Tutti gli articoli di Maurizio Barsella

24 Settembre

Tragedia sul lavoro a Torino di Sangro: due indagati per la morte di Rosario Di Palma

L’ipotesi di reato è di omicidio colposo e violazione delle norme antinfortunistiche. Lunedì a Chieti l’esame autoptico

Ci sono due indagati per la morte di Rosario Di Palma, il carrellista 51enne deceduto sul posto di lavoro nella notte del 23 settembre alla Prima Eastern di Torino di Sangro, travolto da un sacco di iuta contenente una tonnellata di materiale plastico.

La procura di Vasto avrebbe iscritto sul registro degli indagati due dirigenti dello stabilimento di Torino di Sangro, che opera nell’indotto automotive di Stellantis, dove Di Palma lavorava da anni. L’ipotesi di reato è di omicidio colposo e violazione delle norme antinfortunistiche.

Nel frattempo è stato conferito al medico legale Pietro Falco l’incarico per l’autopsia, che sarà eseguita a Chieti lunedì prossimo. 

Soltanto dopo familiari e amici potranno dare l’ultimo saluto a Rosario, che viveva con moglie e figli a Vasto ed era originario di Guardiabruna dove il dolore per quanto accaduto questa settimana è lancinante.

Amianto : Malattia professionale

Amianto e malattia professionale, il datore risponde anche decenni dopo

Il lavoratore era stato posto con elevata frequenza a contatto con serbatoi e tubazioni realizzati in cemento amianto. Non risultavano adottate adeguate misure di prevenzione nell’ambito della sorveglianza sanitaria e il lavoratore era stato riconosciuto affetto da asbestosi al 10%, poi all’85% ed infine al 100% in sede INAIL che aveva affermato la natura professionale del carcinoma. La Corte d’appello ritiene mancante una specifica omissione datoriale per la malattia professionale.

La responsabilità civile del datore di lavoro viene radicata non sullo svolgimento di una mera attività pericolosa, bensì esclusivamente dal modo con cui è stata esercitata (Corte di Cassazione, IV – Lavoro civile, ordinanza 22 agosto 2025, n. 23673)

La Corte d’appello di L’Aquila ha respinto il ricorso proposto dagli eredi della vittima deceduta per carcinoma polmonare metastatico, conseguente ad asbestosi contratta per prolungata esposizione a fibre di amianto. Gli eredi indicano che il loro dante causa era stato esposto all’azione nociva delle fibre d’amianto contenute nelle condotte idriche su cui eseguiva quotidiani interventi di manutenzione, in ragione delle mansioni di acquaiolo svolte dal 1961 al 1996.

La Corte d’appello ha accertato, in base alla CTU, che il lavoratore era stato posto con elevata frequenza a contatto con serbatoi e tubazioni realizzati in cemento amianto e che non risultavano adottate adeguate misure di prevenzione nell’ambito della sorveglianza sanitaria del lavoratore medesimo e che il lavoratore era stato riconosciuto affetto da asbestosi al 10%, poi all’85% ed infine al 100% in sede INAIL che aveva pure affermato la natura professionale del carcinoma.

Secondo i Giudici di appello, essendo stato il ricorso proposto oltre 20 anni dopo la cessazione del rapporto lavorativo, era evidente la difficoltà per il datore di lavoro di provare il corretto adempimento degli obblighi di prevenzione e sicurezza. Inoltre, trattandosi di un rapporto lavorativo iniziato in epoca risalente (1961) e conclusosi nel 1996, non poteva applicarsi in via retroattiva la normativa di difesa dall’amianto entrata in vigore successivamente ( con il dlgs. 626/94, dlgs. 81/2008, ed il dlgs. 106/2009), né poteva essere valorizzata la precedente disciplina del D.P.R. 303/1956 che si riferiva solo alle polveri in generale. In definitiva, sempre secondo la Corte di appello, solo a partire dagli anni 1991/92 poteva affermarsi che costituisse fatto notorio la correlazione causale fra l’esposizione a fibre d’amianto e il carcinoma polmonare.

In definitiva, secondo la Corte di appello, le emergenze istruttorie non apparivano univoche in ordine ai presupposti della durata e della continuità dell’esposizione al rischio denunziato, per cui alla luce della documentazione in atti e dell’istruttoria espletata è stata ritenuta non fornita la prova sufficiente della sussistenza di una specifica omissione datoriale nella predisposizione di quelle misure di sicurezza, suggerita dalla particolarità del lavoro dall’esperienza e dalla tecnica, necessarie ad evitare il danno. Ed andava altresì escluso il nesso causale nonostante la CTU avesse affermato il contrario.

L’intervento della Cassazione

Viene lamentata la ritenuta prova insufficiente gravante sul datore di lavoro; la circostanza che all’epoca in cui il lavoratore aveva contratto il male non era ancora nota la particolare insidiosità dell’amianto.

Le censure sono fondate in quanto la decisione della Corte di appello risulta affetta da plurime violazioni di legge sotto molteplici e concorrenti profili sia logici che giuridici.

In primo luogo, è giuridicamente errato avere negato l’obbligo del datore di lavoro di rispettare la normativa sulle polveri ex art. 21 dpr 303/56 ed anche quella sulle fibre di amianto ex D.Lgs. n. 277/1991, pur essendo il rapporto di lavoro in oggetto cessato nel 1996.

In secondo luogo, la responsabilità conseguente alla violazione dell’art. 2087 c.c. ha natura contrattuale, sicché il lavoratore che agisca per il riconoscimento del danno da infortunio, o l’Istituto assicuratore che agisca in via di regresso, deve allegare e provare la esistenza dell’obbligazione lavorativa e del danno, nonché il nesso causale di questo con la prestazione, mentre il datore di lavoro deve provare che il danno è dipeso da causa a lui non imputabile, e cioè di aver adempiuto al suo obbligo di sicurezza, apprestando tutte le misure per evitare il danno, e che gli esiti dannosi sono stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile.

In terzo luogo, la sentenza è errata laddove sostiene che nel giudizio di responsabilità civile era necessario accertare e dimostrare la presenza di una determinata esposizione quantitativa e qualitativa alle fibre di amianto.

In quarto luogo, la Corte ha errato nel non considerare che il nesso causale tra la neoplasia e l’attività di lavoro, già accertato dall’INAIL, era stato ampiamente e logicamente riconosciuto dal CTU sulla base di una serie di elementi – clinici, logici, di fatto, temporali, ivi compreso il prelievo autoptico – del tutto rispondenti ai principi consolidati circa l’accertamento del nesso eziologico in ambito professionale.

In quinto luogo, i Giudici di appello non hanno tenuto conto che, come osservato dal CTU, il lavoratore deceduto aveva contratto proprio l’asbestosi (col 100% di invalidità) che è una malattia professionale tabellata che deriva dalla forte esposizione all’amianto; una malattia c.d. sentinella quindi di una esposizione qualitativamente e quantitativamente molto sostenuta, com’è appunto quella professionale, che si pone quindi quale antecedente causale più probabile del carcinoma polmonare che ha condotto al decesso il lavoratore.

Asbetosi inserita nell’elenco delle malattie professionali tipizzate

In tutto ciò si aggiunga che l’asbestosi – malattia mortale e produttiva di una significativa riduzione della aspettativa di vita – è stata inserita nell’elenco delle malattie professionali tipizzate fin dalla Legge n. 455 del 1943.

La S.C. ha di recente chiarito che ai fini della configurazione della responsabilità datoriale ai sensi dell’art. 2087 c.c. non occorre in capo all’imprenditore la prevedibilità dello specifico evento concretamente verificatosi, o del suo decorso causale, ma è sufficiente quella della potenziale idoneità della condotta a provocare un danno grave alla salute, sicché, ai fini dell’esonero da tale responsabilità, occorre dimostrare quali misure di prevenzione ed informazione, fra quelle conosciute ed in uso all’epoca, sono state concretamente adottate a protezione dello specifico rischio lavorativo.

A tutto quanto sopra indicato fa da corollario la circostanza pacifica che la responsabilità civile del datore di lavoro non viene radicata sullo svolgimento di una mera attività pericolosa (in sé lecita ed autorizzata), comportante l’utilizzo di amianto; poiché essa deriva non già dall’attività di impresa in sé e per sé considerata, bensì esclusivamente dal modo con cui è stata esercitata. La datrice di lavoro viene, cioè, chiamata a rispondere dell’omissione di cautele doverose, prescritte da norme di legge in vigore a quell’epoca.

La decisione resa dalla Corte di appello non ha rispettato i principi sopra indicati.

Avv. Emanuela Foligno

23 Settembre

Muore a 52 anni durante il turno di notte schiacchiato da un sacco, tragico incidente sul lavoro a Torino di Sangro

È accaduto intorno all’1 di notte alla Prima Eastern, in contrada Carriera: la vittima è un uomo residente a Vasto, che stava trasportando la pesante balla di iuta

Tragico incidente sul lavoro, nella notte di martedì 23 settembre, a Torino di Sangro. Un operaio di 52 anni è morto alla Prima Eastern di Torino di Sangro, in contrada Carriera. 

Secondo quanto si è appreso l’uomo, residente a Vasto, impiegato nell’azienda che si occupa di componenti in plastica, stava trasportando una balla di iuta con un muletto, quando il sacco, del peso di una tonnellata, lo avrebbe travolto, schiacciandolo. 

I soccorsi sono scattati immediatamente, intorno all’1, ma per l’operaio non c’è stato nulla da fare. 

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, i carabinieri di Torino di Sangro e il Servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro della Asl. Spetta ora alla procura di Vasto fare chiarezza sull’incidente.

La salma è stata trasportata all’obitorio del cimitero di Torino di Sangro.

Terribile incidente sul lavoro a Limone Piemonte: travolto dal crollo di un muro in un cantiere, morto l’operaio Petru Vintila di Torino

I sanitari arrivati sul posto non hanno potuto fare altro che constatare il decesso

Un operaio romeno di 54 anni residente a Torino, Petru Vintila, è morto all’ora di pranzo di oggi, martedì 23 settembre 2025, nel cantiere di una baita in costruzione a Limone Piemonte, nel Cuneese. Dai primi riscontri, è stato travolto dal crollo del rivestimento in pietra di un muro, che non gli ha lasciato scampo. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 Azienda Zero, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, i carabinieri della compagnia di Borgo San Dalmazzo e quelli della stazione cittadina e gli ispettori dello Spresal dell’Asl Cn1, a cui competono le indagini del caso. L’intera area è stata posta sotto sequestro. L’incidente è avvenuto nella zona dell’arrivo della telecabina Bottero, sulle piste della Riserva Bianca.

Puglia, muore travolto da trattore: “Troppi mezzi vecchi e insicuri

Un’altra tragedia nelle campagne pugliesi. Un uomo di 69 anni è morto nel pomeriggio di lunedì a Castelluccio Valmaggiore, in provincia di Foggia, dopo che il trattore che stava guidando si è ribaltato in contrada Paduli, travolgendolo mentre raggiungeva un fondo agricolo di famiglia. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e i Carabinieri, insieme al sindaco Pasquale Marchese.

Il decesso riaccende l’allarme lanciato da Federacma, la Federazione Confcommercio delle associazioni di categoria del settore macchine agricole. “È il terzo decesso in Puglia negli ultimi mesi causato dal ribaltamento di un trattore – ha dichiarato il presidente Andrea Borio –. Il 28 agosto un 21enne ha perso la vita nelle campagne di Cerignola, mentre il 14 maggio era morto un agricoltore 63enne a Conversano. Non si tratta più di fatalità isolate, ma di una vera emergenza”.

Secondo i dati INAIL, il ribaltamento dei trattori provoca circa 100 morti all’anno ed è la prima causa di decessi sul lavoro in agricoltura. Nonostante ciò, a dieci anni dal decreto interministeriale che ha introdotto l’obbligo di revisione dei mezzi agricoli, il relativo decreto attuativo non è mai entrato in vigore.

“Molti trattori sono vecchi, instabili e privi di dispositivi di sicurezza come rollbar e cinture – ha aggiunto Borio –. Ogni ribaltamento è figlio di una mancata prevenzione: senza controlli sistematici e una rete di supporto tecnico queste tragedie continueranno”.

22 Settembre

Tragedia nel Foggiano: si ribalta trattore, agricoltore muore schiacciato sotto il mezzo

È successo intorno alle 13 di oggi, lunedì 22 settembre, in Contrada Paduli, in agro di Castelluccio Valmaggiore. La vittima è un agricoltore del posto, Paolo Coppolella, classe 1956

Si ribalta trattore, agricoltore muore schiacciato sotto il mezzo. È successo intorno alle 13 di oggi, lunedì 22 settembre, in Contrada Paduli, in agro di Castelluccio Valmaggiore. La vittima è un agricoltore del posto, Paolo Coppolella, classe 1956. Da chiarire la dinamica del sinistro, sul quale sono in corso rilievi e accertamenti dei carabinieri. Sul luogo dell’incidente sono immediatamente giunti i vigili del fuoco, che hanno estratto l’uomo dal mezzo agricolo per affidarlo ai sanitari del 118, ma per lui non c’era più nulla da fare. 

I settori con il maggior numero di morti in occasione di lavoro nel primo semestre 2025 sono: Costruzioni: 53 vittime. Attività Manifatturiere: 50.

21 Settembre

Dramma nelle campagne: contadino muore schiacciato dal trattore

Sul posto vigili del fuoco, sanitari della Croce bianca, elicottero di soccorso Pelikan 1 e carabinieri. Per la vittima, però, non c’era più nulla da fare

Tragedia sul lavoro nella giornata di domenica 21 settembre: un contadino è morto mentre era al lavoro su un terreno agricolo in Alto Adige.

L’incidente è avvenuto poco dopo le 11 ad Auna di Sopra, frazione di Renon non lontana da Bolzano. Per cause ancora da chiarire la vittima (un uomo di 32 anni la cui identità non è stata ancora resa nota) è rimasta schiacciata sotto al trattore sul quale stava lavorando.

Inutile l’intervento sul posto dei soccorsi, ovvero vigili del fuoco, Croce bianca, elicottero di soccorso Pelikan 1 e carabinieri. Per l’agricoltore non c’era più nulla da fare.

Un ragazzo è morto lavorando: non chiamatela flessibilità, è sangue

Così non si può. Non si può morire ancora. Un ragazzo di 18 anni è morto ad Andria, lavorando come rider. Diciotto anni. Non c’è dovere, non c’è missione: c’è solo la necessità di sopravvivere in un Paese che offre ai giovani contratti precari, false partite IVA, piattaforme che spremono fino all’ultima consegna, fino all’ultima corsa. Questa morte non è il prodotto di uno standard malato che accetta lo sfruttamento come normalità. È l’esito tragico di un modello che ha reso la vita dei lavoratori sacrificabile in nome della consegna veloce, del profitto, della competitività a tutti i costi. I numeri parlano chiaro: ogni giorno in Italia si muore di lavoro. Giovani, spesso giovanissimi, mandati allo sbaraglio senza tutele, senza sicurezza, senza futuro. E ci dicono che è “flessibilità”. Che è “opportunità”. È macelleria sociale. Non c’è giustizia in un Paese che seppellisce i suoi ragazzi prima ancora che possano immaginarsi un domani. Non c’è giustizia in un’economia che trasforma l’adolescenza in turni massacranti e l’inizio della vita adulta in statistiche di morti bianche.

19 Settembre

Esplosione a Marcianise nell’azienda di rifiuti Ecopartenope del Casertano, morti 2 operai e il titolare

È di tre morti, due operai e il titolare, il bilancio dell’esplosione avvenuta in un’azienda di rifiuti di Marcianise, in provincia di Caserta. Scoppio innescato da una scintilla

Un’esplosione avvenuta nell’azienda Ecopartenope di Marcianise, nel Casertano, ha provocato la morte di tre persone, due operai e il proprietario. Le vittime sono Ciro Minopoli, Antonio Diodato e Pasquale De Vita. I soccorritori intervenuti sul posto sono alla ricerca di un quarto lavoratore che risulterebbe al momento disperso. Ci sono inoltre due feriti.

Sul luogo sono all’opera diverse squadre di vigili del fuoco, oltre alle forze dell’ordine intervenute per circoscrivere l’area per motivi di sicurezza.

Stando alle ricostruzioni, la deflagrazione si sarebbe verificata nel pomeriggio di venerdì 19 settembre, mentre erano in corso il lavori di manutenzione degli impianti dell’azienda specializzata nel trattamento, trasporto e stoccaggio dei rifiuti.

A causare lo scoppio sarebbe stata una scintilla partita durante una saldatura. La scintilla sarebbe avrebbe innescato l’esplosione entrando in contatto con i gas sprigionati dagli oli.

Gli operai Ciro Minopoli e Antonio Diodato, insieme all’amministratore unico Pasquale De VitaTra, sono stati investiti dalla violenta onda d’urto, mentre lavoravano su un capannone aziendale.

Secondo le prime informazioni, un serbatoio di oli esausti sarebbe esploso con una potenza tale da scaraventare i lavoratori presenti a diversi metri di distanza.

La forte esplosione è stata sentita a chilometri di distanza, anche dai comuni vicini all’area industriale, mettendo in allarme gli abitanti e mandando in frantumi i vetri di alcune abitazioni.

Le autorità hanno disposto l’evacuazione delle aziende adiacenti e raccomandato ai cittadini di non avvicinarsi alla zona, per il pericolo di incendi o crolli. Sul luogo dell’incidente i carabinieri stanno effettuando gli accertamenti insieme ai tecnici dell’Azienda sanitaria locale di Marcianise. La procura di Santa Maria Capua Venere ha aperto un fascicolo d’inchiesta.

18 Settembre

Jihed Selmi, l’ennesimo operaio morto in Lombardia. Dolore e rabbia: inaccettabile che nel 2025 accadano ancora tragedie simili

San Giuliano, le parole del sindacato e del cardinale Matteo Zuppi (Cei): “Queste disgrazie ci coinvolgono quando accadono, poi nessuno se ne occupa”

San Giuliano Mlanese (Manoù9, 18 settembre 2025 –  «Inaccettabile, nel 2025, continuare a morire sul posto di lavoro. La sicurezza deve essere una priorità”. Contro le morti bianche, i sindacati tornano a chiedere interventi mirati e non più procrastinabili, perché “non possiamo accettare che le persone escano di casa per andare a lavorare senza far più ritorno dalle proprie famiglie”. Così si è espresso Paolo Capone, segretario generale della Ugl, in seguito ai due infortuni mortali che si sono verificati lunedì 15 settembre tra la Lombardia e il Piemonte.

A San Giuliano Milanese ha perso la vita un operaio tunisino di 36 anni, Jihed Selmi, precipitato da un’altezza di 12 metri mentre stava montando dei pannelli solari sul tetto di una ditta di via Pace, la FerOlMet. L’impatto col suolo è stato fatale al lavoratore, morto sul colpo per le gravi lesioni riportate. Nella stessa giornata, a Leini, nel Torinese, un italiano di 54 anni, Davide Rao, è deceduto dopo essere rimasto schiacciato da un carro-attrezzi nell’autofficina «Gianni Correnti», dove lavorava come dipendente. Due tragedie che vanno ad allungare il già triste e lungo elenco dei morti sul lavoro. “È fondamentale – osserva Capone – intervenire con fermezza, incrementando mezzi e risorse per rafforzare i controlli e la formazione, ed evitare il ripetersi di simili tragedie. Quella sulla sicurezza nei luoghi di lavoro è una battaglia che non possiamo permetterci di perdere”.

Bimbo muore travolto da trattore, tragedia durante vendemmia

Lo zio non si è accorto del passeggino mentre faceva manovra

Da una prima ricostruzione della dinamica dell’incidente da parte dei carabinieri della stazione di Saint-Pierre, il bambino – Leonardo Cazzato, di tre mesi, morto per le gravi ferite riportate nell’urto – è stato colpito ieri pomeriggio da un trattore in manovra durante la vendemmia.
    A guidare il mezzo era lo zio della vittima che stava procedendo in retromarcia e non ha visto il passeggino.

E’ avvenuto all’interno dell’azienda Di Barrò, di proprietà della nonna del piccolo, Elvira Rini, moglie del sindaco del paese Andrea Barmaz.

17 Settembre

Incidente sul lavoro in un cantiere edile di via Pizzardi: ferito un operaio

L’uomo, un 33enne di origine pakistana, è stato soccorso dal 118 e trasportato in ospedale in codice 2. Sul posto anche polizia e Ausl

Incidente sul lavoro nel pomeriggio di oggi, mercoledì 17 settembre, in un cantiere edile di via Pizzardi a Bologna. L’allarme è scattato intorno alle ore 16, quando un operaio è rimasto ferito mentre stava lavorando all’interno dell’area di costruzione.

Secondo le prime informazioni disponibili, si tratta di un uomo di 33 anni, di origine pakistana. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno stabilizzato il lavoratore e lo hanno trasportato in ospedale in codice 2 e non sarebbe in pericolo di vita.

A intervenire anche la polizia e il personale della Prevenzione sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Ausl di Bologna, che ora stanno conducendo i necessari accertamenti per ricostruire la dinamica dell’incidente e verificare il rispetto delle norme di sicurezza previste nei cantieri edili.

Incidente sul lavoro a Burolo: operaio travolto da un carico di putrelle in un’azienda, trasportato in ospedale

Stava scaricando da un camion

Un incidente sul lavoro è avvenuto nella prima mattinata di oggi, mercoledì 17 settembre 2025, in una ditta di via Forchino a Burolo. Un operaio italiano di 61 anni è stato travolto da un carico di pesanti putrelle in ferro che stava scaricando da un camion. Le sue condizioni non sono gravi ed è stato trasportato in ambulanza all’ospedale di Ivrea.

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 di Azienda Zero, i vigili del fuoco del distaccamento di Ivrea insieme ai colleghi del nucleo Usar, specializzato nel recupero di persone sotto macerie o simili, i carabinieri della compagnia di Ivrea e gli ispettori dello Spresal dell’Asl To4, a cui competono le indagini sull’accaduto.

16 Settembre

Tragedia sul lavoro a Leini, morto un operaio 55enne: tensione dopo l’incidente, aggredita la troupe Rai

La disperazione e le scuse dei dipendenti, necessario l’intervento dei carabinieri

Un dramma quello che si è consumato poco dopo le 10 di questa mattina, martedì 16 settembre 2025, in una ditta di autodemolizioni e soccorso stradale, l’AT Srl di via Meucci 148/150, a Leini. Un uomo, un operaio di 55 anni, è morto dopo essere stato colpito e poi travolto da un carro attrezzi sul quale stava completando lavori di manutenzione. Una tragedia a cui si sono susseguiti momenti di forte tensione quando, sul posto, è arrivata la troupe di giornalisti Rai per documentare l’accaduto. 

Giunta in via Meucci, una volta scesa dall’auto, la troupe Rai è stata vittima di aggressione da parte di un gruppo di dipendenti della ditta. Spintoni contro il furgone che hanno coinvolto il giornalista, Martino Villosio, ma che hanno interessato anche un operatore a cui è stato cercato di togliere la telecamera. Immediatamente intervenuti in carabinieri per placare gli animi e la disperazione, una volta ristabilita la calma, gli stessi dipendenti si sono riavvicinati alla troupe per chiedere scusa.

San Giuliano: precipita dal tetto di un capannone e muore a 36 anni –

Tragedia sul lavoro alla Ferolmet di San Giuliano Milanese:stamane attorno alle 11.50 un operaio di 36 anni è morto precipitando dal tetto dello stabilimento. L’uomo, impegnato in alcuni interventi manutentivi, ha perso l’equilibrio ed è caduto da diversi metri d’altezza. Inutili i soccorsi: sul posto sono intervenuti gli operatori sanitari della Croce bianca di San Giuliano, l’automedica e l’elisoccorso, ma per il giovane non c’è stato nulla da fare. Accertamenti affidati alla polizia locale e agli ispettori dell’Ats, chiamati a ricostruire dinamica e responsabilità dell’infortunio che ha spezzato una vita e scosso colleghi e comunità. Indaga la Procura di Lodi.

Schiacciato dal trattore, quarto morto sul lavoro da inizio anno. Federacma: “Assenza di controlli e protezioni minime”

Ancora un infortunio mortale nel Ravennate. L’associazione di categoria: “Senza una rete di controlli e una cultura della prevenzione, nessuno è al sicuro, nemmeno il più esperto degli agricoltori”

Il territorio ravennate si trova a piangere un’altra vittima di un infortunio sul lavoro. Si tratta dell’agricoltore 62enne Fabio Gonelli, che ha perso la vita ieri dopo esser stato schiacciato dal trattore che stava guidando, nelle campagne di Sarna, nel Faentino. È il quarto infortunio mortale da inizio anno. Le altre tre morti sul lavoro si erano verificate nella scorsa primavera.

Il tragico incidente sul lavoro

Secondo quanto ricostruito finora, Gonelli stava procedendo lungo via Galamina con il trattore carico di frutta, intorno alle 17.30 di lunedì, quando avrebbe perso il controllo del mezzo, per cause ancora da chiarire, ribaltandosi sull’argine del fiume Lamone. La dinamica dell’incidente è attualmente al vaglio dei Carabinieri e della Procura di Ravenna.

Vigonovo, travolto da un muletto: muore un pensionato di 61 anni

L’uomo effettuava lavori saltuari: ieri sera è stato schiacciato da un transpallet


VENEZIA – Un uomo di 61 anni, Stefano Bottaro, è morto nella tarda serata di ieri all’ospedale dell’Angelo di Mestre per un incidente sul lavoro avvenuto intorno alle 19.45 a Vigonovo (Venezia), zona industriale di Tombelle.


VENEZIA – Un uomo di 61 anni, Stefano Bottaro, è morto nella tarda serata di ieri all’ospedale dell’Angelo di Mestre per un incidente sul lavoro avvenuto intorno alle 19.45 a Vigonovo (Venezia), zona industriale di Tombelle.

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L’uomo, pensionato che effettuava lavori saltuari, è stato schiacciato da un transpallet a batteria cadutogli addosso dal cassone di un camion. Dopo le prime cure prestate dai medici del Suem e dell’elisoccorso di Mestre, assistiti dai vigili del fuoco, è stato portato in elicottero all’ospedale dell’Angelo di Mestre in gravissime condizioni.

Amianto : Discariche

Rocca San Giovanni, stop definitivo alla riapertura della discarica di amianto: la sentenza del Consiglio di Stato

Il sindaco Caravaggio: “Decisione che tutela ambiente, cittadini e comprensorio”

Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine alla lunga vicenda della discarica di amianto in località Fontanelli. Con la sentenza arrivata in questi giorni è stata definitivamente respinta la possibilità di riaprire il sito.

«Esprimiamo grande soddisfazione per questa attesa sentenza che scongiura una volta per tutte la possibilità di riattivare l’impianto – commenta il sindaco Fabio Caravaggio –. È stata una lunga e difficile battaglia giudiziaria che ci ha visti vittoriosi sotto ogni profilo, con una decisione che ha riconosciuto le nostre ragioni fondate su basi giuridiche, amministrative e sulla tutela dell’ambiente, dei cittadini e del comprensorio».

Il sito era stato aperto nel 1994 dalla società Smi srl, inizialmente come cava e poi come discarica di materiali inerti, fino a diventare un deposito di amianto. Alla fine degli anni Novanta la Regione smise di concedere l’autorizzazione e l’area rimase inattiva, pur restando sotto controllo. Nel 2017 la società Rsg srl aveva presentato un progetto di riqualificazione ambientale che prevedeva il recupero della discarica con una capacità utile di 210 mila metri cubi di materiali da costruzione contenenti amianto. Il comitato regionale per la Valutazione di impatto ambientale (Via) bocciò la proposta nel 2018. Ne seguirono i ricorsi al Tar e poi al Consiglio di Stato, che ora ha respinto in via definitiva l’istanza.