Salgono a 6 le vittime del 2026 da amianto nell’ex Isochimica di Pianodardine
Carmelo Picariello, 69 anni, lavorava come scoibentatore, è il 42esimo decesso che sta colpendo i lavoratori dello stabilimento di Avellino
Si chiama mesotelioma pleurico. È un tumore. E’ legato alla continua esposizione all’amianto, cresce in silenzio per anni, e poi uccide.
Carmelo Picariello, 69 anni, è morto ieri mattina ad Avellino. Lavorava come scoibentatore. Ed è la sesta vittima del 2026, di un tumore da prolungata esposizione all’amianto che sta colpendo gli operai dell’ex Isochimica, l’azienda che ad Avellino negli anni Ottanta scoibentava le carrozze ferroviarie a Borgo Ferrovia. L’otto ottobre scorso, era morto Ciro Nevola, 76 anni, lavorava nell’infermeria dell’azienda.
Nel 2022 il Tribunale di Avellino ha accertato la responsabilità di ex funzionari delle Ferrovie dello Stato. Decisione confermata anche dalla Corte d’Appello di Napoli, il 18 febbraio 2025. Oggi sono ben 247 le parti civili costituite — tra cui i nuclei familiari di operai deceduti — pronte a valutare una definizione transattiva della controversia. A oltre trentasette anni dalla chiusura dello stabilimento dell’ex Isochimica di Pianodardine, si continua a morire. Con quella di ieri salgono a 42 i decessi per tumore da esposizione ad amianto.
Caso Isochimica, perizia sulla salma di Picariello: la Procura cerca risposte sul legame con l’amianto
Stop ai funerali ed esami affidati a tre specialisti; i compagni di lavoro riaccendono i riflettori su quarant’anni di battaglie per la dignità
Avellino, 5 novembre 2026. Quattro informazioni di garanzia per omicidio colposo, firmate dal pm Marco Auciello, sono state emesse dalla Procura di Avellino per la morte di Carmelo Picariello, 69 anni, ex operaio dell’Isochimica di Pianodardine. Soffriva di asbestosi.
La Procura contesta il reato “nell’esercizio dell’attività d’impresa nella gestione dello stabilimento”. Secondo l’accusa si svolgeva un’attività industriale “in modo da diffondere polveri di amianto cosiddetto friabile (la gran parte di tipo crocidolite, ossia la tipologia più pericolosa del detto materiale) in maniera indiscriminata”. Nei luoghi di lavoro non sarebbero state adottate “adeguate misure ed idonei dispositivi destinati a prevenire l’esposizione all’amianto del lavoratore”, tra cui “sistemi di protezione delle vie respiratorie, sistemi di aspirazione delle polveri, sistemi di abbattimento delle polveri e sistemi di pulizia degli abiti dei lavoratori”. Gli ambienti di lavoro risultavano “estremamente insalubri, perché totalmente contaminati da amianto sotto forma di polvere e fibre volatili, percepibili anche ad occhio nudo”.
Accertamenti medici
Questa mattina alle 9.30 il pm Auciello conferirà l’incarico ai consulenti che dovranno chiarire se nel decesso ci sia un legame con l’esposizione alle fibre di amianto. Per l’esame irripetibile riceveranno l’incarico l’anatomopatologo Antonio Perna, Brunello Pezza, specialista di medicina interna, ed Elena Piciocchi, medico legale. La salma è stata sequestrata per consentire l’accertamento tecnico, disposto direttamente dalla Procura. I funerali sono stati annullati.
Picariello era tra le parti civili al processo, rappresentate dall’avvocato Brigida Cesta. Con la sua morte salgono a 43 i decessi tra gli ex operai dello stabilimento di Rione Ferrovia.
L’appello degli operai
A dare la notizia sono stati i colleghi, con un messaggio sulla pagina social del Comitato di Lotta Operai. Ricordano che la vicenda risale a quarant’anni fa e parlano di “una strage silenziosa”. Sostengono che lo Stato abbia affidato a privati “il corpo e la salute dei suoi lavoratori”.
Poi l’appello alle istituzioni: “Da quarant’anni chiediamo giustizia e dignità. Eppure, il silenzio di Lor Signori continua a essere l’unica risposta”. Gli ex operai chiedono dove siano “il rispetto, la presenza, la responsabilità” di chi siede nelle stanze del potere e ha ricevuto un mandato dai cittadini “nel nome della Costituzione”.
E ancora: “Il nostro non è solo dolore: è uno sdegno composto, fermo, radicato nella carne di chi ha visto morire compagni e amici nell’indifferenza delle istituzioni”. Ai familiari di Picariello i colleghi scrivono: “Non vi lasceremo soli”.