Cagli: morto per amianto in Marina, risarcita la figlia con 410mila euro. Ma….
CAGLI Era originario di Cagli Luigi Ricci ex sergente della Marina Militare morto a 78 anni per un mesotelioma dopo essere stato esposto all’amianto durante il servizio durato sei anni dal 1960 al 1966. Lavorava alla manutenzione delle macchine e degli impianti elettrici, attività durante le quali, secondo quanto ricostruito nel giudizio, entrò in contatto con polveri e fibre di amianto. Un’esposizione i cui effetti si sono manifestati molti decenni più tardi, come può accadere nel mesotelioma a causa dei lunghi tempi di latenza della malattia. Il Tribunale di Roma ha riconosciuto alla figlia Benedetta un risarcimento di oltre 410 mila euro. Di questa somma, circa 280 mila riguardano i danni subiti direttamente da Luigi durante la malattia e trasmessi alla figlia come erede. Per la perdita del padre il Tribunale aveva invece quantificato il danno di Benedetta in 259.857 euro, decidendo poi di dimezzarlo a circa 129.928 euro per la mancata prova della convivenza. La vicenda giudiziaria continua. Il risultato importante – si legge nella nota dell’Osservatorio Nazionale Amianto – è dato dal riconoscimento del legame tra l’esposizione all’amianto e la malattia che ha ucciso il militare.
L’amianto uccide “Dj Cico”, re delle notti pavesi
Il bronese Fabio Maserati è morto a 58 anni, da tempo lottava contro il mesotelioma
Broni. Ancora una vittima della strage silenziosa causata dall’amianto a Broni e nel territorio oltrepadano. Si è spento mercoledì pomeriggio, a 58 anni, dopo una lunga battaglia contro il mesotelioma, Fabio “Cico” Maserati, noto amministratore di condominio con lo studio in piazza Vittorio Veneto, ma anche re della consolle nelle discoteche pavesi tra gli anni Ottanta e Novanta. Diploma da geometra, era un grande appassionato di musica: ha iniziato a lavorare da giovanissimo come dj in molti locali della zona (tra cui il Fontanile, Oliver e Tabù), poi è diventato anche produttore musicale, collaborando con artisti italiani e internazionali. Dal 1994 dirigeva lo studio Maserati che si occupa di amministrazione di condomini.
Da alcuni anni combatteva contro il mesotelioma, ma non ha mai perso la voglia di vivere e l’amore verso la sua famiglia, sempre speranzoso nella guarigione. Era ricoverato all’hospice della Fondazione Cella di Broni, dove ieri sera è stato recitato il rosario. I funerali sono in programma questa mattina, alle 9, nella chiesa parrocchiale di Broni. Maserati lascia la moglie Andreea, le figlie Sara e Anna, i fratelli Norma, Alessandro e Francesco.
Amianto altre condanne della Marina, prosegue l’azione dell’Ona
Luigi Ricci fu meccanico elettricista per la Marina Militare, alla Mariscuola dal 1960 al 1962. Il Tribunale di Roma riconosce il legame tra l’esposizione all’amianto e la malattia e liquida oltre 410mila euro alla figlia Benedetta
l sergente Ricci luigi, dal settembre 1960 al giugno 1962 prestò servizio nella Marina Militare, alla Mariscuola La Maddalena come meccanico elettricista, prima di proseguire la propria attività a bordo di diverse unità navali. Molti decenni più tardi la diagnosi di mesotelioma, la malattia che lo ha portato alla morte a 78 anni. La figlia Benedetta Ricci, dopo anni di cause, portate avanti per avere giustizia, ha ottenuto il riconoscimento del legame tra l’esposizione all’amianto subita dal padre durante il servizio e la patologia che lo ha ucciso, con un risarcimento danni complessivo di oltre 410 mila euro.
«Per me non è mai stata una questione di cifre. Volevo che fosse riconosciuto ciò che è accaduto a mio papà. Ha servito lo Stato con onore, dedizione e amore. Amava la Marina e tutto ciò che gli aveva insegnato e fatto vivere. L’ha servita dai 17 ai 23 anni e, nonostante le difficoltà e la durezza del lavoro e della vita a bordo delle navi, era grato alla Marina per tutti i paesi lontani nel mondo che gli aveva dato la possibilità di conoscere. La scoperta della malattia a distanza di decenni e della sua genesi professionale lo ha sconvolto profondamente. Questo riconoscimento restituisce dignità alla sua storia e dà un senso al percorso che ho deciso di portare avanti per lui», racconta Benedetta. Luigi Ricci aveva solo 17 anni quando è entrato nella Marina Militare nel settembre del 1960, e fino al giugno 1962 prestò servizio alla Mariscuola La Maddalena come meccanico elettricista; proseguì poi la propria attività a bordo di Nave San Marco, Nave Artigliere, Nave Intrepido e Nave Montecuccoli, fino al dicembre 1966. Durante il servizio, secondo quanto ricostruito nel giudizio, entrò in contatto con polveri e fibre di amianto, fibra killer, senza esserne reso edotto. Il 12 agosto 2019 a Ricci viene diagnosticato un mesotelioma maligno epitelioide. Seguono oltre due anni di malattia, fino alla morte, avvenuta il 20 dicembre 2021, all’età di 78 anni. Il collegamento con il servizio militare viene riconosciuto dalla stessa Amministrazione: nel maggio 2022 il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio riconosce la dipendenza dell’infermità da causa di servizio e, il 7 giugno successivo, il Ministero della Difesa formalizza il riconoscimento. La sentenza del Tribunale di Roma conferma l’esposizione durante l’attività svolta nella Marina Militare, e la responsabilità del Ministero della Difesa per non avere adottato le necessarie misure diprotezione. Alla figlia ed erede vengono riconosciuti complessivamente oltre 410 mila euro, oltre interessi e rivalutazione. Di questa somma, circa 280 mila riguardano i danni subiti direttamente da Luigi durante la malattia e trasmessi a Benedetta come erede. Per la perdita del padre il Tribunale aveva invece quantificato il danno in circa 260 mila euro, decidendo poi di dimezzarlo a circa 130 mila per la mancata prova della convivenza. La vicenda giudiziaria non è però conclusa. Dopo che il Ministero della Difesa, a fine luglio, ha appellato la sentenza nella parte risarcitoria chiedendo una riduzione delle somme liquidate, Benedetta ha deciso a sua volta di impugnare il dimezzamento, chiedendo il pieno riconoscimento del danno provocato dalla perdita del padre. «È difficile spiegare il valore del rapporto tra un padre e una figlia così come il dolore per la sua perdita. Il lungo percorso, protrattosi per più di due anni, di supporto alle cure dalla prima diagnosi all’assistenza che poi si è trasformata in un accompagnamento verso il fine vita. La consapevolezza maturata insieme a lui sulla natura della malattia asbesto correlata è stata devastante e scoprire che il Ministero ha impugnato la sentenza negando la convivenza mi ha colpita duramente ed anche dato la misura di un’assoluta superficialità nel comprendere il gravissimo danno che ho subìto. Pertanto ho scelto anche io di andare avanti e chiederne il pieno riconoscimento», spiega.
Una scelta ponderata e doverosa, al fine di fare chiarezza e restituire giustizia a chi è stata negata
«Questa pronuncia riconosce un punto fondamentale: Luigi Ricci è stato esposto all’amianto mentre prestava servizio nella Marina Militare e quella esposizione è stata riconosciuta come causalmente collegata al mesotelioma che lo ha portato alla morte. Parliamo di un uomo che ha servito lo Stato e che ha pagato, molti anni dopo, le conseguenze di quelle condizioni di lavoro», dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della donna.
«Il risarcimento è un riconoscimento importante, ma nessuna somma può restituire un padre a una figlia. Continueremo quindi a tutelare Benedetta anche nel giudizio di appello», conclude Bonanni.