Operaio morto d’amianto a Bagnoli, prescrizione per Schmidheiny: ma dovrà risarcire la famiglia
Il caso di Antonio Balestrieri, ex operaio Eternit. Medicina Democratica chiede che nell’ordinamento penale sia introdotto il reato di omicidio da lavoro
A Napoli nel quartiere di Bagnoli per 47 anni – dal 1938 al 1985 – ha operato uno stabilimento di produzione di Eternit, il materiale contenente amianto che è stato largamente utilizzato per decenni in virtù delle sue caratteristiche di resistenza al fuoco, di economicità e di plasmabilità. Sebbene già negli anni Sessanta del Novecento ci fossero studi epidemiologici che ipotizzavano una relazione tra l’esposizione all’amianto e l’insorgenza di gravi patologie, in Italia solo nel 1992 fu approvata la legge che vietava la produzione e la commercializzazione di tale materiale.
Restano come eredità di quella lunga stagione manufatti disseminati in ogni dove ed una lunga scia di decessi che hanno colpito chi lavorò negli impianti dove si produceva amianto e talora anche i familiari degli operai, che furono contaminati dalla polvere delle tute dei congiunti. Anche a Napoli ci sono stati morti per amianto.
Antonio Balestrieri, un ex operaio della Eternit, si è spento nel 2009 per mesotelioma. Della vicenda sua e di altri ex lavoratori della Eternit di Bagnoli – ma per questi ultimi non si è arrivati al giudizio – si è occupata alcuni anni fa la Procura della Repubblica partenopea, nell’ambito di una inchiesta che era una costola del procedimento principale relativo allo stabilimento Eternit di Casale Monferrato, in Piemonte.
La vicenda giudiziaria napoletana si è conclusa adesso in Corte di Assise di Appello di Napoli con la prescrizione a carico di Stefan Ernst Schmidheiny, l’imprenditore svizzero proprietario di vari stabilimenti della Eternit in Italia.
La Corte di Assise di Appello ha però confermato le statuizioni civili a carico di Schmidheiny, il quale dovrà dunque risarcire i familiari del suo ex operaio, e lo ha condannato alla refusione delle spese processuali a favore delle parti civili, tra le quali la Cgil, Medicina Democratica, l’Osservatorio Nazionale Amianto, l’associazione familiari e vittime amianto.
Schmidheiny potrà ricorrere in Cassazione – ed il suo portavoce ha annunciato che lo farà – per chiedere la piena assoluzione. «La prescrizione era inevitabile – commenta l’avvocato Bartolo Senatore, che ha patrocinato nel processo Medicina Democratica – da quando, nel corso del lungo procedimento penale, l’ipotesi di reato era stata riqualificata da omicidio volontario ad omicidio colposo».
Con riferimento alla sentenza che ha decretato la prescrizione, Medicina Democratica, tramite il suo vicepresidente nazionale Paolo Fierro, chiede che nell’ordinamento penale sia introdotto il reato di omicidio da lavoro.
Secondo l’associazione questo aiuterebbe ad evitare che per processi come quello dell’Eternit la mannaia della prescrizione impedisca di arrivare ad un accertamento di innocenza o di colpevolezza. Fierro sostiene poi che il problema del recupero ambientale a Bagnoli è ancora irrisolto.
«Le conseguenze drammatiche delle mancate bonifiche – sottolinea – sono evidenti. Il registro tumori dell’Asl Napoli 1 evidenzia nel quartiere il picco di mortalità per carcinoma ovarico e mesoteliomi rispetto al dato della città di Napoli ed a quello nazionale. I casi di morte per mesotelioma a Bagnoli sono 2,3 per 100.000, mentre sul piano nazionale sono 0,08 per 100.000 abitanti».