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Amianto: d.Lgs.n.213/2025

Rischio amianto: in Gazzetta Ufficiale le modifiche al Testo Unico Sicurezza Lavoro

Con il d.Lgs. n. 213/2025 viene recepita la direttiva UE 2023/2668: nuove regole su valutazione del rischio, esposizione e sorveglianza sanitaria nel d.Lgs. n. 81/2008

Con il decreto legislativo 31 dicembre 2025, n. 213, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 gennaio 2026, n. 6, l’Italia ha dato attuazione alla direttiva (UE) 2023/2668, intervenendo in modo puntuale sul Titolo IX, Capo III del d.Lgs. 81/2008, dedicato alla protezione dei lavoratori esposti all’amianto.

La disciplina dell’amianto è, da sempre, uno dei capitoli più delicati della sicurezza sul lavoro. Non solo per la gravità dei rischi sanitari connessi all’esposizione, ma anche per la stratificazione normativa che, negli anni, ha reso complessa la gestione operativa degli obblighi a carico di datori di lavoro, coordinatori e imprese specializzate.

Amianto e sicurezza sul lavoro: cosa cambia con il d.Lgs. n. 213/2025

La riforma attuata dal decreto incide su definizioni, campo di applicazione, valutazione del rischio, notifiche, misurazioni, formazione, sorveglianza sanitaria e sanzioni, rafforzando l’impianto prevenzionistico e allineando il Testo Unico agli standard europei più aggiornati.

Il provvedimento è composto da 19 articoli ed è così strutturato:

  • Art. 1 – Modifica all’art. 244 (registrazione delle neoplasie correlate all’amianto)
  • Art. 2 – Modifica all’art. 246 (campo di applicazione)
  • Art. 3 – Modifica all’art. 247 (definizioni di amianto)
  • Art. 4 – Modifica all’art. 248 (individuazione della presenza di amianto)
  • Art. 5 – Modifiche all’art. 249 (valutazione del rischio)
  • Art. 6 – Modifiche all’art. 250 (notifica all’organo di vigilanza)
  • Art. 7 – Modifiche all’art. 251 (misure di prevenzione e protezione)
  • Art. 8 – Modifica all’art. 252 (misure igieniche)
  • Art. 9 – Modifiche all’art. 253 (controllo dell’esposizione)
  • Art. 10 – Modifiche all’art. 254 (valore limite di esposizione)
  • Art. 11 – Modifica all’art. 255 (operazioni lavorative particolari)
  • Art. 12 – Modifica all’art. 256 (demolizione e rimozione amianto)
  • Art. 13 – Modifiche all’art. 258 (formazione dei lavoratori)
  • Art. 14 – Modifiche all’art. 259 (sorveglianza sanitaria)
  • Art. 15 – Modifiche all’art. 260 (registro di esposizione)
  • Art. 16 – Sostituzione dell’art. 261 (patologie da amianto)
  • Art. 17 – Introduzione dell’Allegato XLIII-ter
  • Art. 18 – Modifiche all’art. 262 (apparato sanzionatorio)
  • Art. 19 – Clausola di invarianza finanziaria

Il quadro normativo di riferimento

l decreto si inserisce in un quadro normativo già consolidato, che negli anni ha definito in modo sempre più stringente la tutela dei lavoratori esposti all’amianto.

I principali riferimenti sono:

  • Direttiva 2009/148/CE, come modificata dalla direttiva (UE) 2023/2668, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi all’esposizione all’amianto;
  • d.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, Titolo IX, Capo III, che disciplina in modo organico il rischio amianto nei luoghi di lavoro;
  • Legge 27 marzo 1992, n. 257, che ha sancito il divieto di utilizzo dell’amianto in Italia;
  • Regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP), per la classificazione dell’amianto come sostanza cancerogena;
  • Piano europeo di lotta contro il cancro, richiamato nel preambolo del decreto.

Il recepimento della direttiva europea non comporta una riscrittura del sistema, ma un rafforzamento mirato delle regole già presenti nel Testo Unico Sicurezza. Il legislatore interviene sui punti che, nella pratica applicativa, avevano mostrato maggiori criticità: il perimetro delle attività coinvolte, la valutazione del rischio, le modalità di controllo dell’esposizione e la gestione nel tempo delle ricadute sanitarie.

Resta centrale il divieto introdotto dalla legge n. 257/1992, ma l’attenzione si sposta sempre più sulla prevenzione del rischio residuo sul patrimonio edilizio esistente e sulla qualità delle misure tecniche e organizzative adottate.

Campo di applicazione e definizioni: un perimetro più ampio

Uno dei passaggi più significativi è la riscrittura dell’art. 246, che estende in modo esplicito l’applicazione della disciplina a:

  • manutenzione, ristrutturazione e demolizione;
  • rimozione, smaltimento e trattamento dei rifiuti contenenti amianto;
  • bonifica delle aree interessate;
  • attività estrattive o di scavo in pietre verdi;
  • gestione delle emergenze, anche legate a eventi naturali estremi.

Parallelamente, l’art. 247 chiarisce che tutti i silicati fibrosi elencati sono sostanze cancerogene di categoria 1A, con un richiamo diretto al regolamento CLP. È un chiarimento che rafforza, anche sul piano giuridico, l’inquadramento dell’amianto come rischio cancerogeno “puro”, senza zone grigie interpretative.

Individuazione dell’amianto e valutazione del rischio 

Le modifiche introdotte dal d.Lgs. n. 213/2025 intervengono in modo coordinato sugli articoli 248 e 249 del Testo Unico, rafforzando la fase preliminare di analisi del rischio amianto prima dell’avvio dei lavori.

Prima di demolire, manutenere o ristrutturare occorre sapere se l’amianto è presente, e questa conoscenza non può essere presunta. Il datore di lavoro deve attivarsi in modo concreto, acquisendo informazioni dai proprietari e da altre fonti disponibili e, in assenza di dati attendibili, procedendo a verifiche tecniche tramite operatori qualificati, prima dell’inizio dei lavori.

Su questa base si innesta la valutazione del rischio, che non si limita più a fotografare l’esposizione, ma orienta le scelte operative.

L’introduzione del nuovo comma 1-bis dell’art. 249 afferma infatti che la rimozione dell’amianto deve avere priorità rispetto ad altre forme di manutenzione o bonifica, quando vi sia un rischio di esposizione. Le ipotesi di esposizione sporadica o di debole intensità restano ammesse, ma solo se la valutazione dimostra in modo chiaro il rispetto del valore limite.

Notifica e controllo dell’esposizione

Un secondo blocco centrale del decreto riguarda la gestione operativa dell’esposizione, dalla fase di notifica fino al rispetto del valore limite.

I riferimenti normativi sono:

  • art. 250 d.Lgs. 81/2008, sulla notifica all’organo di vigilanza;
  • art. 253 d.Lgs. 81/2008, sul controllo dell’esposizione;
  • art. 254 d.Lgs. 81/2008, sul valore limite di esposizione.

La notifica preventiva viene rafforzata sia nei contenuti sia nella tracciabilità nel tempo, con un documento tecnico che deve descrivere attività, quantitativi di amianto, lavoratori coinvolti, misure adottate e stato sanitario e formativo del personale. Particolarmente significativa è la previsione della conservazione quarantennale di parte della documentazione, che chiarisce come la gestione del rischio amianto non si esaurisca nel cantiere, ma si proietti nel lungo periodo.

Sul piano del controllo dell’esposizione, la misurazione delle fibre diventa parte integrante del processo valutativo e confluisce direttamente nel documento di valutazione dei rischi. È previsto un regime transitorio fino al 20 dicembre 2029, durante il quale resta ammessa la microscopia ottica in contrasto di fase. Dal 21 dicembre 2029 si passerà alla microscopia elettronica, includendo anche le fibre più sottili.

l valore limite di esposizione viene fissato in modo stabile a 0,01 fibre/cm³, ma cambia l’approccio in caso di superamento. La norma impone l’immediata sospensione dei lavori, l’analisi delle cause e l’adozione di misure correttive prima della ripresa delle attività, in una logica preventiva e non di gestione ex post del rischio.

Formazione, sorveglianza sanitaria e tracciabilità 

L’ultimo blocco rafforza il presidio “umano” della prevenzione, intervenendo su competenze, controlli sanitari e memoria dell’esposizione.

I riferimenti sono:

  • art. 258 d.Lgs. 81/2008, sulla formazione dei lavoratori;
  • art. 259 d.Lgs. 81/2008, sulla sorveglianza sanitaria;
  • art. 260 d.Lgs. 81/2008, sul registro di esposizione;
  • art. 261 d.Lgs. 81/2008 e Allegato XLIII-ter, sulle patologie amianto-correlate.

Il percorso formativo va adattato alla mansione e, per i lavori di demolizione o rimozione, deve includere anche l’uso di attrezzature e tecnologie finalizzate al contenimento della dispersione delle fibre.

In riferimento alla sorveglianza sanitaria, viene rafforzata la periodicità dei controlli ed è esplicitata la finalità di verificare l’effettiva idoneità all’uso dei dispositivi di protezione respiratoria. Inoltre, è previsto l’obbligo di visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro, con indicazioni per il monitoraggio sanitario nel tempo.

Chiude il cerchio la disciplina sulla tracciabilità dell’esposizione. I lavoratori esposti devono essere iscritti nei registri dedicati e i dati confluiscono nel sistema INAIL, con conservazione per quarant’anni. L’introduzione dell’Allegato XLIII-ter aggiorna e amplia l’elenco delle patologie correlate all’amianto, rendendo più chiaro il collegamento tra esposizione professionale e tutela assicurativa e sanitaria.

Operatività del decreto

Il decreto è già in vigore, fermo restando le discipline transitorie previste. Il provvedimento segna un cambio di prospettiva nella gestione dei rischi connessi all’esposizione all’amianto, spostando l’attenzione sull’individuazione preventiva dei materiali e su una valutazione del rischio realmente fondata su dati tecnici, non su presunzioni.

La gestione dell’esposizione, dalla notifica alle misurazioni, deve essere tracciabile e difendibile anche a distanza di anni.

Per i tecnici della sicurezza (RSPP, coordinatori, consulenti), il provvedimento rafforza il ruolo della valutazione del rischio come parte centrale dell’intervento, da cui discende l’ammissibilità di un’attività, i limiti operativi e le misure adottabili.

Per le imprese, soprattutto quelle che operano sul costruito, diventa essenziale investire su formazione mirata, procedure operative aggiornate e corretta gestione documentale. Un cambio di paradigma che sposta l’attenzione dall’adempimento formale alla qualità della prevenzione effettiva, anche alla luce della priorità assegnata alla rimozione dell’amianto.

Amianto : Sentenze

Benefici pensionistici per i lavoratori esposti all’amianto

Nuova sentenza della Corte di Appello di Catania, che conferma i principi dettati dalla Corte di Cassazione, dopo il ricorso dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS e dell’Avv. Ezio Bonanni.

Così la decisione definitiva sul caso di Salvatore Patania, assistito ormai da anni, e che è emblematico per tutto il territorio nazionale, compresi i petrolchimici del nord Italia. Infatti Salvatore Patania ex operaio del Polo petrolchimico Enichem di Priolo Gargallo, che ottiene il riconoscimento dei propri diritti previdenziali per l’esposizione ad amianto.

La Corte d’Appello di Catania, in sede di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, ha infatti condannato l’Inps a riconoscere la rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto e il conseguente aumento della pensione in favore del lavoratore. La vicenda è resa nota dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA).

Patania ha lavorato per oltre quindici anni come operaio montatore alle dipendenze di alcune società che operavano all’interno del petrolchimico. ‘Si tratta di una vittoria storica’ -così dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, pioniere della tutela dei diritti dei lavoratori esposti ad amianto e Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’ONA si batte sia per il prepensionamento amianto, sia per la rivalutazione della pensione INPS in caso di esposizione ad amianto, oltre che per il riconoscimento delle malattie professionali con rendita INAIL e riconoscimento per equiparazione vittima del dovere.

Nonostante i riconoscimenti tecnici dell’Inail in ordine all’esposizione qualificata all’amianto, l’Inps aveva negato i benefici contributivi utili al prepensionamento, sostenendo che il periodo di rischio fosse inferiore ai dieci anni. Il ricorso del lavoratore era stato respinto sia in primo grado che in appello, fino all’intervento in Cassazione dell’avvocato Ezio Bonanni, legale di Patania e presidente dell’ONA.

La Corte di Cassazione ha annullato le precedenti decisioni, ritenendo decisive le prove documentali prodotte e affermando un principio di grande rilievo: il termine finale dell’esposizione all’amianto non può essere fissato automaticamente alla data di entrata in vigore della legge n. 257/1992, ma deve essere determinato in base alle effettive condizioni di lavoro e alla data reale delle bonifiche nei siti contaminati. Sulla base di tale principio, la Suprema Corte ha disposto un nuovo giudizio davanti alla Corte d’Appello di Catania, che si è ora concluso con la condanna dell’ente previdenziale.

In esecuzione della sentenza, la Corte ha riconosciuto a Patania:

  • un incremento della pensione di circa 400 euro mensili;
  • il pagamento degli arretrati relativi agli ultimi cinque anni, per un importo di circa 000 euro;
  • il diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto;
  • la condanna dell’Inps al pagamento delle spese di tutti i gradi di giudizio, per oltre 000 euro, oltre alle spese generali e a quelle della consulenza tecnica d’ufficio del primo grado.

Patania ha espresso la propria soddisfazione. ‘Intendo ringraziare prima di tutto l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA, che mi ha assistito, e l’Avv. Alessandro Scuderi che ha collaborato professionalmente con lui, ma anche e soprattutto l’On.le Pippo Gianni, ora Sindaco di Priolo Gargallo, che è componente del comitato tecnico scientifico dell’ONA, ed è medico legale’ -così commenta Patania soddisfatto.

Quindi questo lavoratore definisce la sentenza una “vittoria storica” dopo anni di sofferenze e di ingiustizie, denunciando l’atteggiamento dell’Inps, ritenuto particolarmente gravoso nei confronti di un lavoratore malato. Ha inoltre rivolto un invito ai suoi ex colleghi del polo petrolchimico e agli altri lavoratori, compresi quelli della Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto, ove si concentra il maggior numero di casi di mesotelioma a non rinunciare a far valere i propri diritti e a chiedere giustizia, anche per il risarcimento danni amianto.

Amianto : Sentenze

In Italia, il contenzioso sull’amianto ha generato un’ampia casistica giurisprudenziale, sia in ambito civile che penale, che affronta questioni come il risarcimento dei danni, la responsabilità dei datori di lavoro, la prescrizione dei reati e la liquidazione degli indennizzi. Le sentenze più significative provengono dalla Corte di Cassazione e hanno contribuito a definire importanti principi giuridici in materia. 

Sentenze principali in materia di amianto

Responsabilità datoriale e nesso causale

  • Sentenza della Cassazione del 3 luglio 2025, n. 18097: Ha confermato la condanna di un datore di lavoro al risarcimento per danno non patrimoniale a seguito dell’esposizione all’amianto di un lavoratore.
  • Sentenza della Cassazione del 25 settembre 2025 (Ordinanza): Ha ribadito la necessità di provare il nesso causale tra la malattia (es. placche pleuriche) e l’esposizione all’amianto durante lo svolgimento dell’attività lavorativa.
  • Sentenza della Cassazione del 17 febbraio 2025, n. 4084: Ha esaminato il caso di decesso per mesotelioma pleurico, confermando la responsabilità per l’esposizione all’ amianto
  • Sentenza della Cassazione del 20 giugno 2019, n. 15561: Ha esaminato la responsabilità del datore di lavoro in caso di morte del lavoratore per malattia professionale dovuta ad amianto. 
  • Prescrizione
  • Sentenza della Cassazione del 18 ottobre 2025: Ha stabilito che il termine di prescrizione per le richieste di risarcimento non decorre dall’esposizione all’agente nocivo, ma dal momento in cui la malattia si manifesta. Questo principio, sostenuto anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, tutela i diritti delle vittime le cui patologie si manifestano a distanza di molti anni.
  • Sentenze sul caso Eternit: Nel caso del disastro Eternit, la Cassazione ha pronunciato sentenze che hanno sollevato discussioni sui termini di prescrizione e le condanne per i responsabili, in particolare il rinvio di alcuni procedimenti per prescrizione del reato. 

Risarcimento danni agli eredi

  • Sentenza della Cassazione del 1° agosto 2025 (ONA): Sancisce il diritto degli eredi della vittima di amianto a ottenere il risarcimento dei danni subiti dal defunto e quelli patiti direttamente, come il danno morale ed esistenziale. La sentenza precisa che il risarcimento è aggiuntivo rispetto agli indennizzi erogati dall’INAIL.
  • Danno tanatologico: Gli eredi hanno diritto al risarcimento dei danni subiti dalla vittima in vita. Tuttavia, il risarcimento del “danno da morte immediata” (danno tanatologico) è oggetto di dibattito tra i giuristi e non è universalmente riconosciuto. 
  • Altre sentenze rilevanti
  • Sentenza sul caso Fincantieri (giugno 2024): La Corte di Cassazione ha annullato l’assoluzione di alcuni dirigenti per le morti da amianto nello stabilimento di Palermo, confermando la necessità di rispondere dei danni causati.
  • Ordinanza della Cassazione del 6 ottobre 2025: Ha ribadito l’inammissibilità di alcuni ricorsi basati su vizi procedurali in casi di contenzioso legato all’amianto. 
  • Punti chiave della giurisprudenza sull’amianto
  • Nesso causale: Si deve dimostrare la correlazione tra l’esposizione all’amianto e l’insorgenza della malattia, nonostante le difficoltà legate ai lunghi tempi di latenza.
  • Prescrizione flessibile: I termini di prescrizione vengono fatti decorrere dalla scoperta della malattia, e non dall’esposizione, per non compromettere il diritto di accesso alla giustizia.

10 Ottobre

Cade da un tetto, grave operaio 27enne nel Bresciano

L’incidente sul lavoro a Nave, trasportato d’urgenza in ospedale

Grave infortunio sul lavoro questa mattina a Nave, in provincia di Brescia.

Un 27enne è caduto dal tetto di una torneria da un’altezza di circa dieci metri, riportando diverse fratture.

2 Ottobre

Incidente sul lavoro a Flero, operaio colpito da un muletto: è grave

Oltre ai soccorsi, sono intervenuti i carabinieri e Ats per ricostruire l’esatta dinamica e le cause

Flero (Brescia), 2 ottobre 2025 – Incidente sul lavoro a Flero, nel Bresciano.

Un uomo di 66 anni è rimasto gravemente ferito a una gamba dopo essere stato colpito da un muletto. L’infortunio è avvenuto verso le 13 di oggi, in un’azienda in via Guglielmo Marconi 15.

Immediato l’allarme al 118, che è subito arrivato sul posto con un’autoemdica e un’ambulanza. L’uomo è stato stabilizzato e portato, in codice rosso, alla Poliambulanza di Brescia: al momento gli è stato riscontrato un trauma a un arto inferiore.

Onda travolge imbarcazione, morto pescatore a Reggio Calabria

Vittima aveva 77 anni

Un pescatore di 77 anni, Paolo Tarsia, è morto dopo che l’imbarcazione sulla quale si trovava é stata travolta da un’onda di notevoli dimensioni.

Tarsia é finito in mare ed é deceduto per annegamento.

Amianto : e Scuole Pubbliche

Amianto killer nelle scuole italiane: oltre 400mila tra studenti e docenti esposti ogni giorno, 2.500 istituti ancora contaminati nonostante i divieti. L’allarme choc dell’Osservatorio Nazionale: “Una bomba sanitaria”

L’emergenza amianto nelle scuole assume proporzioni drammatiche secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale Amianto. Ben 2.500 istituti scolastici risultano ancora contaminati da materiali contenenti la fibra killer, con un’esposizione che coinvolge circa 352.000 studenti e 50.000 operatori tra docenti e personale ATA.

L’VIII rapporto ReNaM certifica una realtà allarmante: fino al 2021 sono stati registrati 158 casi di mesotelioma tra il personale della scuola, mentre nel decennio 2015-2025 si contano oltre 100 nuove diagnosi. I numeri testimoniano una minaccia sanitaria ancora molto attiva negli ambienti educativi del Paese.

Il panorama nazionale della contaminazione

Il territorio italiano nasconde una bomba sanitaria costituita da 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, distribuiti su circa un milione di siti. La mappatura dell’Ona evidenzia 50.000 siti industriali e 40 aree di interesse nazionale, inclusi i tristemente noti poli di Casale Monferrato, Bari e Broni. La contaminazione non si limita alle scuole: risultano a rischio 1.000 biblioteche250 ospedali e una rete di oltre 300.000 chilometri di tubature realizzate con materiali pericolosi. Gli impianti sportivi costruiti prima del 1993 rappresentano un ulteriore capitolo di questa emergenza nazionale che causa annualmente 7.000 decessi per mesoteliomi, asbestosi e carcinomi polmonari.

29 Settembre

Morti sul lavoro, 8 persone hanno perso la vita in diversi incidenti tra ieri e oggi

Ieri 2 tecnici sono morti all’Università Humanitas di Pieve Emanuele (Mi) mentre caricavano una cisterna di azoto liquido. A Nichelino (To) il titolare di un’officina è caduto da un’impalcatura. Stessa fine per un operaio a Loreggia (Pd). Un camionista a Capaci (Pa) travolto dal suo tir. Un agricoltore, vicino Pisa, ucciso dalla trebbiatrice. Oggi un operaio investito sull’A14 e un muratore deceduto a Mesagne (Br) mentre ristrutturava palazzina. Sindacati chiedono più sicurezza. Ministro Orlando: piano in arrivo

Otto persone hanno perso la vita tra ieri, martedì 28 settembre, e oggi in diversi incidenti mentre stavano lavorando. Ieri Emanuele Zanin, 46 anni, e Jagdeep Singh, 42, sono morti all’Università Humanitas di Pieve Emanuele, nel Milanese, mentre caricavano una cisterna di azoto liquido. A Nichelino, nell’hinterland di Torino, il titolare di un’officina meccanica, Leonardo Perna di 72 anni, è morto cadendo da un’impalcatura alta 2 metri. Un altro operaio che lavorava nella ditta Lavor Metal a Loreggia, nel Padovano, è deceduto dopo essere caduto da un’impalcatura di 5 metri. Un camionista a Capaci, Giuseppe Costantino, è stato travolto dal suo tir. In serata un agricoltore è morto nella provincia di Pisa dopo essere stato praticamente decapitato dalle lame di una trebbiatrice. Oggi un operaio è stato travolto sull’A14 e un muratore è deceduto a Mesagne (Br) mentre ristrutturava una palazzina. I sindacati hanno chiesto di nuovo più sicurezza. Il ministro Andrea Orlando ha assicurato che il piano sicurezza arriverà nelle prossime settimane.

I due tecnici morti all’Università Humanitas di Pieve Emanuele

La scia di sangue sul lavoro ieri è iniziata a Pieve Emanuele (Milano), dove nel campus universitario Humanitas, collegato all’omonimo ospedale, un getto di azoto liquido ha investito due tecnici di un’azienda esterna causando ustioni da congelamento. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, al momento a carico di ignoti, e ha disposto il sequestro dell’autocisterna con cui stavano effettuando il rifornimento di azoto liquido e del serbatoio-cisterna in cui viene depositato il liquido che è usato nei laboratori dell’università per crioconservare cellule. Emanuele Zanin, bresciano di 46 anni, e Jagdeep Singh, indiano di 42, lavoravano per la Autotrasporti Pé, specializzata in trasporti criogenici e dotata di certificazioni specifiche. I loro corpi, su cui è stata disposta l’autopsia, sono stati trovati a terra in fondo a un locale a cielo aperto, una sorta di incavo che contiene il serbatoio-cisterna, mentre l’autocisterna era a fianco del serbatoio. Una delle ipotesi è che siano stati investiti da una perdita di azoto. Al caso lavorano i carabinieri e il personale dell’Ats di Milano per verificare se ci siano stati errori nella manovra o mancanze strutturali.

Il titolare di un’officina morto a Nichelino

Indagini anche su un altro incidente mortale accaduto a Nichelino, nell’hinterland torinese. Il titolare di un’officina, Leonardo Perna di 72 anni, è caduto da un’impalcatura alta 2 metri in un’officina meccanica in via XXV Aprile. Nella caduta avrebbe sbattuto violentemente la testa. Al momento dell’incidente l’uomo era solo e i primi a dare l’allarme sono stati i dipendenti di una ditta vicina all’officina, accorsi dopo aver sentito dei rumori. All’arrivo dei soccorritori il 72enne era già morto.

Un imbianchino morto a Loreggia

Morte anche a Loreggia, in provincia di Padova: Valerio Bottero, imbianchino di 52 anni, è caduto da un’impalcatura alta 5 metri ed è deceduto sul colpo. L’uomo era titolare di una ditta di tinteggiatura e stava lavorando a una facciata dell’azienda Lavor Metal, di cui non era dipendente diretto. Accertamenti per chiarire la dinamica dell’incidente e verificare eventuali violazioni in tema di sicurezza sul lavoro.

L’autista di un tir morto a Capaci

Ieri è morto anche Giuseppe Costantino, 52 anni. L’uomo aveva finito le operazioni di carico e scarico della merce a Capaci ed era andato nella parte posteriore del suo tir per alcune verifiche. Il mezzo però si è messo in movimento e ha travolto e ucciso l’autista.

Un imprenditore agricolo morto a Pontasserchio

Ieri sera, un imprenditore agricolo di 54 anni è morto dopo essere stato praticamente decapitato dalle lame di una macchina agricola, una trebbiatrice, a Pontasserchio, in provincia di Pisa. Secondo una prima ricostruzione, l’agricoltore sarebbe stato risucchiato dalle grosse lame del mezzo agricolo dopo essersi accovacciato per verificare se la macchina avesse avuto un guasto o comunque un altro problema che ne impediva il corretto funzionamento. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per liberare il corpo rimasto intrappolato nel macchinario e i carabinieri per ricostruire la dinamica.

Un operaio travolto sull’A14

Morti sul lavoro anche oggi. Poco prima delle 8, sull’autostrada A14 Bologna-Taranto, nel tratto tra Poggio Imperiale e San Severo in direzione di Bari, c’è stato un incidente e un addetto di una ditta esterna – all’altezza del km 528 – è morto dopo essere stato investito da un mezzo pesante durante la fase di installazione di un cantiere. L’ufficio stampa di Autostrade ha spiegato che il “cantiere era correttamente presegnalato”. L’operaio che ha perso la vita aveva 47 anni ed era campano.

Un muratore morto mentre ristrutturava palazzina

A Mesagne, in provincia di Brindisi, un muratore di 42 anni, Benito Branca, è morto mentre stava ristrutturando una palazzina. A quanto si apprende, l’uomo si trovava sul marciapiedi quando sono crollati l’impalcatura, il balcone e parte del solaio e le macerie lo hanno schiacciato. Il muratore era titolare di una ditta individuale.

25 Settembre

La strage senza fine, altri due morti sul lavoro

Nel Milanese e Vicentino. Le vittime avevano 62 e 50 anni

Due nuovi morti sul lavoro, a distanza di poche ore, nel Nord Italia: un autista di camion è stato colpito da una trave in un capannone nel Vicentino e un operaio è morto schiacciato da un macchinario nel Milanese.

L’escalation di infortuni mortali non si ferma e il quadro si fa sempre più allarmante.

La Uil Veneto invoca per l’ennesima volta “maggior sicurezza” e chiede che “si fermi la corsa al profitto”.

22 Settembre

Tragedia nel Foggiano: si ribalta trattore, agricoltore muore schiacciato sotto il mezzo

È successo intorno alle 13 di oggi, lunedì 22 settembre, in Contrada Paduli, in agro di Castelluccio Valmaggiore. La vittima è un agricoltore del posto, Paolo Coppolella, classe 1956

Si ribalta trattore, agricoltore muore schiacciato sotto il mezzo. È successo intorno alle 13 di oggi, lunedì 22 settembre, in Contrada Paduli, in agro di Castelluccio Valmaggiore. La vittima è un agricoltore del posto, Paolo Coppolella, classe 1956. Da chiarire la dinamica del sinistro, sul quale sono in corso rilievi e accertamenti dei carabinieri. Sul luogo dell’incidente sono immediatamente giunti i vigili del fuoco, che hanno estratto l’uomo dal mezzo agricolo per affidarlo ai sanitari del 118, ma per lui non c’era più nulla da fare. 

I settori con il maggior numero di morti in occasione di lavoro nel primo semestre 2025 sono: Costruzioni: 53 vittime. Attività Manifatturiere: 50.

27 Agosto

Infortunio in Fincantieri su nave in consegna: ferito un operaio

L’uomo potrebbe essere caduto da un ponteggio. Sul posto il personale del 118 con l’elisoccorso, che ha portato l’uomo all’ospedale di Udine. Intervenuti anche i carabinieri e i vigili del fuoco

Infortunio nello stabilimento Fincantieri di Panzano a Monfalcone: nella tarda mattinata di oggi, 27 agosto, un operaio 39enne di origine bengalese residente in città è rimasto ferito a bordo di una nave in consegna. Stando a quanto si apprende, sarebbe caduto da una scala dall’altezza di due metri, per cause ancora al vaglio dei carabinieri. Non si conoscono ancora le sue condizioni di salute ma non sembrerebbe in pericolo di vita. Sul posto il personale del 118 con l’elisoccorso, che ha portato l’uomo, cosciente, all’ospedale di Udine. Intervenuti anche i carabinieri e i vigili del fuoco.

Montalto di Castro – Operaio muore nella piscina di una villa, stava lavorando in nero

MONTALTO DI CASTRO – Nel pomeriggio dell’8 agosto, la stazione dei Carabinieri di Pescia Romana interveniva unitamente al Norm della compagnia dei Carabinieri di Tuscania per fare luce sul decesso di un uomo di origine nordafricana deceduto nella piscina di una villa a seguito di lavori di giardinaggio.

“Oltre al personale del 118 e allo Spresal della Asl di Tarquinia, che hanno ricostruito la dinamica del fatto – fanno sapere dai Carabinieri -, hanno allertato anche il Nucleo Carabinieri ispettorato del lavoro di Viterbo, militari del quale giunti sul posto hanno accertato che il deceduto e un suo connazionale stavano eseguendo i lavori senza essere stati regolarmente assunti, quindi in nero.

Di conseguenza è stato elevato un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale alla ditta cui tali lavori di giardinaggio erano stati commissionati, sanzionando quindi il titolare per un ammontare di 8.300 euro per le violazioni di natura amministrativa accertate.

Tale attività, coordinata dalla Procura ella Repubblica di Civitavecchia competente per territorio, oltre a dimostrare la sinergia tra le diverse articolazioni dell’Arma dei Carabinieri, è in linea con le direttive dell’Ispettorato nazionale del lavoro volte a contrastare il fenomeno del lavoro ner