generale della Questura di Napoli e delle Volanti.
I tre operai si trovavano su un montacarichi con cestello della ditta per cui lavoravano ed erano impegnati nel rifacimento del tetto dell’edificio. Le vittime sono precipitate dall’altezza del settimo piano, dove la cabina-cestello del montacarichi che avrebbe dovuto portarli sul tetto dell’edificio si è fermata. La cabina si è inclinata e i tre sono finiti nel vuoto e dunque sul selciato di una chiostrina interna all’edificio. Qualcuno ha provato a soccorrerli, chiamando subito un’ambulanza ma per loro non c’è stato nulla da fare. Le indagini si indirizzeranno in primo luogo sulle cause del cedimento di quel componente ritenuto, al momento, alla base dell’incidente.
I tre operai si trovavano su un montacarichi con cestello della ditta per cui lavoravano ed erano impegnati nel rifacimento del tetto dell’edificio. Le vittime sono precipitate dall’altezza del settimo piano, dove la cabina-cestello del montacarichi che avrebbe dovuto portarli sul tetto dell’edificio si è fermata. La cabina si è inclinata e i tre sono finiti nel vuoto e dunque sul selciato di una chiostrina interna all’edificio. Qualcuno ha provato a soccorrerli, chiamando subito un’ambulanza ma per loro non c’è stato nulla da fare. Le indagini si indirizzeranno in primo luogo sulle cause del cedimento di quel componente ritenuto, al momento, alla base dell’incidente.
Incidente sul lavoro, uomo muore schiacciato da un muletto
Nel bresciano un uomo di 69 anni è morto dopo essere stato schiacciato da un muletto all’interno di un cantiere a Bagnolo Mella. L’uomo, titolare dell’azienda, doveva consegnare un carico quando è stato colpito dal mezzo.
Calabria, ancora un morto sul lavoro agricolo: Federacma denuncia l’assenza di controlli sui trattori
Un’altra tragica morte sul lavoro nelle campagne calabresi ha segnato la giornata a Platì, nella Locride. Un agricoltore di 63 anni ha perso la vita schiacciato dal suo trattore, ribaltatosi improvvisamente mentre lavorava su un terreno alla periferia della cittadina. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe perso il controllo del mezzo agricolo per cause ancora da accertare. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, i vigili del fuoco e il personale del 118, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare.
Questa è almeno la seconda morte legata al ribaltamento di un mezzo agricolo in Calabria in meno di un mese: lo scorso 30 giugno un altro uomo di 56 anni era morto in provincia di Catanzaro in circostanze simili
Tre morti sul lavoro in poche ore: tragedie nei campi, in fabbrica e in cantiere
24 luglio 2025 – Giornata nera per la sicurezza sul lavoro in Italia: nel giro di poche ore, tre uomini hanno perso la vita in circostanze diverse ma accomunate dalla fragilità dei contesti lavorativi, tra campagne, cantieri ed aziende. Una scia di tragedie che riaccende l’allarme sulla necessità di controlli più severi, prevenzione efficace e tutela reale per chi lavora.
ore 16:30 – Platì, provincia di Reggio Calabria: un agricoltore di 63 anni, Domenico Perre, ha perso la vita in un tragico incidente sul lavoro mentre lavorava con il suo trattore su un terreno a Platì. Il mezzo, per cause al vaglio degli inquirenti, si è ribaltato all’improvviso schiacciando l’uomo, morto sul colpo. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, il personale sanitario del 118 e i carabinieri che hanno avviato indagini per ricostruire la dinamica dell’incidente.
ore 16:57 – Melpignano, provincia di Lecce: un operaio di 49 anni, originario dell’India e residente a Maglie, Baker Abdlmoati, è deceduto probabilmente a causa di un infarto durante una pausa nel turno di lavoro all’interno di un’azienda nautica. Non vedendolo rientrare, i colleghi hanno forzato la porta e lo hanno trovato esanime sul pavimento del bagno aziendale; i tentativi di rianimazione del 118 si sono rivelati vani. Sul luogo sono intervenuti carabinieri e ispettori dello Spesal per verificare la sicurezza sul lavoro.
ore 18:48 – Bergeggi, provincia di Savona: un operaio edile di 66 anni è caduto dal tetto di una villetta in ristrutturazione, in via Torre d’Ere, ed è morto sul colpo a causa delle gravissime lesioni riportate. L’allarme è scattato intorno alle 16:30, sul posto sono intervenuti il 118 e la Croce Bianca di Spotorno, ma i soccorsi non hanno potuto salvarlo. I carabinieri hanno avviato accertamenti per chiarire le responsabilità e le cause della caduta.
Era disperso in mare: recuperato il corpo del pescatore Tony Magliozzi a 50 metri di profondità
L’imbarcazione si era capovolta al largo di Anzio. Ieri era stato salvato il figlio 37enne, Andrea, anche lui a bordo del peschereccio. Del padre non c’era però nessuna traccia
L’imbarcazione “Resurgo”, dove si trovavano Tony Magliozzi e il figlio, è sprofondata a circa 50 metri di profondità. Le operazioni di ricerca, condotte dal nucleo sommozzatori del comando di Roma con il supporto dei colleghi di Napoli e della capitaneria di porto, sono state particolarmente delicate e complesse. L’area interessata doveva infatti essere messa in sicurezza a causa della presenza di 250 metri di rete da pesca.
Le cause dell’incidente sono ancora in fase di accertamento. L’imbarcazione si è repentinamente inclinata e si è poi capovolta in acqua. Andrea Magliozzi, è stato tratto in salvo quasi subito mentre del padre non c’è alcuna traccia. Fino a oggi, quando il corpo senza vita è stato recuperato e portato al molo di Anzio.
Tragedia a Sant’Angelo a Cupolo: operaio muore cadendo da un ponteggio nella chiesa di Motta
Un nuovo dramma scuote il Sannio. Un operaio di 62 anni ha perso la vita questo pomeriggio dopo essere precipitato da un ponteggio mentre era impegnato come volontario in lavori di ristrutturazione in una chiesa alla frazione di Motta, nel comune di Sant’Angelo a Cupolo, dove era stata fatta una raccolta fondi per la riqualificazione.
A causa degli interventi di manutenzione dell’edificio religioso, infatti, il parroco don Francois Balinda Bazimana aveva chiesto e ottenuto dal Comune l’uso temporaneo dell’ex edificio scolastico di Motta per lo svolgimento di funzioni liturgiche nel periodo estivo.
Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo stava lavorando a diversi metri d’altezza quando, per cause ancora in fase di accertamento, sarebbe caduto nel vuoto battendo violentemente la testa a terra. L’impatto si è rivelato fatale: inutili i soccorsi giunti sul posto, che hanno potuto soltanto constatarne il decesso. Al momento della caduta, all’interno dello stabile c’era solo un altro operaio – volontario anche lui -, il quale ha sentito un tonfo, si è affacciato nella stanza accanto ed ha visto il corpo a terra del 62enne
Tragedia sul lavoro a Torre Le Nocelle: muore operaio 41enne in un cantiere
Torre Le Nocelle (AV) – Un drammatico incidente sul lavoro è avvenuto questa mattina in un cantiere edile del comune irpino: un operaio di 41 anni ha perso la vita dopo una caduta, durante il turno di lavoro.
Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l’uomo sarebbe scivolato e avrebbe battuto violentemente la testa su alcune pietre, perdendo subito conoscenza. Sul posto sono immediatamente intervenuti i soccorsi, ma per il 41enne non c’è stato nulla da fare: è deceduto prima dell’arrivo in ospedale.
Le cause del decesso sono ancora in fase di accertamento. Al momento, gli inquirenti non escludono l’ipotesi di un malore improvviso, che potrebbe aver causato la caduta. Non si esclude, però, neppure l’eventualità di un incidente legato a una manovra accidentale sul luogo di lavoro.
Sul posto sono giunti i Carabinieri della Compagnia di Mirabella Eclano, che hanno proceduto al sequestro dell’area del cantiere per consentire i rilievi tecnici e gli accertamenti del caso. È stato allertato anche il personale dello SPISAL (Servizio Prevenzione Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) per verificare il rispetto delle norme di sicurezza.
Incidente sul lavoro in aeroporto, morto operaio 64enne. È caduto mentre aggiustava i condizionatori
Le sigle sindacali hanno denunciato l’accaduto. Una anno fa un altro operaio morì al ‘Leonardo da Vinci’ di Fiumicino
Un operaio di 64 anni è morto è morto all’interno dell’aeroporto di Fiumicino a seguito di una caduta dall’alto. Il lavoratore è precipitato dal tetto delle officine motori, ex-Alitalia e oggi gestita da un’altra società, mentre manuteneva i condizionatori.
Il 64enne, secondo quanto appreso da fonti sindacali, era dipendente di una ditta di appalto che svolge l’attività per il gestore aeroportuale e per diverse altre aziende. Proprio i sindacati, appresa la notizia, hanno protestato. L’incidente, a quanto si è appreso, è avvenuto presso l’officina, gestita da diversi anni dalla stessa società, situata nelle vicinanze del varco numero 5 dell’aeroporto. Le condizioni sono apparse subito gravi e, nonostante il tempestivo intervento dell’elisoccorso e dell’ambulanza, per l’operaio non c’è stato nulla da fare.
Tir si ribalta in autostrada: morto 48enne napoletano
Tir si ribalta in autostrada: morto 48enne napoletano
Grave incidente stradale lunedì 21 luglio sull’autostrada A1, in direzione nord, tra i caselli di Fabro e Chiusi, al confine tra Umbria e Toscana. Un tir carico di bottiglie d’acqua minerale si è ribaltato occupando completamente la carreggiata nord e parzialmente anche quella sud. Purtroppo, il conducente del mezzo pesante, un uomo di 48 anni originario della provincia di Napoli, ha perso la vita.
Furgone tampona camion: morto il conducente 43enne
Incidente mortale sull’autostrada A1, intorno alle 7 di oggi, 21 luglio. Un furgone ha tamponato un mezzo pensate sul tratto della Panoramica, al km 261+500 in direzione Nord. Ne dà notizia Firenze Today.
I vigili del fuoco del comando di Firenze, distaccamento di Barberino del Mugello hanno ha estratto dalle lamiere del furgone il conducente, un uomo di 43 anni, rimasto bloccato all’interno della cabina di guida. Sul posto polizia stradale e personale delle Autostrade per l’Italia. Nonostante le manovre di rianimazione del personale sanitario intervenuto, è stato constatato il decesso. Il conducente del mezzo pesante è rimasto illeso.
Esposizione all’amianto, riconosciuto danno terminale ma non danno parentale
La vicenda riguarda la responsabilità del Ministero della Difesa e del datore di lavoro per l’omessa prevenzione dell’esposizione all’amianto, che ha portato al decesso della vittima per mesotelioma. La Corte d’Appello di Lecce ha riconosciuto un risarcimento iure hereditatis per il danno terminale subito dal lavoratore esposto all’amianto, rigettando però la richiesta dei familiari per il danno parentale iure proprio. La Cassazione conferma la sentenza d’appello, ribadendo la corretta valutazione del nesso causale e l’inammissibilità del danno parentale in assenza dei presupposti.
L’esposizione all’amianto, la malattia e il decesso
La Corte d’appello di Lecce condanna in solido il datore di lavoro e il Ministero della Difesa a pagare, a titolo di danno non patrimoniale terminale iure hereditatis, l’importo di 185.918,00 oltre accessori. Ha dichiarato inoltre inammissibile la domanda di risarcimento danni iure proprio formulata dagli appellanti a titolo di danno parentale.
Secondo la Corte d’appello, la responsabilità del Ministero della Difesa sussiste ai sensi dell’articolo 2051 c.c., poiché la patologia contratta dal lavoratore – che ne ha causato successivamente il decesso – è risultata riconducibile all’esposizione all’amianto. Tale esposizione è avvenuta durante l’esecuzione di attività oggetto di appalto, in ambienti contaminati costituiti da navi, ponti di volo e dall’intera area dell’arsenale, tutti beni di proprietà del Ministero.
Quest’ultimo per andare esente della responsabilità ex art. 2051 c.c., avrebbe dovuto dimostrare di aver scelto un appaltatore adeguato, di avergli fornito adeguate direttive e di aver esercitato i suoi poteri di controllo e vigilanza sull’attività dello stesso con la necessaria diligenza, di modo che il danno potesse ritenersi causato da una condotta dell’appaltatore non prevedibile e/o evitabile quindi in sostanza riconducibile all’ipotesi del caso fortuito costituito dalla condotta del terzo.
Oltre a ciò la documentazione allegata dal Ministero evidenziava la piena consapevolezza da parte della Marina militare del rischio per la salute costituita dall’attività di coibentazione e rimozione dell’amianto oggetto di appalto.
CTU: il mesotelioma cagionato dall’esposizione all’amianto
Il CTU medico-legale ha confermato che il decesso della vittima per mesotelioma maligno era stato cagionato dall’esposizione all’amianto.
Per quanto concerne la liquidazione del danno, i Giudici di appello hanno il danno biologico secondo le indicazioni tabellari fornite dal CTU osservando che “la particolarità del caso in esame – come ben evidenziato il CTU nella risposta ai quesiti formulati dalla Corte, che, erroneamente, includevano anche quello relativo al danno biologico per invalidità permanente che nella specie non è ipotizzabile stante l’exitus del lavoratore – è che alla malattia contratta è sopraggiunta la morte”.
I Giudici di appello, in sostanza, hanno seguito il consolidato orientamento secondo cui sopraggiunta la morte, il danno biologico doveva essere correttamente liquidato secondo il criterio della invalidità temporanea sub specie di danno terminale – da trasmettere agli eredi – nelle varie componenti di danno biologico e di danno morale (o catastrofale), considerata la durata della grave malattia dalla data della diagnosi fino al decesso. Per i 2 anni e 309 giorni di sofferenza, intercorsi tra la diagnosi della malattia ed il decesso, i giudici hanno liquidato l’importo pari a 185.918,00 secondo il criterio unitario ed i valori a scalare propri della tabella di Milano sul danno terminale.
L’intervento della Cassazione
Secondo la società datrice di lavoro della vittima la Corte di appello avrebbe errato nel non adeguatamente valutare il concreto atteggiarsi del rapporto di lavoro intercorso con il lavoratore in relazione alla patologia contratta ed alla luce delle considerazioni cliniche esposte dal CTU nell’elaborato peritale.
Quanto censurato è infondato. La Corte di appello ha innanzitutto valutato il reale atteggiarsi del rapporto di lavoro della vittima tanto che sul punto ha rinnovato l’esame dei testimoni per verificare in quale ambiente e con quali modalità egli avesse in concreto lavorato. Quindi non ha omesso di valutare alcun fatto decisivo, né ha contraddetto le tesi e le conclusioni sostenute dalla CTU, ma le ha valutate integrandole logicamente alla luce della istruttoria testimoniale espletata e della corretta applicazione delle norme giuridiche
La Corte ha infatti affermato, sulla scorta delle rinnovate prove testimoniali, che vi fu una esposizione all’amianto- non solo nel periodo di lavoro precedentemente svolto alle dipendenze di una cooperativa, ma anche nel periodo di lavoro successivo svolto presso il datore coinvolto nel giudizio in parola. Posto che anche questa impresa effettuava lavori di decoibentazione dei rivestimenti di amianto dalle navi senza osservare le prescrizioni di legge, mentre il lavoratore era adibito a lavori di pulizia (pulizia di sentine, cassa olio e casse acqua) a bordo nave; per cui egli rimaneva esposto all’azione nociva delle fibre pericolose sprigionatesi nello stesso ambiente.
La esposizione al fattore nocivo e pericoloso (primo elemento del nesso di causa) è dimostrato secondo la Corte dallo svolgimento del rapporto dal 1998 al 2006 in queste condizioni (mentre dal 2006 al 2010 la vittima è stato posta in cassa integrazione).
Le prove testimoniali
Si ritiene, pertanto, che legittimamente la Corte, dovendo “sciogliere il dubbio” sul punto ha chiesto chiarimenti ai testimoni, a fronte di una sentenza di primo grado che aveva delimitato la esposizione solo al primo periodo di lavoro svolto alle dipendenze della Cooperativa.
Ciò ha condotto a ritenere che l’esposizione a rischio, che il Consulente ha riferito essersi consumata solo nel primo periodo, doveva dirsi avvenuta anche nel secondo periodo di lavoro svolto alle dipendenze della datrice convenuta sul presupposto di fatto accertato che il lavoro effettuato dalla vittima non era diverso nel primo e nel secondo periodo.
Per completezza si aggiunge che il CTU ha evidentemente formulato una diagnosi di derivazione causale in termini generali, riferendola all’esposizione complessiva subita dal lavoratore, senza distinguere tra il primo ed il secondo periodo di occupazione. Inoltre la (importante) complessa questione relativa a quale tra le esposizioni subite dal lavoratore sia stata effettivamente influente sullo sviluppo del tumore non è invece affrontata nei motivi di ricorso.
La sentenza di appello risulta quindi del tutto conforme al diritto e si sottrae alle infondate censure sollevate.